Il primo ministro malese Najib Razak (MOHD RASFAN/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 21 Luglio 2016

Le accuse contro il fondo malese che finanziò “Wolf of Wall Street”

Quello fondato nel 2009 dal primo ministro della Malesia, che ora è in guai grossi: la storia dall'inizio

Il primo ministro malese Najib Razak (MOHD RASFAN/AFP/Getty Images)

Negli ultimi giorni diversi giornali internazionali hanno parlato nuovamente di una vecchia storia riguardante alcuni finanziamenti apparentemente illegali usati per girare Wolf of Wall Street – uno dei film di maggior successo del 2013, diretto da Martin Scorsese e interpretato tra gli altri da Leonardo DiCaprio. È una storia complicata che negli ultimi mesi è diventata oggetto di indagini anche dell’FBI e del dipartimento di Giustizia statunitense: l’ipotesi è che Wolf of Wall Street sia stato finanziato con una tortuosa manovra finanziaria da un controverso fondo di investimenti malese, creato nel 2009 dal primo ministro della Malesia, Najib Razak. Il fondo si chiama 1Malaysia Development Bhd (1MDB) ed è accusato in grossi processi di truffa, riciclaggio e corruzione. Dopo la diffusione delle accuse, in Malesia il leader del partito di opposizione, Wan Azizah Wan Ismail, ha chiesto le dimissioni di Najib.

Il dipartimento di Giustizia statunitense ha chiesto il sequestro di oltre 1 miliardo di dollari in asset e beni che si pensa siano stati acquisiti usando i fondi di 1MDB (per esempio le royalties di Wolf of Wall Street). L’indagine del dipartimento della Giustizia non è l’unica in corso: negli ultimi mesi sono state avviate nel mondo cinque indagini separate sulle attività del fondo, tra cui quella che riguarda il presunto uso improprio di denaro pubblico per sostenere il costosissimo stile di vita di diversi uomini legati a Najib. Mercoledì il procuratore generale degli Stati Uniti, Loretta Lynch, ha detto che i fondi di 1MDB sono stati usati come “un conto bancario personale” di Najib e dei suoi collaboratori. i fondi sottratti alla popolazione malese sono stati usati per pagare immobili di lusso negli Stati Uniti e in Europa, il gioco d’azzardo nei casinò di Las Vegas, più di 200 milioni di dollari in opere di artisti tra cui Van Gogh e Monet, e un film candidato all’Oscar: Wolf of Wall Street, per l’appunto.

Oltre all’uso di fondi pubblici per sostenere le enormi spese di funzionari governativi, l’aspetto su cui si sono concentrate parte delle attenzioni giornalistiche è stato il processo di produzione di Wolf of Wall Street. Le persone chiave del caso sono tre: Riza Aziz, 39enne figliastro di Najib e CEO della Red Granite Pictures, la casa di produzione cinematografica americana fondata pochi anni fa e produttrice di Wolf of Wall Street; Jho Low, imprenditore malese di 34 anni legato alla 1MDB; e Christopher McFarland, un imprenditore del Kentucky di 43 anni. La storia della Red Granite Pictures è iniziata anni fa con l’incontro tra Aziz e McFarland mentre entrambi lavoravano in un hotel di lusso di proprietà di Low. Aziz aveva studiato Economia e Scienze Politiche nel Regno Unito e si era trasferito negli Stati Uniti solo in un secondo momento, mentre McFarland aveva investito in varie società ma intendeva lavorare nel mondo del cinema.

Nel 2010 i due fondarono assieme la Red Granite Pictures aprendo un ufficio a Hollywood, non è chiaro con quali soldi. La Red Granite Pictures partì benissimo, cosa strana per due semisconosciuti che non avevano mai lavorato prima di quel momento nell’industria cinematografica: nel 2011 inaugurò la sua attività con un party che il Wall Street Journal definì «milionario» al Festival di Cannes, «con fuochi d’artificio, un concerto di Kanye West, vestito tutto di bianco, e Pharrell Williams». Nei primi tre anni di attività, cioè dal 2010 al 2012, la Red Granite Pictures fece uscire un unico film: Friends with Kids, una commedia romantica con Jon Hamm e Kristen Wiig. Nel 2013 fece uscire altri due film: Il fuoco della vendetta, un thriller di scarso successo con Christian Bale e Woody Harrelson, e soprattutto Wolf of Wall Street, uno dei film di cui si parlò di più quell’anno.