Mahathir Mohamad durante il congresso delle opisizioni malesi in cui è stato scelto come candidato a primo ministro. (AP Photo/Huey May)
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  • martedì 9 Gennaio 2018

Il candidato dell’opposizione in Malesia è un personaggio particolare

Mahathir Mohamad, 92 anni, ha già governato a lungo ed è alleato con la moglie di un suo ex rivale, che pare abbia fatto incarcerare per "sodomia"

Mahathir Mohamad durante il congresso delle opisizioni malesi in cui è stato scelto come candidato a primo ministro. (AP Photo/Huey May)

Mahathir Mohamad, ex primo ministro della Malesia, è stato scelto come candidato dell’opposizione alle prossime elezioni politiche, che si terranno entro agosto. Mahathir è già stato al potere per 22 anni consecutivi, dal 1981 al 2003, un periodo ricordato per i metodi autoritari e le politiche repressive adottate dal governo contro gli oppositori. Ci sono diverse cose sorprendenti nella candidatura di Mahathir: la prima è che ha 92 anni e in caso di vittoria diventerebbe il capo di stato o di governo più anziano al mondo, superando il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, che ha 91 anni. Inoltre Mahathir è lo storico nemico politico di Anwar Ibrahim, il vero leader delle opposizioni, attualmente in carcere per “sodomia” e già incarcerato alla fine degli anni Novanta con la stessa accusa, secondo molti proprio per volere di Mahathir.

L’attuale primo ministro malese è Najib Razak, che ha 65 anni ed è in carica dal 2009. Najib fa parte della Organizzazione Nazionale Malese Unita (ONMU), il più importante partito malese, di orientamento conservatore e parte del Fronte Nazionale, coalizione di centrodestra che ha sempre espresso il primo ministro fin dall’indipendenza del paese, ottenuta nel 1957. Najib è figlio di Abdul Razak Hussein, secondo primo ministro nella storia della Malesia, ed è stato allievo politico e delfino di Mahathir. Ha applicato politiche di liberalizzazioni e di tagli alle spese statali, ed è accusato dalle opposizioni di essere responsabile della seconda incarcerazione di Anwar, condannato a cinque anni di carcere nel 2014. L’anno scorso Najib è anche stato coinvolto in uno scandalo di corruzione, conosciuto come 1MDB: in breve, è stato accusato di aver usato per fini personali i soldi di un fondo investimenti pubblico da lui stesso creato. Najib ha reagito alle accuse rimuovendo il suo vice, chiudendo due giornali e aumentando i propri poteri.

Con Anwar in carcere, le opposizioni – riunite in una coalizione chiamata Patto della Speranza – hanno scelto Mahathir come loro candidato. Nonostante si fosse ritirato dalla vita pubblica, infatti, Mahathir è tornato nel dibattito politico negli ultimi anni come critico di Najib, chiedendone spesso le dimissioni. Nel 2017 ha fondato il Partito Indigeno Unito della Malesia, di orientamento nazionalista, e si candiderà in un ticket con la moglie di Anwar, Wan Azizah Wan Ismail, candidata a vice prima ministra. I due hanno già detto che in caso di vittoria cominceranno subito il processo per concedere la grazia ad Anwar, in modo che possa candidarsi alle cariche pubbliche.

Mahathir è stato scelto nonostante sia stato a lungo nemico politico di Anwar, perché considerato il candidato con più possibilità di battere Najib e quello più popolare tra la maggioranza musulmana e tra la popolazione rurale. Alcuni dei suoi attuali alleati sono quelli che subirono le sue repressioni negli anni in cui fu al potere.

Mahathir fu inizialmente mentore di Anwar, che nei primi anni Novanta si stava affermando come promettente politico malese. Entrambi appartenevano all’ONMU, e nel 1993 Mahathir nominò Anwar vice primo ministro. Negli anni successivi, però, il loro rapporto si rovinò e Anwar cominciò a prendere le distanze sempre più spesso dall’establishement dell’ONMU. La rottura iniziò a realizzarsi nel 1997 – durante un periodo di assenza di Mahathir, Anwar agì come primo ministro e adottò misure in contrasto con la linea politica del governo – e si concretizzò durante la crisi finanziaria asiatica dello stesso anno.

L’allora primo ministro malese Mahathir Mohamad, a sinistra, insieme al vice primo ministro Anwar Ibrahim, nel 1997. (AP Photo/Bernama)

Dopo alcuni duri scontri politici, nel 1998 Anwar fu arrestato con l’accusa di aver interferito con le indagini su una denuncia di molestie sessuali nei suoi confronti. Mahathir cominciò una campagna denigratoria contro Anwar, che fu processato e condannato per “sodomia”, reato punito dal codice penale malese.

Da subito la detenzione di Anwar fu duramente contestata dalle associazioni umanitarie e dai principali leader democratici occidentali. Alla fine nel 2004 la condanna fu annullata perché le accuse si rivelarono infondate, e Anwar uscì di prigione. Nel 2008 fu però nuovamente accusato di violenza sessuale da un suo assistente, che poi cambiò l’accusa parlando più genericamente di “sodomia”. Anwar, che nel frattempo aveva fondato un movimento politico che stava ottenendo grandi consensi ed era probabilmente destinato a vincere le elezioni, fu nuovamente processato; dopo un’iniziale assoluzione venne nuovamente condannato a una pena di cinque anni, che sta ancora scontando.

Anwar Ibrahim durante il secondo processo per “sodomia”, nel 2008. (AP Photo/Lai Seng Sin)

Mahathir ha commentato il suo passato con Anwar dicendo: «So come si sente Anwar. Durante la mia amministrazione fu incarcerato. Non è facile per lui accettarmi e stringermi la mano. E non è solo Anwar, ma anche la sua famiglia che subì le conseguenze della sua prigionia. Hanno sofferto per vent’anni». Ha anche riconosciuto di capire le difficoltà dei partiti che lo hanno scelto come candidato, nonostante il passato come nemici politici, ma ha aggiunto che nella decisione ha prevalso «la consapevolezza che bisogna rovesciare l’attuale governo». Un sondaggio indipendente condotto a dicembre dal Merdeka Center, però, dice che sarà molto difficile per le opposizioni battere Najib. Secondo il direttore dell’istituto, Ibrahim Suffian, le ragioni sono le divisioni nell’opposizione e le regole elettorali, che favoriranno la coalizione di governo.