Cristiano Ronaldo esulta con Sergio Ramos e Marcelo dopo un gol segnato al Bayern Monaco nei quarti di finale di Champions League (JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 1 Giugno 2017

Ronaldo, Ramos, Kroos e Marcelo

Il Real Madrid ha campioni in ogni ruolo ma nelle sue recenti vittorie questi quattro giocatori sono risultati fondamentali

Cristiano Ronaldo esulta con Sergio Ramos e Marcelo dopo un gol segnato al Bayern Monaco nei quarti di finale di Champions League (JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images)

Allenare il Real Madrid è uno dei compiti più prestigiosi e allo stesso tempo più complicati con cui un allenatore di calcio si possa trovare alle prese: anche nei suoi anni meno entusiasmanti, dirigenti e tifosi si aspettano sempre che la squadra vinca ogni competizione a cui partecipa e sia in grado di affrontare tutte le squadre, soprattutto le più forti. Ma a differenza dei rivali del Barcellona – un club gestito con una filosofia sostanzialmente opposta, basata principalmente su uno stile di gioco preciso e una continua collaborazione con il proprio settore giovanile – la gestione del Real Madrid è molto più elementare e si può limitare all’acquisto dei migliori giocatori al mondo, per avere una rosa di venti giocatori di primo livello. È per questo che i giocatori del Real Madrid vengono soprannominati i “galacticos”: per via del gran numero di campioni che hanno giocato e giocano tuttora per la squadra.

Nonostante l’intera storia del Real sia contraddistinta dalla presenza di grandi campioni, il periodo dei “galacticos” – definito come una “politica” della società – è iniziato con la presidenza di Florentino Perez, costruttore spagnolo, ex politico e uno degli uomini più ricchi del paese. La sua prima presidenza risale al 2000, e durò sei anni: ora è nuovamente presidente del club dal 2009. Dopo aver creato i primi “galacticos”, con cui nel 2002 vinse la nona Champions League nella storia del club, il suo ritorno alla presidenza coincise con una campagna acquisti senza precedenti nel calcio europeo, che nel giro di poche settimane portò a Madrid Cristiano Ronaldo, Kakà, Karim Benzema e Xabi Alonso, quattro fra i giocatori più costosi e forti al mondo. Dopo circa 700 milioni di euro investiti nell’acquisto di giocatori, il Real di Perez ha raggiunto una sua forma pressoché completa nel 2013, anno in cui vinse la sua decima Champions League allenato da Carlo Ancelotti.

Ora il Real Madrid di Zidane – diretta evoluzione di quello allenato da Ancelotti – è una delle squadre più forti che il club spagnolo abbia mai avuto: dopo aver vinto il campionato, infatti, sabato giocherà contro la Juventus la sua terza finale di Champions League negli ultimi quattro anni e ha la possibilità di diventare la prima squadra a vincere il torneo per due anni di fila. Ciascuno dei giocatori della sua formazione titolare sarebbe la “stella ” in qualsiasi altro club europeo e Zidane può permettersi di far entrare a partita in corso giocatori come Alvaro Morata, Isco, James Rodriguez, Mateo Kovacic e a volte anche uno fra Benzema e Gareth Bale. Ma ci sono quattro giocatori in particolare che in questa stagione hanno giocato più di chiunque altro, e più di chiunque altro risultano essenziali per Zidane. Sono il portoghese Cristiano Ronaldo, il difensore spagnolo e capitano Sergio Ramos, il terzino brasiliano Marcelo e il centrocampista tedesco Toni Kroos. Da agosto a oggi hanno segnato insieme 55 gol (40 solamente Ronaldo), gran parte dei quali, spesso arrivati con iniziative personali, sono stati decisivi per le vittorie più importanti della stagione.

Cristiano Ronaldo non ha bisogno di presentazioni, perché da una decina di anni è, insieme a Messi, il giocatore più forte del mondo e uno dei migliori che abbiano mai giocato a calcio. Insieme a Benzema e Bale forma uno dei reparti offensivi più forti d’Europa, da cui passano per forze tutte le vittorie più importanti della squadra. A sostegno degli attaccanti, che solitamente giocano in due o in tre, a seconda delle circostanze, ci sono altri due giocatori-chiave di questo Real.

