Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, all'ingresso del tunnel del Millennium Stadium di Cardiff (LaPresse)
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  • sabato 3 Giugno 2017

Guida a Juventus-Real Madrid

Ci arrivano due squadre che si sono dimostrate le migliori di questa stagione: una con un attacco formidabile, l'altra con una difesa solidissima

Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, all'ingresso del tunnel del Millennium Stadium di Cardiff (LaPresse)

Juventus e Real Madrid si giocheranno stasera la finale di Champions League arrivandoci come le due squadre che si sono effettivamente dimostrate le più forti d’Europa durante la stagione che sta per concludersi. La Juventus ha la miglior difesa d’Europa, con 3 gol subiti finora in Champions League, e il Real Madrid è la squadra con il miglior attacco, con 32 gol segnati nel torneo. La partita si giocherà al Millennium Stadium di Cardiff, con calcio d’inizio alle 20.45: è difficile dire chi sia la squadra favorita e non sembra esserci molto accordo nemmeno tra gli esperti. Sarà probabilmente una partita equilibrata e proprio per questo da seguire.

A Cardiff la Juventus ha l’occasione di interrompere una serie di sconfitte in finali di Champions League che va avanti dal 1996. Negli ultimi vent’anni ne ha giocate quattro, perdendole sempre, l’ultima delle quali due anni fa a Berlino contro il Barcellona. Zinedine Zidane tra l’altro, allenatore del Real Madrid, è stato un giocatore di entrambe le squadre e nel 1998 era giocatore della Juventus quando perse la finale della coppa ad Amsterdam proprio contro il Real Madrid, che ora ha ben cinque Champions League in più e ne ha vinta una l’anno scorso e un’altra appena tre stagioni fa. Se dovesse vincere anche quest’anno, diventerebbe la prima squadra nella storia della competizione a vincerla per due anni di fila (senza contare le vittorie della Coppa dei Campioni, quindi).

La stagione della Juventus

Lo scorso 21 maggio la Juventus ha vinto il suo sesto Scudetto consecutivo e il 33esimo della sua storia. In questa stagione di Serie A ha ottenuto 29 vittorie e 4 pareggi, ha avuto la miglior difesa del campionato, con undici gol subiti in meno della Roma (che è stata la seconda miglior difesa), e il terzo miglior attacco. Il miglior marcatore della Juventus è stato l’argentino Gonzalo Higuain, quarto nella classifica dei marcatori della Serie A con 24 gol segnati. Il secondo è stato Paulo Dybala, con 11 gol.

In Europa, la Juventus di Allegri è nota principalmente per la sua difesa molto forte, a cui va gran parte del merito per i successi ottenuti fin qui. La qualità della difesa juventina è stata esaltata in modo particolare dopo l’eliminazione del Barcellona nei quarti di finale di Champions League, quando l’attacco avversario – uno dei più forti al mondo – non ha segnato un solo gol al portiere Gianluigi Buffon. Di fronte a sé, Buffon può contare su giocatori come Bonucci, Chiellini e Barzagli (o Benatia) che negli ultimi anni hanno composto anche la difesa titolare della Nazionale. Inoltre, in questo momento Bonucci è uno dei più forti al mondo nel suo ruolo. Come ogni squadra che subisce così raramente gol, la fase difensiva della Juventus inizia nel momento in cui gli avversari cominciano l’azione, come si è visto chiaramente con il pressing alto effettuato contro il Barcellona nei quarti di finale.

Si può dire che la stagione della Juventus sia cambiata la sera del 15 gennaio, quando è stata sconfitta in trasferta dalla Fiorentina per 2-1 nella prima partita del girone di ritorno. La Juventus era comunque in testa al campionato, ma fin lì non aveva fatto vedere nulla di particolarmente positivo, attirando a sé qualche critica in occasione delle sconfitte subite contro Milan e Genoa, e più in generale per il suo gioco poco entusiasmante. Per tutto il girone di andata, Allegri aveva usato come modulo di gioco il 3-5-2, lo stesso usato con successo nelle passate stagioni. Dopo la sconfitta di Firenze lo ha abbandonato definitivamente, sostituendolo con l’ormai noto 4-2-3-1, con Sami Khedira e Miralem Pjanic a centrocampo, l’attacco formato da Mandzukic, Dybala, Cuadrado e Higuain e la difesa a quattro con i due terzini. Il 4-2-3-1 scelto da Allegri ha cambiato la stagione della Juventus, aiutandola a superare le difficoltà avute fin lì dando ai suoi giocatori una disposizione in campo in grado di esaltare le loro caratteristiche più di quanto accadesse prima.

