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  • domenica 2 luglio 2017

Il Qatar ha respinto le richieste dei paesi che l’hanno isolato

E quindi la grossa crisi nata intorno al piccolo stato del Golfo Persico continua, anche se non si sa bene cosa succederà

Il ministro degli Esteri qatariota, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al Thani, durante una conferenza stampa a Roma, il primo luglio 2017 (AP Photo/Gregorio Borgia)

Lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al Thani, ministro degli Esteri del Qatar, ieri ha detto che il paese non accetterà nessuna delle 13 richieste fatte dai paesi arabo sunniti che nell’ultimo mese lo hanno isolato politicamente. Parlando in una conferenza stampa a Roma, al Thani ha detto che la lista di richieste era stata fatta «per essere rifiutata», anche perché aveva una scadenza di dieci giorni, che termineranno domani. Al Thani ha anche detto: «Tutti sanno che queste richieste sono state fatte per violare la sovranità del Qatar, limitare la libertà di parola e imporre un meccanismo di controllo sul Qatar. Pensiamo che il mondo non si governi con gli ultimatum, ma con il diritto internazionale, con un ordine che non permette ai grandi paesi di fare i prepotenti con quelli piccoli».

Le affermazioni di al Thani non hanno stupito gli osservatori internazionali, dato che anche secondo diversi analisti le richieste fatte al Qatar erano estremamente dure e quasi inaccettabili. Tra le altre cose, nella lista di richieste si chiedeva al Qatar di interrompere la cooperazione militare con la Turchia, di chiudere il network di news al Jazeera e i suoi affiliati e di interrompere il sostegno a quelli che l’Arabia Saudita e gli altri paesi arabo sunniti considerano gruppi terroristici (la questione è complicata), ad esempio i Fratelli Musulmani, lo Stato Islamico ed Hezbollah. Al Qatar era inoltre stato chiesto di allinearsi politicamente ed economicamente con le posizioni prese dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, che unisce sei paesi del Golfo Persico e ha tra i suoi obiettivi quello di limitare l’influenza dell’Iran, di chiudere le proprie rappresentanze diplomatiche in Iran e di cacciare dal proprio territorio i membri delle Guardie Rivoluzionarie, unità di élite dell’esercito iraniano.

La crisi che riguarda il Qatar (è stata definita come la peggiore della regione dal 1990, anno in cui l’Iraq di Saddam Hussein invase il vicino Kuwait) è cominciata lo scorso 5 giugno, quando diversi paesi arabo sunniti hanno annunciato di avere interrotto tutti i rapporti con il Qatar, anch’esso uno stato dove l’Islam sunnita è maggioritario, accusandolo di sostenere il terrorismo. I paesi che si sono alleati contro il Qatar sono l’Arabia Saudita, l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, lo Yemen, il governo della Libia orientale (quello non riconosciuto dall’ONU, e alleato di Egitto ed Emirati Arabi Uniti), le Maldive e la Mauritania. Accuse sui suoi legami con organizzazioni terroristiche erano già state rivolte al Qatar negli anni passati, e nel 2014 c’era stata una grossa crisi, anche se non seria come quella di questi giorni. Sembra comunque che la vera ragione per cui i paesi arabo sunniti si sono alleati contro il Qatar sia la politica estera spericolata del paese, che negli anni, per mantenere una certa influenza sulla scena politica internazionale nonostante le sue piccole dimensioni, ha sostenuto movimenti che minacciano la stabilità dei regimi e delle monarchie sunnite, come i Fratelli Musulmani o le minoranze sciite, e per avere intrattenuto rapporti amichevoli con il peggior nemico del fronte guidato dall’Arabia Saudita, cioè l’Iran.

I paesi che hanno isolato il Qatar avevano detto che la lista di 13 richieste non era negoziabile e che il Qatar potrebbe subire delle sanzioni economiche se non le accetterà. Il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti aveva detto che l’alternativa a una riconciliazione con il Qatar è la sua uscita dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, di cui fa parte insieme ad Arabia Saudita, Bahrein, Emirati, Kuwait e Oman.

Durante la conferenza stampa a Roma Al Thani ha anche parlato del rapporto tra il Qatar e gli Stati Uniti e delle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che dopo l’inizio della crisi del Qatar aveva scritto su Twitter che era lieto di vedere che la sua visita in Arabia Saudita stesse dando i suoi frutti e che i paesi che aveva incontrato si fossero mossi per combattere l’estremismo. Al Thani ha detto che i paesi arabo sunniti hanno fatto credere a Trump che il Qatar non stia facendo abbastanza per evitare i finanziamenti ai gruppi «estremisti», ma che in realtà l’amministrazione e le istituzioni americane «credono nel Qatar» e che informeranno il presidente sui «fatti veri e riconosciuti». Gli Stati Uniti sono alleati del Qatar e hanno un’enorme base militare nel paese.