Pim Fortuyn, nel settembre 2001 (AP Photo/Serge Ligtenberg)
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  • sabato 6 Maggio 2017

L’assassinio di Pim Fortuyn, 15 anni fa

Uno dei politici più controversi della storia olandese, anti-immigrazione, anti-islam, gay e cattolico, fu ucciso il 6 maggio 2002 da un estremista ambientalista

Pim Fortuyn, nel settembre 2001 (AP Photo/Serge Ligtenberg)

Il 6 maggio 2002 il politico olandese di estrema destra Pim Fortuyn fu assassinato dopo aver concesso un’intervista alla radio sulla campagna elettorale: nove giorni dopo si sarebbero tenute le elezioni politiche nei Paesi Bassi. A ucciderlo, sparandogli sei colpi, fu Volkert van der Graaf, un attivista ambientalista e animalista che giustificò il suo gesto dicendo di aver voluto fermare Fortuyn dall’usare i musulmani come «capri espiatori» e dal cercare di ottenere il potere politico puntando sui «membri deboli della società». Secondo una condivisa interpretazione della storia olandese recente, l’omicidio di Fortuyn, insieme a quello del regista Theo van Gogh, avvenuto due anni dopo per mano di un olandese di origini marocchine che aveva legami con il gruppo estremista islamico Hofstad, contribuì molto al successo dei movimenti politici di estrema destra nei Paesi Bassi negli ultimi anni.

Chi era Pim Fortuyn
Le posizioni politiche di Fortuyn appaiono tuttora come molto controverse: nel corso della sua carriera passò dal far parte del Partito Laburista a fondare un movimento di estrema destra, rifiutava di essere etichettato come tale («di estrema destra», appunto), era apertamente omosessuale e cattolico, e diceva di considerare l’Islam una «cultura arretrata» e di voler chiudere i confini dei Paesi Bassi. Era un politico molto carismatico, e spesso usava la sua omossessualità per fare provocazioni sull’intolleranza dell’Islam. Non voleva essere paragonato a politici di estrema destra come l’austriaco Jorg Haider e il francese Jean-Marie Le Pen, padre di Marine Le Pen e fondatore del Front National, e diceva di sentirsi vicino alle idee di Silvio Berlusconi e di ammirare il presidente americano John F. Kennedy.

Il suo vero nome era Wilhelmus Simon Petrus Fortuijn ed era nato il 19 febbraio 1948. Aveva studiato sociologia e intrapreso la carriera accademica insegnando alla Nyenrode Business Universiteit, all’Università di Groningen e all’Università di Rotterdam. All’epoca era noto per avere idee marxiste. Per via degli anni passati a insegnare all’università era chiamato “Professor Pim” dai suoi sostenitori. Nel corso degli anni Novanta Fortuyn cominciò a esprimere le sue idee anti-immigrazione, pubblicando diversi libri in cui spiegava di non credere nel multiculturalismo. Nel 2001 divenne il leader del partito populista Leefbaar Nederland (letteralmente “Paesi Bassi vivibili”), da cui però fu espulso nel febbraio 2002 dopo aver dato un’intervista al quotidiano de Volkskrant in cui disse che l’articolo 1 della Costituzione dei Paesi Bassi, che dice che non si possono fare discriminazioni sulla base della religione, delle opinioni politiche, dell’etnia o del sesso, avrebbe dovuto essere modificato. Successivamente Fortuyn fondò una sua lista, la Lista Pim Fortuyn (Lijst Pim Fortuyn).

Poche settimane prima della sua morte Fortuyn aveva detto di temere per la sua sicurezza e aveva incolpato i giornali di aver fatto passare un’immagine sbagliata sul suo conto; durante una sua apparizione in pubblico gli erano state gettate in faccia due torte impastate con urina.

pim fortuyn
Una donna lascia una candela sulla lapide commemorativa di Pim Fortuyn nel cimitero di Driehuis, il 6 maggio 2014 (REMKO DE WAAL/AFP/Getty Images)

Dopo l’omicidio
Alle elezioni politiche successive al suo omicidio – si tennero solo nove giorni dopo – la Lista Pim Fortuyn divenne il secondo partito politico del paese. L’omicidio ebbe un grandissimo impatto mediatico nei Paesi Bassi, dove non era mai capitato che un politico venisse assassinato in epoca moderna. La Lista Pim Fortuyn si aggiudicò ventisei seggi nella Camera bassa del parlamento olandese ed entrò nella coalizione di governo guidata da Jan Peter Balkenende, dell’Appello Cristiano Democratico (CDA). Tuttavia la mancanza di leadership che seguì alla morte di Fortuyn rese il partito molto instabile, al punto che la Camera dovette essere sciolta meno di un anno dopo. Alle elezioni successive, organizzate nel gennaio 2003, la Lista Pim Fortuyn divenne il quinto partito del paese.

Nel 2003 van der Graaf fu condannato a 18 anni di carcere per l’omicidio di Fortuyn, ed è stato rilasciato in libertà condizionale nel 2014, dopo aver scontato due terzi della pena. Il corpo di Fortuyn è sepolto in Italia, a Provesano, in provincia di Pordenone, meta delle sue vacanze. Fortuyn apprezzava molto l’Italia al punto che aveva soprannominato la sua casa di Rotterdam “Palazzo di Pietro”, dalla versione italiana del suo nome. All’omicidio di Fortuyn Theo van Gogh dedicò un film, 06/05 (2004), in cui la vicenda è molto romanzata. Van Gogh e Fortuyn erano in buoni rapporti negli ultimi anni di vita, perché d’accordo su diversi temi: Van Gogh infatti aveva idee “radical-libertarie”, e spesso criticò con toni e termini molto violenti i conservatori musulmani e i religiosi in genere.