Domenica si vota in Valle d’Aosta

Movimento 5 Stelle, centrodestra e centrosinistra sono tutti piuttosto vicini ed è molto probabile che il risultato sarà un governo di coalizione (ma tra chi?)

(Ansa)

Domenica si voterà per il rinnovo del consiglio regionale in Valle d’Aosta, una delle cinque regioni a statuto speciale e, con 128 mila abitanti, la più piccola regione italiana per popolazione. Alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo il risultato era stato abbastanza equilibrato: il Movimento 5 Stelle, il PD con i suoi alleati e il centrodestra avevano raccolto ciascuno circa un quarto dei voti, con il rimanente diviso tra varie forze autonomiste. Domenica prossima parteciperanno in tutto dieci liste e sembra difficile che una forza politica da sola riesca a raggiungere la maggioranza dei seggi. Per questa ragione è considerata molto probabile la formazione di un governo regionale di coalizione.

La Valle d’Aosta, infatti, ha un particolare sistema elettorale che non prevede l’elezione diretta del presidente di regione, come avviene in quasi tutte le altre regioni italiane. Domenica saranno eletti con un sistema proporzionale i 35 membri del consiglio regionale che a loro volta sceglieranno il presidente della regione. È previsto un premio di maggioranza: la lista che riesce a superare il 42 per cento dei voti ottiene un minimo di 21 seggi. Al momento, stando alle previsioni, nessuna delle principali forze politiche sembra avvicinarsi a questa soglia.
I seggi rimarranno aperti dalle 7 alle 22 di domenica e lo scrutinio inizierà alle 8 di lunedì 21 maggio.

Il voto di domenica avverrà in un momento di crisi economia e politica per la regione. Il casinò di Saint Vincent, per molti anni importante risorsa e simbolo della regione, è in crisi con bilanci in rosso e decine di dipendenti in esubero (qui potete leggere un reportage di Marco Imarisio sulla sua storia). Nella vicenda sono finiti coinvolti l’ex presidente della regione Augusto Rollandin, il più esperto e influente tra i politici valdostani, e due dei suoi ex assessori, accusati dalla magistratura di aver aiutato i manager del casinò a truccarne i conti e di aver commesso delle truffe utilizzando gli aiuti della regione destinati alla società.

La crisi politica in corso nella regione è particolarmente grave, poiché dopo le dimissioni di Rollandin, causate dall’inchiesta per truffa, anche il suo successore e rivale Pierluigi Marquis è stato costretto a dimettersi. Poco dopo il suo insediamento, avvenuto nel marzo del 2017, Marquis aveva denunciato alla magistratura il ritrovamento di 25mila euro sotto la scrivania nell’ufficio del presidente. Secondo Marquis, il denaro apparteneva al suo predecessore. La magistratura, però, non gli ha creduto e lo ha messo sotto processo con l’accusa di calunnia. Negli ultimi anni sono state numerose le inchieste che hanno colpito il settore pubblico, portando a processi e ad arresti di numerosi manager e amministratori di numerose società pubbliche della regione.

Anche per questa ragione, i tradizionali partiti autonomisti della Valle d’Aosta sembrano in crisi. Alle elezioni politiche del 4 marzo la Lega e il resto del centrodestra hanno corso separatamente e hanno raccolto in tutto quasi 17 mila voti, circa il 26 per cento del totale (correranno divisi anche alle regionali di domenica), la maggior parte dei quali ottenuti dalla Lega che correva da sola, senza l’appoggio delle formazioni locali. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto il 24 per cento, mentre il PD con i suoi alleati autonomisti ha preso il 21 per cento.

Se la tendenza delle scorse regionali in Molise e in Friuli Venezia Giulia dovesse essere confermata, domenica assisteremo probabilmente a un calo del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia e a una forte crescita della Lega. Il centrosinistra potrebbe rimanere stabile o subire un calo (e sarebbe invece abbastanza sorprendente se migliorasse il risultato delle politiche).

Alcuni hanno ipotizzato che la Valle d’Aosta possa diventare una sorta di laboratorio politico in cui Lega e Movimento 5 Stelle sperimentino la possibilità di fare accordi a livello locale, oltre che nazionale. Affinché si realizzi questo risultato entrambi i partiti dovrebbero andare così bene da avere insieme la maggioranza dei seggi in consiglio regionale. Dovrebbe invece andare molto male il resto del centrodestra, l’alleato naturale della Lega. Per quanto sui giornali girino molte speculazioni, nessuno dei protagonisti, al momento, ha confermato l’intenzione di Lega e Movimento 5 Stelle di allearsi dopo le elezioni. Nei prossimi giorni tutti i leader di partito visiteranno la regione: i primi saranno il segretario della Lega Matteo Salvini e quello del PD Maurizio Martina, seguiti dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e dal capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio.

Il Movimento 5 Stelle è una delle forze di cui si è parlato di più durante la campagna elettorale, soprattutto per via dell’ottimo risultato ottenuto il 4 marzo. Visto che Lega e centrodestra correvano separate, infatti, il collegio uninominale alla Camera della Valle d’Aosta è stato vinto da Elisa Tripodi, candidata del Movimento 5 Stelle. È stata la prima volta in cui un candidato non appoggiato da partiti autonomisti è riuscito a farsi eleggere nella regione (al Senato, invece, ha vinto Albert Laniece, sostenuto da PD e dagli autonomisti di centrosinistra).

Per via del sistema elettorale della regione, però, sembra impossibile che il M5S riesca nell’impresa di conquistare la presidenza della regione, a meno di non entrare in coalizione con un’altra forza politica. Nonostante la difficoltà del compito, sembra che il partito si stia comunque impegnando a fondo nella campagna elettorale. Questa settimana si è parlato molto di una registrazione audio in cui il capolista del Movimento Luciano Mossa (candidato non eletto al Senato alle scorse politiche) spiega che dalla direzione centrale del partito sono arrivate istruzioni precise su come organizzare la campagna elettorale.

«Ho appena finito una riunione con i vertici e dobbiamo cambiare la campagna elettorale perché qui dicono che bisogna puntare sull’autonomia e non sull’onestà», dice Mossa nella registrazione, che proviene da una chat di attivisti del Movimento. «Dobbiamo buttare tutto e rifare manifesti e volantini perché se non lo facciamo loro diranno che, in caso di sconfitta, è solo colpa nostra. Se non parliamo di autonomia dicono che non avremo consensi», continua Mossa, per poi concludere: «A loro interessa più l’autonomia che l’onestà».

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