(LIONEL BONAVENTURE/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 7 Aprile 2017

Guida al ciclismo di quest’anno

Cose da sapere, anche per principianti, ora che la Parigi-Roubaix è dietro l'angolo e manca meno di un mese al centesimo Giro d'Italia

(LIONEL BONAVENTURE/AFP/Getty Images)

La stagione del ciclismo su strada è iniziata a gennaio, in Australia, e finirà in autunno, in Cina, dopo i Mondiali e il Giro di Lombardia, una delle più importanti corse di un giorno. Il periodo più interessante è iniziato però in queste settimane, con la Milano-Sanremo vinta a metà marzo da Michał Kwiatkowski e con il Giro delle Fiandre vinto, dopo una gran fuga, dal belga Philippe Gilbert. Da qui in avanti si entra davvero nei mesi più rilevanti e importanti:

  • Ad aprile ci saranno – tra Francia, Belgio e Paesi Bassi – alcune delle più importanti corse di un giorno: la Parigi-Roubaix (quella con tanti e difficili tratti in pavé) e la Liegi-Bastogne-Liegi (con un po’ di pavé e soprattutto tanti “muri”: salite brevi ma intensissime, con grandi pendenze).
  • A maggio – dal 5 al 28 – ci sarà il Giro d’Italia, il centesimo. Partirà dalla Sardegna, passerà dalla Sicilia e dopo più di 3.500 chilometri (e tante salite, con il punto più alto sul Passo dello Stelvio: 2.758 metri) arriverà a Milano. Tra quelli che vorranno vincerlo ci sono Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Quello messo meglio per impedirglielo sembra essere Nairo Quintana.
  • A luglio – dall’1 al 23 – ci sarà il Tour de France. Nonostante abbia salite meno difficili, con pendenze meno esagerate, è considerato più importante del Giro. Motivo per cui ci andranno tutti i più forti, compreso Chris Froome, che ha vinto tre delle ultime quattro edizioni. Non ha vinto quella del 2014, in cui si ritirò nei primi giorni e che fu poi vinta da Vincenzo Nibali.

Se il ciclismo lo seguite tanto e bene – se siete cioè quell’amico (ce n’è sempre uno) che insiste incompreso sul fascino e le peculiarità del ciclismo – le prossime due pagine potete anche saltarle. Se siete uno di quelli che ha un amico di questo tipo e vi sta venendo il dubbio che forse il ciclismo possa essere qualcosa in più di 150 tizi che pedalano senza che succeda granché, le prossime due pagine potrebbero tornarvi utili.

Ricapitolando

Chi segue molto il ciclismo sa che ci saranno anche il Giro di Romandia, il Giro del Delfinato e il Giro di Svizzera (questi ultimi due, utilissimi per capire la preparazione di chi punterà alla vittoria del Tour de France) e, tra agosto e settembre, la Vuelta di Spagna. Ci saranno anche la Freccia Vallone, la Amstel Gold Race (con tanto vento e, da quest’anno, un po’ di chilometri di pianura prima dell’arrivo), la Classica di San Sebastián e – a settembre, in Norvegia – i Mondiali, che si corrono a squadre nazionali. Sono importanti – e trasmessi in diretta in TV sui canali Rai o su Eurosport – ma un po’ meno di altre corse.

Tutte le corse principali fanno parte dell’UCI World Tour (l’UCI è in pratica la FIFA del ciclismo). L’UCI World Tour è composto da 38 gare a cui partecipano di diritto un certo numero di squadre (le più forti) più alcune invitate di volta in volta dagli organizzatori della gara (al Giro saranno invitate un paio di squadre italiane, per esempio). L’UCI World Tour ha una classifica – a seconda dei piazzamenti si accumulano dei punti: chi a fine anno ha più punti è il miglior ciclista dell’anno – e vincere questa classifica è un riconoscimento importante ma non il più importante. Per un ciclista, per un tifoso e per uno sponsor è più importante che un ciclista vinca un Tour de France, il Mondiale o la Parigi-Roubaix. Al momento in testa a questa classifica c’è il belga Greg Van Avermaet, seguito da Peter Sagan (parleremo di lui) e da Philippe Gilbert, quello del Giro delle Fiandre. L’anno scorso la classifica UCI World Tour è stata vinta da Sagan, che è anche campione del mondo in carica: motivo per cui corre con la maglia iridata.

