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  • mercoledì 7 febbraio 2018

La Polonia ha fatto arrabbiare tanti, ma più di tutti Israele

La nuova contestata legge sull'Olocausto – che vieta parlare di "lager polacchi", per esempio – ha provocato reazioni durissime

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (RONEN ZVULUN/AFP/Getty Images)

L’approvazione in Polonia di una controversa legge sull’Olocausto ha provocato parecchio trambusto. Gli Stati Uniti hanno cercato di far pressioni sul presidente polacco Andrzej Duda per convincerlo a bloccare la promulgazione del testo, senza successo. Diversi paesi dell’Unione Europea hanno protestato in un clima di grande diffidenza che si trascina da mesi, dovuto alla contestatissima riforma del sistema giudiziario polacco. Le reazioni più dure sono però arrivate da Israele, dove si è parlato molto della legge sui giornali e nelle dichiarazioni dei politici. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, per esempio, ha detto: «Nessuno può cambiare la storia e l’Olocausto non può essere negato».

La legge era stata approvata la scorsa settimana dal Parlamento polacco con 57 voti favorevoli e 23 contrari, sulla scia del crescente nazionalismo che condiziona ormai da diverso tempo la politica del paese. La norma vieta di accusare la Polonia di complicità nell’Olocausto e di riferirsi ai campi di concentramento nazisti in Polonia come “polacchi”. Secondo il presidente Duda e altri sostenitori della legge, la Polonia non dovrebbe essere trattata come complice della Germania nazista e sarebbe storicamente scorretto parlare di “campi di concentramento polacchi”, visto che la Polonia fu occupata militarmente dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale. Molti critici sostengono invece che la legge servirebbe ad aggirare le responsabilità dei crimini compiuti dai polacchi durante la guerra, per esempio ad Auschwitz, il più noto campo di concentramento e sterminio.

Una delle prime conseguenze all’approvazione della legge è stata la cancellazione di una visita che il ministro dell’Istruzione israeliano Naftali Bennett, uno dei più noti del governo guidato da Netanyahu, avrebbe dovuto fare oggi in Polonia. Nei giorni scorsi Bennett aveva detto cose piuttosto dure sulla legge, per esempio: «Il mio messaggio è chiaro: il passato non può essere riscritto, è provato che la popolazione polacca abbia avuto un ruolo nell’uccisione degli ebrei durante l’Olocausto». Non è chiarissimo chi abbia cancellato la visita, ma Bennett si è detto «onorato» di avere provocato una tale reazione da parte polacca per avere condannato la legge.

Israele ha inoltre accusato il governo polacco di limitare la libertà di espressione e voler bloccare qualsiasi discussione sul ruolo dei polacchi nel compimento dei crimini nazisti. Il governo israeliano ha detto di sperare ancora che la Polonia ci ripensi e faccia un passo indietro: «Israele e Polonia hanno una responsabilità condivisa di studiare e preservare la storia dell’Olocausto». Diversi giornali israeliani, tra cui il quotidiano della sinistra moderata Haaretz, hanno ricordato come migliaia di polacchi abbiano rischiato di essere uccisi per proteggere gli ebrei durante la guerra, ma come allo stesso tempo molti studi compiti dopo la fine del comunismo, nel 1989, abbiano dimostrato che migliaia di polacchi uccisero gli ebrei e denunciarono le persone che li nascondevano dai nazisti. Yair Lapid, leader di un partito centrista di opposizione e figlio di un sopravvissuto all’Olocausto, ha scritto su Twitter: «Ci furono campi di sterminio polacchi e nessuna legge può cambiare questo fatto». La giornalista israeliana Lahav Harkov ha pubblicato un tweet con scritto 14 volte «campo di sterminio polacco».

Nonostante sia stata approvata dal Parlamento e promulgata dal presidente Duda, la legge sull’Olocausto dovrà superare un ultimo passaggio prima di entrare in vigore: verrà infatti esaminata nel giro di una settimana dalla Corte costituzionale, un organo che negli ultimi tre anni è stato molto indebolito dal partito di governo, Diritto e Giustizia. Ad oggi, comunque, lo scenario più probabile è che la legge entri in vigore nel prossimo futuro.

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