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  • domenica 13 maggio 2018

Quanto spendiamo per armi e militari

Circa 200 euro l'anno per ogni abitante del pianeta: e ora l'Arabia Saudita ha superato la Russia (e l'Italia?)

(AP Photo/Misha Japaridze)

Pochi giorni fa il SIPRI, l’Istituto per le ricerche sulla pace di Stoccolma, un importante centro studi svedese, ha pubblicato il suo annuale rapporto sulle spese militari nel mondo. La novità principale riguarda l’Arabia Saudita, che nel 2017 ha sorpassato la Russia diventando il terzo paese per spesa militare al mondo dopo gli Stati Uniti – che spendono da soli come i successivi sette paesi messi insieme – e la Cina.

Secondo la ricerca, nel 2017 sono stati spesi in armamenti, stipendi e altre spese legate alla difesa 1.739 miliardi di dollari, cioè poco meno di 1.500 miliardi di euro, una cifra che in termini reali, cioè tenendo conto dell’inflazione, è cresciuta dell’1,1 per cento rispetto al 2016.

Fra i tre paesi che nel 2016 spendevano di più al mondo per la difesa, solo la Cina ha aumentato le sue spese: gli Stati Uniti le hanno mantenute costanti e la Russia le ha ridotte, per la prima volta dal 1998. Secondo il SIPRI: «Dopo 13 anni consecutivi di incrementi tra il 1999 e il 2011 e dopo essere rimaste costanti dal 2012 al 2016, le spese militari globali sono tornate a salire nel corso del 2017. La spesa militare nel 2017 è stata pari al 2,2 per cento del PIL mondiale, cioè circa 230 dollari a persona».

Le spese militari nel mondo
Il SIPRI scrive che le spese militari sono aumentate in Asia, soprattutto per via della Cina che ha aumentato il suo budget per la difesa per il 29esimo anno consecutivo. Nel 2017 la Cina ha speso nell’esercito 228 miliardi di dollari, secondo i calcoli del SIPRI, un aumento del 5,6 per cento rispetto all’anno precedente. La Cina è il paese con la crescita maggiore del potenziale militare: la quota delle sue spese militari sul totale mondiale è passata dal 5,8 per cento del 2008 al 13 per cento del 2017. Oggi la Cina è il secondo paese per spese militari al mondo dopo gli Stati Uniti e sta sensibilmente aumentando le sue capacità di intervento anche oltre i suoi confini. Anche l’India ha aumentato le sue spese militari, cresciute del 5,5 percento rispetto al 2016 e arrivate a un totale di 63,9 miliardi di dollari (una cifra importante, ma che ammonta a poco meno di un quarto della spesa cinese).

La regione al mondo dove si è verificato l’incremento maggiore è il Medio Oriente, dove la spesa militare è cresciuta in media del 6,2 per cento, il che non stupisce vista la situazione politicamente molto instabile dell’area. L’istituto ha notato anche come nonostante il calo del prezzo del petrolio, la principale risorsa per le economie del Medio Oriente, la regione abbia visto un grosso aumento delle sue spese militari che si sono mantenute al livello percentuale più alto del mondo: nessuna altra area spende così tanto per i propri eserciti.

L’Arabia Saudita è il paese che guida la regione in questo aumento di spesa, con un incremento del 9,2 per cento rispetto al 2016. Con 69,4 miliardi di dollari spesi, è diventata il terzo paese al mondo per dimensioni della spesa militare, superando la Russia. Ma in termini percentuali gli aumenti di spesa più notevoli sono quelli di Iran (19 per cento) e Iraq (22 per cento), due paesi che però in assoluto non spendono cifre molto grandi (nessuno dei due è nella lista del SIPRI del quindici paesi con la spesa militare più alta).

La Russia, come abbiamo visto, ha perso la terza posizione di paese con la maggiore spesa militare a causa dei massicci tagli che hanno dovuto subire le sue forze armate: -20 per cento, una riduzione causata dai gravi problemi economici che hanno colpito il paese a partire dal 2014. Gli Stati Uniti hanno interrotto il trend di riduzione delle spese che era in corso da qualche anno. Il totale è così rimasto costante e il SIPRI prevede un grosso incremento per il 2018, dovuto in particolare agli investimenti per modernizzare l’arsenale nucleare (qui avevamo raccontato com’è messo oggi) e a un aumento del personale militare.

In Europa i timori per l’aggressività mostrata ultimamente dalla Russia hanno contribuito a far rallentare e, in alcuni casi, a invertire il trend discendente in corso da anni per quanto riguarda le spese militari. Nell’Europa centrale, che nella definizione del SIPRI include paesi come Polonia, Ungheria e Romania, ha visto la sua spesa crescere del 12 per cento, con punte record come la Romania dove l’incremento è stato del 50 per cento, il più alto al mondo (si tratta di un aumento, scrive l’istituto, dovuto soprattutto all’inizio degli investimenti previsti nel corso di un piano di ammodernamento pluriennale).

L’Europa occidentale, che comprende sostanzialmente il resto del continente, ha visto invece un aumento di spesa molto più contenuto, pari in media all’1,7 per cento, dovuto soprattutto agli impegni che diversi leader europei hanno fatto per cercare di avvicinarsi alla soglia del 2 per cento del PIL dedicato a spese militari, un impegno non vincolante preso dai paesi europei membri della NATO ma quasi mai rispettato in passato (e su cui Donald Trump ha insistito molto: ne avevamo parlato qui).

E l’Italia?
Il nostro è certamente uno dei paesi renitenti a soddisfare l’impegno informale preso con la NATO e la nostra spesa militare non ha mai raggiunto il 2 per cento del PIL in tempi recenti (ma l’attuale ministro della Difesa Roberta Pinotti ha promesso che quel livello sarà raggiunto entro il 2024). Anzi, nel corso dell’ultimo decennio di crisi è scesa notevolmente. Secondo i dati del SIPRI, nessuno dei 15 paesi con la più alta spesa militare ha effettuato tagli così profondi come il nostro paese, che tra 2008 e 2017 ha rinunciato al 17 per cento della sua spesa militare.

Su questi dati però non c’è accordo unanime tra governo e istituti di ricerca: in cosa consistono esattamente le spese militari è quasi sempre oggetto di dibattito, infatti. Ad esempio, si discute se e come inserire nel totale delle spese militari il costo dei carabinieri, che sono dipendenti dal ministero della Difesa, ma si occupano soprattutto di ordine pubblico. Alcuni sostengono che andrebbero conteggiate nel totale anche le spese per pensioni dei militari, che vengono pagate dall’INPS e quelle per le missioni all’estero, pagate dal ministero dell’Economia. Nell’elaborare i suoi dati, il SIPRI compie una serie di scelte ed elabora dati originali (qui potete trovare la metodologia che utilizza).

L’osservatorio italiano Mil€x utilizza altre metodologie e produce risultati diversi. I documenti ufficiali del governo, infine, mostrano numeri ancora differenti.

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