saganPeter Sagan (Bryn Lennon/Getty Images)

Sì ma

Il fatto è che il ciclismo è uno sport particolarmente duro – in una delle grandi corse a tappe si fanno tremila-e-passa chilometri in sella, per cinque-sei-sette ore al giorno, per tre settimane, a una media di quasi 40 chilometri all’ora – ed è impossibile restare in forma per più di due tre mesi senza pause. In più, non tutte le gare sono fatte per tutti: per questioni di fisico, muscolatura e talento (spiegate meglio qui) c’è chi va forte in pianura, in volata, in salita, in discesa o a cronometro. Ciclisti diversi hanno quindi obiettivi diversi: uno come Sagan è bravo in volata (ma non il più bravo di tutti), è forte sui muri (se non troppo lunghi), se la cava benissimo sul pavé ed è quindi tra i favori per la vittoria di moltissime corse di un giorno. Ai cosiddetti “Grandi Giri” – con le grandi salite di venti e passa chilometri, e con le tappe a cronometro – Sagan può puntare a vincere delle tappe. Quelli che puntano ai “Grandi Giri” (quelli con la ragionevole ambizione di vincerli davvero sono una decina di corridori in tutto) sono invece bravi sia a cronometro che in salita, e hanno di norma una corporatura agile e leggera.

Detto tutto questo: da qui in avanti arrivano le cose da sapere, un po’ più nel dettaglio, su cosa è successo fin qui, su come saranno le gare più importanti, sui percorsi dei Grandi Giri e su chi sono i favoriti, premettendo che è ancora presto per dirlo, anche perché una scivolata, un’indigestione o un problema alla catena nel momento sbagliato possono mandare all’aria mesi di allenamento e ore di corsa.

CYCLING-FRA-TDF2016-FALLAlberto Contador (KENZO TRIBOUILLARD/AFP/Getty Images)

Ok, quindi, com’è andata fino a qui

In inverno due importanti squadre del World Tour hanno chiuso: la svizzera IAM Cycling e la Tinkoff Bank, una delle squadre di ciclismo più note e vincenti degli ultimi anni, con un proprietario bizzarro e spesso esagerato nelle parole e nei modi. Al loro posto sono arrivate la Bahrain Merida (il cui corridore più forte è Vincenzo Nibali e in cui corrono molti italiani) e la Bora Hansgrohe, la squadra di Peter Sagan: è fortissimo e sta facendo anche un gran bene al ciclismo in generale, perché è simpatico e oltre a vincere (o arrivarci spesso vicinissimo) combina o dice sempre qualcosa, prima, durante o dopo la corsa. Dopo aver perso per un pelo la Milano-Sanremo, attaccando un po’ di chilometri prima dell’arrivo, Sagan ha detto che l’importante è dare spettacolo per il pubblico. L’altro italiano che ha come ragionevole obiettivo un Grande Giro è Fabio Aru, che corre per l’Astana: l’anno scorso ne era capitano a metà, insieme a Nibali; quest’anno ne sarà capitano-capitano.

