Oleg Tinkov nel 2015 con il trofeo del Giro d'Italia (LUK BENIES/AFP/Getty Images)
  • Sport
  • domenica 9 Ottobre 2016

Come sarà il ciclismo senza Oleg Tinkov?

Un colorito imprenditore russo lascerà lo sport a breve, dopo cinque anni di vittorie, decine di milioni spesi e comportamenti costantemente fuori dalle righe

Oleg Tinkov nel 2015 con il trofeo del Giro d'Italia (LUK BENIES/AFP/Getty Images)

Fra poche settimane l’imprenditore russo Oleg Tinkov lascerà la proprietà della Tinkoff Bank, una delle squadre di ciclismo più note e vincenti degli ultimi anni. Dopo cinque stagioni e almeno 50 milioni di euro investiti nel ciclismo, Oleg Tinkov tornerà a dedicarsi esclusivamente ai suoi affari in Russia: una decisione in parte motivata dall’esaurimento dei benefici che ha guadagnato dalla visibilità della squadra e in parte della sua posizione molto critica su come viene gestito il ciclismo internazionale.

Negli anni in cui ha vissuto nel mondo del ciclismo, Tinkov si è fatto conoscere per le sue stravaganze e per le sue incessanti critiche, spesso volgari, rivolte praticamente a tutti, dai propri ciclisti agli organizzatori delle grandi corse a tappe. La Tinkoff Bank, precedentemente nota come Team CSC e Team Saxo Bank, è stata una delle squadre più vincenti degli ultimi anni, per cui hanno corso i migliori ciclisti in circolazione, come Alberto Contador, Peter Sagan, Roman Kreuziger e Rafał Majka. Non si sa cosa verrà dopo ma gli addetti ai lavori e gli appassionati si chiedono se il ciclismo perderà qualcosa dopo il ritiro dalle corse di Tinkov — una grande squadra e un costante intrattenimento — o se invece perderà solamente un personaggio imprevedibile e dannoso per l’immagine delle corse in bici, per via dei suoi metodi di gestione puramente legati alla visibilità delle sue attività.

La durata media della sponsorizzazione di una squadra di ciclismo è compresa entro i dieci anni ma per quanto riguarda la Tinkoff si è sempre pensato che sarebbe durata molto meno. Tinkov non ha mai considerato la sua squadra come un business e l’anno scorso, in una lunga intervista, lo aveva ammesso senza problemi, dicendo di considerarla come un suo giocattolo.

Ora non so dire se è un programma decennale, ventennale o biennale. Non ci sono condizioni fisse. È tutto basato su come vanno le cose, su com’è il mio stato d’animo: ricorda, questo non è business, è solamente il mio giocattolo. E come un bambino, quando giochi con il tuo giocattolo a un certo punto può non essere più interessante. Magari ne avrò abbastanza alla fine di quest’anno. Non lo so, è difficile rispondere a questa domanda.

Figlio di un minatore siberiano e cresciuto a Leninsk-Kuznetsky, città non molto lontana dal confine con la Mongolia, Tinkov lasciò gli studi negli anni Ottanta per aprire una piccola attività di commercio di componenti elettroniche. La vendette qualche anno dopo per entrare nella ristorazione e nella produzione di bevande alcoliche: il suo birrificio Tinkoff divenne il quarto più grande birrificio indipendente in Russia e nel 2005 venne comprato dalla InBev, uno dei più grandi produttori di birra al mondo, per 170 milioni di euro. Dopo aver venduto il birrificio, nel 2007 Tinkov creò la Tinkoff Credit Systems, che ottenne molto successo principalmente per essere stata uno dei primi istituti bancari russi a offrire sevizi esclusivamente online. La Tinkoff Credit Systems, che ora si chiama solo Tinkoff Bank, è tuttora uno degli istituti finanziari più solidi del paese, anche se negli ultimi mesi ha passato dei momenti di difficoltà per via della complicata situazione economica della Russia.

Tinkov entrò nel mondo del ciclismo nel 2006 creando la Tinkoff Restaurants, squadra perlopiù formata da giovani ciclisti che partecipò anche al Giro d’Italia nel 2007 e che si distinse per le numerose fughe infruttuose dei suoi corridori. La squadra però gareggiò appena due anni e poi, per alcuni problemi economici della Tinkoff Bank, venne sciolta. Nel 2012 Tinkov entrò a far parte del Team Saxo Bank, che nel 2013 comprò per sei milioni di euro. Da allora la squadra ha vinto un Giro d’Italia, due Vuelta, un Giro delle Fiandre e diversi titoli nazionali. I suoi corridori di punta – Sagan, Contador e Majka – hanno vinto complessivamente una decina di tappe fra Giro, Tour e Vuelta, oltre ad alcuni importanti premi individuali, come il campionato del mondo vinto da Sagan nel 2015.