Grazie alla grande qualità della squadra, Allegri ha poi usato regolarmente quasi tutti i giocatori disponibili in rosa, evitando di affaticarne troppo alcuni e mantenendo così una squadra in ottima condizione fisica fino al termine della stagione. In concomitanza con l’inizio della fase ad eliminazione diretta di Champions League, è successa anche un’altra cosa: il terzino destro Dani Alves, ex giocatore del Barcellona e uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, è ritornato a giocare a febbraio dopo aver subito la frattura del perone a dicembre. Da aprile la Juventus ha potuto contare su un terzino di livello mondiale, dotato di una grande spinta offensiva a cui Allegri – e anche il calcio che si gioca in Italia – ha accentuato l’utilità nella fase difensiva. Contro il Barcellona, Dani Alves ha praticamente annullato Messi e nella semifinale contro il Monaco, oltre a segnare uno dei gol più belli del torneo, non ha sofferto minimamente le ottime doti atletiche dei giocatori francesi. Grazie alle sue grandi abilità tecniche, inoltre, Dani Alves è sembrato spesso un regista aggiunto in campo.

Allegri ha dimostrato di preferire un approccio fluido nel sistema di gioco della Juventus, cambiando posizione ai giocatori e dando loro anche istruzioni diverse, a seconda di come si mettono le partite. Esiste quindi una Juventus per la fase d’attacco e una per quella di difesa, per esempio. Anche il Real Madrid è una squadra in grado di adattarsi alle varie situazioni che si presentano, nonostante Zidane non sia ritenuto come allenatore al livello di Allegri, che dal punto di vista tattico è uno dei migliori al mondo. Zidane però dispone di una rosa che sulla carta è più forte.

Il Real Madrid di Zidane

Zinedine Zidane è da sempre considerato molto vicino al presidente del Real Madrid, Florentino Perez. Prima dell’esonero dell’allora allenatore Rafa Benitez, nell’inverno del 2016, Zidane allenava il settore giovanile del Real Madrid. Poi, dopo le moltissime critiche ricevute da Benitez, fu promosso con lo stesso ruolo ma in prima squadra. Nonostante i dubbi che in molti avevano su di lui, Zidane è riuscito a vincere al suo primo anno da allenatore la Champions League, l’undicesima per il Real, battendo in finale l’Atletico Madrid, e quest’anno ha vinto la Liga spagnola cinque anni dopo l’ultima volta.

Nonostante la sua scarsa esperienza da allenatore, Zidane ha già vinto molto con il Real Madrid, e lo ha fatto mantenendo sempre un basso profilo.

L’attacco del Real è formato da Cristiano Ronaldo, Benzema e Bale ed è uno dei reparti offensivi più forti d’Europa, da cui sono passate praticamente tutte le vittorie più importanti della squadra. Nell’ultima stagione, compresa anche la riserva Alvaro Morata, l’attacco del Real ha segnato ben 88 gol. Il sostegno agli attaccanti, che solitamente giocano in due o in tre, arriva principalmente da due zone precise del campo. I due terzini titolari, lo spagnolo Dani Carvajal e il brasiliano Marcelo, offrono una spinta continua sulle fasce esterne e garantiscono un continuo sostegno all’attacco. In questi mesi Marcelo è probabilmente il giocatore più in forma del Real: oltre a fornire sostegno laterale agli attaccanti, arriva anche a tagliare dentro l’area di rigore, per creare spazi e spesso anche per tirare in porta.

C’è poi il centrocampo formato da Toni Kroos, Luka Modric, Isco e Casemiro. In molti quest’anno hanno paragonato i primi tre al vecchio centrocampo del Barcellona — Xavi, Iniesta, Busquets — e in effetti in questa stagione hanno saputo garantire l’equilibrio all’intera squadra. Kroos è probabilmente il più determinante dei tre, perché può posizionarsi in profondità, quindi spesso più vicino all’attacco, e perché in campo fa un sacco di cose: aiuta la squadra a superare le linee di gioco avversarie con passaggi filtranti, cambia lato di gioco per allentare il pressing avversario e si fa trovare sempre in appoggio per i compagni. Nel farlo è aiutato anche dal gran lavoro del compagno di reparto Luka Modric e del centrocampista difensivo Casemiro, uno dei migliori al mondo nell’intercettare i passaggi avversari, uno degli aspetti fondamentali del gioco di Zidane, insieme al pressing.

E infine, l’affidabilità della difesa è garantita dalla presenza del capitano Sergio Ramos, considerato da molti un fuoriclasse e uno dei difensori più forti di sempre. Oltre a garantire l’affidabilità della difesa del Real, Ramos è fortissimo nei colpi di testa e nelle sue annate migliori, compresa questa, segna praticamente quanto un attaccante di riserva. Ramos fu decisivo nella finale di Champions League vinta contro l’Atletico Madrid nel 2013, quando nei minuti di recuperò segnò, sempre di testa, il pareggio che mandò la partita ai tempi supplementari. Lo è stato anche in quella dello scorso anno, giocata a Milano ancora contro l’Atletico, dove ha segnato il gol del vantaggio del Real nel primo tempo. Ramos è forse uno dei giocatori che più rappresenta il Real Madrid, e non solo perché ne è il capitano ma perché rispecchia alla perfezione l’identità della squadra. Con una rosa formata da così tanti campioni, ognuno degli undici giocatori titolari può essere fondamentale nell’andamento delle partite: anche se, come nel caso di Ramos, gioca in un ruolo che normalmente è distante dalle zone in cui si decidono le cose.

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