Con l’altro terzino titolare, lo spagnolo Dani Carvajal, Marcelo offre una spinta continua sulle fasce esterne della formazione, arrivando anche a tagliare dentro l’area di rigore, per creare spazi e spesso anche per tirare in porta. In questi mesi Marcelo è il giocatore più in forma del Real, come si può vedere dalle sue statistiche stagionali. Nella fase a eliminazione diretta della Champions League nessun giocatore è riuscito a creare 15 occasioni da gol come lui; nei quarti di finale contro il Bayern da solo ha creato ben otto occasioni, tante quante quelle create insieme da Robben, Ribery, Alonso, Vidal e Thiago del Bayern. Dopo Roberto Carlos, Marcelo sta continuando la tradizione dei grandi terzini sinistri brasiliani del Real Madrid, e recentemente ha eguagliato le 396 presenze con la squadra di Alfredo Di Stefano, grande attaccante della metà del Novecento.

Marcelo ha segnato il gol della vittoria contro il Valencia nella quartultima giornata di campionato: un pareggio avrebbe potuto far perdere il titolo al Real.

L’altro giocatore che facilita e aiuta l’efficacia dell’attacco del Real è Toni Kroos, il centrocampista che collega due reparti della squadra, l’attacco e la difesa, e che insieme a Marcelo fornisce i migliori palloni agli attaccanti. Ma in campo Kroos fa un sacco di cose: aiuta la squadra a superare le linee di gioco avversarie con passaggi filtranti, cambia lato di gioco per allentare il pressing avversario e si fa trovare in sostegno dei compagni, sempre per liberarsi del pressing. Una volta Ancelotti lo definì un “professore” in campo, per la grande intelligenza tattica e per le continue indicazioni che dà ai compagni che gli sono vicini.

Sette minuti di lanci perfettamente riusciti.

Recentemente ha parlato di lui anche Xavi, ex centrocampista del Barcellona e probabilmente il più forte regista degli ultimi tempi. Xavi ha detto che Kroos somiglia molto a lui ed è l’uomo più importante dietro il gioco del Real. Kroos è così determinante per il gioco della squadra e può posizionarsi in profondità, quindi spesso più vicino all’attacco, anche grazie al gran lavoro del compagno di reparto Luka Modric e del centrocampista difensivo Casemiro, uno dei migliori al mondo nell’intercettare i passaggi avversari: uno degli aspetti fondamentali del gioco di Zidane, insieme al pressing.

E poi viene il capitano, Sergio Ramos, considerato da molti come un fuoriclasse e uno dei difensori più forti di sempre. Oltre a garantire l’affidabilità della difesa del Real, Ramos è fortissimo nei colpi di testa e nelle sue annate migliori, compresa questa, segna praticamente quanto un attaccante di riserva. In questa stagione ha fatto dieci gol, molti dei quali decisivi, come la doppietta segnata nella partita di ritorno contro il Napoli negli ottavi di Champions League. Per contenerlo nel gioco aereo si può fare poco.

Il primo dei due gol che Ramos ha segnato, di testa, nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League contro il Napoli.

Ramos fu decisivo nella finale di Champions League vinta contro l’Atletico Madrid nel 2013, quando nei minuti di recuperò segnò, sempre di testa, il pareggio che mandò la partita ai tempi supplementari, e anche in quella dell’anno scorso, giocata a Milano ancora contro l’Atletico, dove segnò il gol del vantaggio del Real nel primo tempo. Ramos è forse uno dei giocatori che più rappresenta il Real Madrid, e non solo perché ne è il capitano ma perché rispecchia alla perfezione l’identità della squadra. Con una rosa formata da così tanti campioni, ognuno degli undici giocatori che scendono in campo può essere fondamentale nell’andamento delle partite: anche se, come nel caso di Ramos, gioca in un ruolo che normalmente è distante dalle zone in cui si decidono le cose.