Da gennaio a oggi Kwiatkowski ha vinto la Strade Bianche (che si corre in Toscana, più o meno sulle stesse strade dell’Eroica) e la Milano-Sanremo; Greg Van Avermaet ha vinto la E3 e la Gand-Wevelgem, due corse di un giorno, in Belgio. La cosa ha contribuito a portarlo al primo posto nella classifica UCI e a far parlare della rivalità tra lui e Sagan: al momento, e da qualche mese, se si corre su strade con un po’ di muri e pavé, tra la Francia e il Belgio, loro due partono sempre da strafavoriti. A meno che qualcuno non si inventi un’impresa d’altri tempi e vinca dopo diversi chilometri di fuga solitaria. Ci sono state anche alcune corse a tappe: la Tirreno-Adriatico l’ha vinta il colombiano Nairo Quintana, che da un paio d’anni sembra l’unico in grado di tenere il passo di Froome in salita; la Parigi-Nizza l’ha vinta il colombiano Sergio Henao (che corre alla Sky e probabilmente al Tour farà da gregario a Froome).

Strade Bianche 2017, la GaraLa Strade Bianche del 2017 (LaPresse/Fabio Ferrari)

La Parigi-Roubaix

Si correrà domenica 9 aprile ed è nota come “l’inferno del Nord”: ci sono ragioni storiche – sembra che il nome derivi dalle critiche situazioni di quell’area, in Francia ma al confine con il Belgio dopo la prima Guerra mondiale – ma anche pratiche. È lunga 257 chilometri ed è estenuante: perché è piena di tratti in pavé – un terreno complicato e difficile da affrontare perché rende difficile manovrare la bicicletta e aumenta il rischio di cadute – e perché se dovesse piovere (lì capita spesso) ci sarebbero decine di corridori a cercare di stare davanti agli altri, contendendosi piccoli pezzettini di strada, andando a più di 40 chilometri all’ora. Se siete spettatori di ciclismo alle prime armi, la Parigi-Roubaix è la corsa giusta per iniziare: vedrete di sicuro attacchi, fughe, gruppetti sempre più piccoli, problemi di vario tipo (meccanici o cadute) e in certi settori tantissimo pubblico. Si dice che un uomo inviato a testare il percorso della corsa, quando a fine Ottocento si pensava di crearla, disse che era un “progetto diabolico”, una “follia inutile”. Il pezzo più bello e difficile sarà il Carrefour de l’Arbre, al 240esimo chilometro.

I favoriti sono – indovinate – Sagan e Van Avermaet: nessuno dei due l’ha mai vinta ed entrambi ne hanno di certo una gran voglia, specie dopo essere caduti al Giro delle Fiandre quando ancora avevano possibilità di vittoria. Se però vi piacciono le storie a cui appassionarvi, la storia da scegliere è quella di Tom Boonen: è belga, ha 36 anni, è stato per anni un fenomeno delle corse di un giorno e nella sua carriera ha vinto quattro Parigi-Roubaix, l’ultima nel 2012. Quella di quest’anno sarà l’ultima gara della sua carriera, e se dovesse vincere sarebbe l’unico a esserci riuscito per cinque volte. Al Giro delle Fiandre era messo bene, solo che – ai piedi di uno dei muri su cui aveva spesso fatto vedere quanto fosse forte – ha avuto un problema meccanico, rimanendo escluso dai giochi per la vittoria.

CYCLING-FRA-PARIS-ROUBAIXTom Boonen nel 2016 (KENZO TRIBOUILLARD/AFP/Getty Images)

La Liegi-Bastogne-Liegi

È nota come la la Doyenne (la decana), perché tra le corse più importanti è la più antica: esiste dal 1892 e si svolge in Vallonia, in Belgio. Se la Parigi-Roubaix è la corsa del pavé, questa è la corsa delle còtes: i muri, le salite di qualche centinaio di metri o un paio di chilometri che però, specie se dopo cento o duecento chilometri, a quelle velocità, fanno una gran selezione. Le più note sono la Côte de La Redoute – due chilometri circa, con pendenza media all’8,9 per cento – e la Côte de Saint-Nicolas: un po’ più di un chilometro con pendenza media all’8,6 per cento, poco prima dell’arrivo. Questa corsa c’è uno che l’ha vinta cinque volte: si chiama Eddy Merckx.

