Due persone sotto una grande bandiera della Moldavia, Chisinau, 14 novembre 2016 (AP Photo/Vadim Ghirda)
  • Mondo
  • martedì 27 marzo 2018

Quelli che in Moldavia vogliono unirsi con la Romania

Sono tanti e qualche giorno fa hanno manifestato a favore dell'unificazione, per non restare schiacciati tra Unione Europea e Russia

Due persone sotto una grande bandiera della Moldavia, Chisinau, 14 novembre 2016 (AP Photo/Vadim Ghirda)

La Moldavia (o Moldova, nome più vicino alla lingua romena) è un piccolo e povero paese di tre milioni e mezzo di abitanti stretto tra Romania e Ucraina, al confine cioè tra l’area d’influenza dell’Unione Europea e quella della Russia. La capitale è Chisinau, l’attuale presidente della Repubblica è il filo-russo Igor Dodon, del Partito dei Socialisti, mentre il primo ministro è Pavel Filip del Partito Democratico, filo europeo. Domenica 25 marzo, in Moldavia, decine di migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere la riunificazione del loro paese con la Romania, anche in vista delle elezioni politiche che si svolgeranno il prossimo novembre. E hanno reso ancor più evidenti le tensioni sociali e politiche tra unionisti e separatisti.

La Moldavia, ufficialmente Repubblica di Moldavia, è un paese senza sbocchi sul mare: confina a ovest con la Romania e per il resto con l’Ucraina: si trova dunque in un’area molto sensibile dal punto di vista geopolitico. La popolazione è costituita quasi all’80 per cento da moldavi-romeni, poi ci sono ucraini e russi (concentrati nella Transnistria) e altre piccole minoranze. La Moldavia (al tempo Bessarabia) entrò a far parte della Romania dopo la Prima guerra mondiale, il 27 marzo del 1918, e per poco più di vent’anni. Nel 1940 venne annessa dall’Unione Sovietica e rimase parte dell’URSS fino al suo crollo.

Dal 1990 la Moldavia condusse una politica di secessione: nel giugno fu proclamata la sovranità dello Stato moldavo e dichiarata illegale l’annessione del 1940; nel maggio del 1991 il nome del paese fu modificato in Repubblica di Moldavia, che proclamò la propria indipendenza. La crisi nei rapporti fra la maggioranza di lingua romena e alcune minoranze portarono alla proclamazione di due Repubbliche indipendenti: la Gaugazia (abitata da un gruppo turcofono) e la Transnistria (abitata da russi). Nel 1995 la Gagauzia assunse uno status di ampia autonomia, mentre in Transnistria rimasero vive le istanze separatiste, confermate da un referendum che si svolse negli anni Novanta in cui circa il 97 per cento dei votanti disse di essere a favore del ricongiungimento con la Federazione Russa. Recentemente anche la Gagauzia sta guardando con interesse alla Russia: in un referendum nel 2014 la maggioranza degli abitanti ha votato per rafforzare i legami con questa piuttosto che con la UE, come sembrava voler fare la Moldavia.

I movimenti separatisti, con l’influenza della Russia che agisce con un forte apparato di propaganda, ma anche i tanti moldavi delusi dai partiti europeisti, al potere dal 2009, hanno contribuito negli anni a far diminuire la popolazione che sosteneva apertamente l’Unione Europea fino a farla diventare una minoranza. La coalizione dei tre partiti europeisti al governo dal 2009 è entrata in crisi alla fine del 2014, quando l’allora primo ministro Vlad Filat fu arrestato per un grosso scandalo di corruzione. Alla fine del 2014 sparirono circa 18 miliardi di leu (pari a circa 930 milioni di euro) da tre delle banche più grandi e importanti del paese. Banca de Economii, Banca Sociala e Unibank – che conservano circa un terzo del denaro di tutta la Moldavia, incluso quello destinato al pagamento delle pensioni – avevano concesso dei prestiti a destinatari che non risultavano più rintracciabili. L’episodio era stato definito la «rapina del secolo» e aveva fortemente destabilizzato un paese molto povero.

La Moldavia è sempre un posto interessante

La manifestazione di domenica si è svolta in un momento simbolico, che in Romania è considerato festa nazionale: a pochi giorni dal 27 marzo, data del centenario dell’unificazione della Moldavia con la Romania dopo la prima guerra mondiale. Il movimento per l’unità si basa sulle similitudini storiche dei due paesi che hanno uguali tradizioni, costumi e che parlano praticamente la stessa lingua. Per la Moldavia, che è un paese molto povero, l’ipotesi di un’unificazione porterebbe poi a molti vantaggi: significherebbe beneficiare delle sicurezze offerte dalla Romania che è un membro dell’Unione Europea dal 2007, la cui crescita economica e il cui eccellente sistema formativo e scolastico lo stanno rendendo anche uno dei paesi più promettenti d’Europa.

Il movimento unionista è sostenuto da molti politici rumeni come l’ex presidente Traian Băsescu, mentre Vladimir Putin e il presidente della Moldavia Igor Dodon considerano queste richieste come una pura spinta espansionistica dell’Unione Europea: nell’ipotesi che la Moldavia tornasse a far parte della Romania, l’Ucraina avrebbe ancora più confini diretti con l’UE.

Secondo gli organizzatori, alla manifestazione di domenica erano presenti più di 10 mila persone. Il presidente moldavo Dodon ha invece commentato dicendo che le richieste unioniste avevano subito una grave umiliazione: «Anche se oggi l’unionismo ha subito una cocente sconfitta, va condannata la diffusione di questa peste nella politica moldava». Ha anche detto che dopo le elezioni di novembre «l’unionismo verrà messo fuori legge» e ha accusato il governo moldavo guidato dal Partito Democratico, pro-UE, di essere responsabile della spaccatura all’interno della società. I manifestanti hanno da parte loro promesso di continuare la campagna per la riunificazione con la Romania, organizzando una consultazione il prossimo aprile nella capitale e organizzando eventi al Parlamento europeo di Bruxelles a settembre.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.