Nonostante il cospicuo numero di vittorie, Tinkov ha spesso criticato il rendimento dei suoi atleti nei loro periodi più negativi, criticando il regolamento perché non permette di tagliare i loro ingaggi in base al proprio rendimento.

Il problema del ciclismo è che non è facile tagliare gli stipendi, perché abbiamo i contratti da rispettare. Credo che il ciclismo abbia bisogno di un modello diverso. Il problema è che i ciclisti cercano sempre di aumentare il loro stipendio dopo una vittoria. Quando Peter Sagan vince, vuole più soldi. Quando cominciano a vincere va bene, hanno sempre più soldi. Purtroppo però non è possibile tagliare il loro stipendio quando vanno male, ma hanno un bonus quando vincono. Se non lo fanno hanno ancora un costo enorme per la squadra, e questo è veramente doloroso. Possono godere di una grande parte del nostro budget e non vincere, e io non posso fare nulla perché hanno un contratto di tre anni. Non mi piace questo modello. Naturalmente, se riuscissi a trovare una via legale per farlo, diminuirei il loro contratto.

L’ultimo ciclista a cui ha rivolto critiche e insulti è stato Alberto Contador, il suo corridore di maggior successo, colpevole, secondo lui, di avergli fatto perdere il primo posto nella classifica del World Tour.

Sono arrabbiato perché non abbiamo vinto il World Tour perché una volta è caduto, un’altra si è ammalato, un’altra volta si è ritirato. Non ha corso il Giro di Lombardia e non so se abbia deciso di farlo apposta, ma comunque non mi piace. È una merda. Per i soldi che guadagna, non sarebbe dovuto succedere.

Contador non ci sarà alla festa di addio perché gli ho detto: sei malato, stai a casa, non puoi portare il virus alla festa e far ammalare altri ragazzi prima dei campionati mondiali. Penso che la festa sarà migliore senza di lui in ogni caso perché è una persona triste. Non beve mai champagne e sta sempre attento a quello che mangia perché vuole vincere il Tour de France a luglio. È un comportamento stupido, è per questo che continua a cadere, è troppo duro con se stesso e troppo concentrato. Peter [Sagan] è più rilassato e alla mano. I ragazzi che stanno sempre seri sono sempre noiosi. Possono andare a fare in culo. Sono noiosi, hanno una vita terribile.

Tinkov è entrato nel ciclismo quasi esclusivamente per fare pubblicità alla sua società, anche se, stando a quanto dice, non ha ottenuto alcun beneficio economico per la Tinkoff Bank. Ha scelto il ciclismo perché è uno sport che ha praticato e continua a praticare, e perché le squadre che partecipano alle grandi corse hanno molta visibilità in Europa. Come annunciato per la prima volta lo scorso dicembre, questa è stata l’ultima stagione di Tinkov nel ciclismo, e in una lunga intervista a Cyclingnews ha spiegato le motivazioni della sua scelta, principalmente legate allo stato delle sue attività e all’organizzazione del ciclismo internazionale.

Ci sono due ragioni per le quali lascio il ciclismo. La prima è che la mia banca ha sponsorizzato per cinque anni la squadra e dal punto di vista del marketing siamo giunti a un limite, non attiriamo più investitori. Abbiamo quindi deciso di spostare la nostra pubblicità sulle tv. L’altra parte della mia decisione è più complessa. Ho capito che nessuno vuole lavorare con me per cambiare il modello di affari di questo sport. Negli ultimi tre anni ho provato a combattere con gli organizzatori delle corse e con l’UCI, ho cercato di trovare nuove fonti di reddito ma nessuno mi ha veramente appoggiato. Durante il 2015 mi sono sentito come Don Chisciotte. Se nessuno si occupa veramente del futuro del ciclismo, lo devo fare io?

È abbastanza semplice risolvere i problemi del ciclismo. Servono licenze di cinque anni, non di tre. Abbiamo bisogno di un mercato come quello calcistico, in modo che se vendo Peter Sagan posso farci del denaro. Nessuno ha una visione strategica, tutti hanno un orizzonte di dodici mesi.