Si correrà il 23 aprile ed è stato calcolato che còte dopo còte il dislivello totale e le pendenze sono paragonabili a quelle di una difficile tappa di montagna di un Grande Giro, solo che le salite sono sparse ovunque e non ci sono lunghe discese per recuperare: in sintesi, un grandissimo mal di gambe per chi la fa, una bella cosa per chi la guarda. Al momento – ma c’è da vedere cosa succederà nei prossimi giorni – il favorito è Alejandro Valverde, che è sembrato molto in forma e la Liegi-Bastogne-Liegi l’ha già vinta tre volte. In passato Nibali arrivò secondo, e in generale con tutte quelle salite è una corsa che va bene a chiunque sappia reggerle, le salite, e si trovi particolarmente in forma verso metà aprile.

Liege-Bastogne-Liege 2013 Cycle Road RaceLa Liegi-Bastogne-Liegi nel 2013 (Bryn Lennon/Getty Images)

Il Giro d’Italia

Il centesimo. Con un percorso particolarmente difficile, adatto agli scalatori (tante salite, non tantissimi chilometri a cronometro), e con tappe che, attraversando l’Italia da Sud a Nord, passeranno da luoghi importanti per l’Italia e per la storia del Giro d’Italia (per esempio per le storie di Coppi e Bartali). Ci saranno cinque tappe di alta montagna e l’arrivo a Milano sarà con una cronometro conclusiva che partirà dall’autodromo di Monza. Tra le salite più difficili ci saranno il Blockhaus in Abruzzo, e poi Stelvio, Mortirolo, Tonale, Passo Pordoi, Passo Gardena, Monte Grappa. Froome non ci sarà, perché come sempre si concentrerà su un unico obiettivo stagionale: il Tour. Dovrebbero invece esserci Aru, Quintana e Nibali: i tre principali favoriti per la Maglia rosa. Aru ha finora fatto un terzo e un secondo posto al Giro; Quintana vinse il Giro nel 2014 e Nibali l’ha vinto l’anno scorso, dopo aver ripreso un Giro che sembrava ormai perso, dopo due tappe incredibili.

Nibali e Aru per ora sembrano voler fare il Giro, recuperare un po’ e poi puntare alla Vuelta (saltando quindi il Tour). Quintana sembra invece voler provare l’accoppiata Giro-Tour: l’ultimo a vincere entrambe le corse nella stessa stagione fu Marco Pantani, nel 1998. La cosa certa è che molti corridori parlano del Giro come di una corsa interessante e per certi versi più dura del Tour: il fatto che quest’anno ci sia il centesimo potrebbe convincere molti di loro ad andarci, anche tra quelli che puntano a tappe o maglie di un colore diverso dal rosa.

CORRECTION Italy Giro CyclingFabio Aru al Giro d’Italia del 2013 (AP Photo/Fabio Ferrari)

Il Tour de France

È alla sua edizione numero 104: partirà da Dusseldorf, in Germania, e dopo 3.516 chilometri arriverà come al solito a Parigi, sugli Champs-Élysées. Ci saranno il Col du Galibier e il Col d’Izoard e 36 chilometri totali a cronometro: pochi, per gli standard del Tour, e un’ottima notizia per chiunque voglia provare a competere con Froome (che va più forte di tutti anche in salita, ma a cronometro è ancora-più-forte-di-tutti). La tappa più bella, magari decisiva, potrebbe essere quella del 20 luglio. A guardare il percorso le tappe decisive per la Maglia gialla saranno soprattutto nella seconda metà – dal 12-13 luglio in poi – ma il Tour è particolarmente difficile perché basta una disattenzione, magari in un’apparentemente irrilevante tappa di pianura, per rimanere fuori dai giochi. Il percorso di alcune tappe non è ancora stato detto nel dettaglio (si sanno lunghezza, partenza e arrivo): la seconda tappa arriverà a Liegi.

Le Tour de France 2015 - Stage SixteenChris Froome al Tour de France del 2015 (AP Photo/Fabio Ferrari)