(Michael Kappeler/picture-alliance/dpa/AP Images)

Anche la Germania non rispetta le regole europee?

Lo ha scritto Renzi, dicendo che le regole "devono rispettarle tutti", ma le cose non stanno proprio così

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Ieri sera, Matteo Renzi ha scritto un post sul suo nuovo blog in cui accusa la Germania di violare le regole europee in materia di surplus commerciale. La Germania, scrive Renzi, esporta troppo e questo è un problema per tutta l’Unione: «Le regole dicono che il surplus commerciale della Germania non può essere superiore al 6%, oggi è intorno al 9%. Si tratta di una violazione delle regole che fa male a tutta l’Europa. Se vogliamo essere seri fino in fondo dobbiamo chiedere con ancora più decisione che le regole le rispettino tutti, anche gli amici tedeschi».

In genere chi utilizza questa argomentazione vuole sottolineare il fatto che la Commissione e le altre istituzioni europee utilizzano due pesi e due misure: ai paesi del Mediterraneo, come l’Italia, viene imposto con durezza il rispetto delle regole europee, mentre la Germania può violarle impunemente. In realtà le regole non rispettate da Italia e Germania sono profondamente diverse, l’Italia ne viola in ogni caso molte di più e si trova in una situazione economica molto più preoccupante per la saluta economica dell’intera Unione.

Che regola viola la Germania?

Tecnicamente, nessuna. Non esiste nei trattati europei un articolo o un protocollo in cui si impone agli stati membri di non avere esportazioni superiori al 6 per cento del PIL (come invece esiste per le regole su deficit e debito pubblico). Quello a cui si riferisce Renzi è uno degli indicatori che la Commissione usa per identificare “possibili squilibri macroeconomici”. Questi indicatori – sono 14 in tutto – servono, semplificando, a decidere quando e nei confronti di quali stati membri la Commissione deve procedere a una “In Depth Review“, cioè un’analisi approfondita, per stabilire se il paese in questione ha o meno degli squilibri che potrebbero essere pericolosi per sé stesso e per il resto dell’Unione. Per queste ragioni, più che “regola”, il 6 per cento di surplus commerciale viene definito spesso una “soglia raccomandata“.

La Germania ha superato questa “soglia raccomandata”?
Sì, la supera regolarmente da cinque anni. Nel 2016 dovrebbe avere un surplus commerciale pari all’8,6 per cento del PIL, cioè circa 300 miliardi di euro, il valore più alto del pianeta. Il superamento della soglia ha fatto scattare nel corso del 2016 una IDR, cioè un’analisi approfondita da parte della Commissione sugli eventuali squilibri dell’economia tedesca. Qui potete leggere il risultato dell’analisi. Nel documento la Commissione chiede nuovamente alla Germania di ridurre il suo surplus commerciale, in particolare aumentando gli investimenti pubblici e alzando gli stipendi.

Per difendersi, i politici tedeschi spesso sostengono che parte del surplus è dovuto al crollo nel prezzo delle materie prime energetiche, che rappresentano una delle principali importazione tedesche. Inoltre, dicono, stipendi e pensioni sono in aumento almeno da due anni e non è possibile fare molto se l’incertezza della situazione globale spinge i cittadini tedeschi a risparmiare, invece che fare acquisti. Inoltre, sottolineano altri, il surplus della Germania è indirizzato quasi tutto fuori dall’Europa e soprattutto dall’area euro. Anche se venisse ridotto, quindi, è discutibile che sarebbero paesi come l’Italia o la Spagna a trarne i maggiori benefici.

cr2016_germany_en.pdf

Perché la Germania non è stata punita?
Nessun paese è mai stato punito per via dei suoi squilibri macroeconomici, anche se una procedura per sanzionarli è prevista dalle leggi europee. Oltre alla Germania, altri sei paesi al momento hanno squilibri macroeconomici, secondo la Commissione, e altri sei, tra cui l’Italia, sono hanno gravi squilibri macroeconomici. Nell’IDR dedicata all’Italia, la Commissione cita tra i vari squilibri macroeconomici: il debito pubblico superiore al 130 per cento del PIL, la produttività del lavoro ferma da 20 anni, la difficile situazione del settore bancario, un deficit in diminuzione ma ancora alto, un tasso di disoccupazione troppo alto e uno di occupazione troppo basso.

mip-surveillance-2016_en

Che regole viola l’Italia?
L’Italia è a rischio di violazione delle regole su debito e deficit esplicitamente nominate all’articolo 126 dei Trattati fondamentali dell’Unione europee e nei relativi protocolli: quelle che, semplificando, prevedono un deficit non superiore al 3 per cento del PIL e un debito inferiore al 60 per cento del PIL, oppure tendente al rientro. Le cose sono molto più complicate di come queste formule lasciano intendere: in genere è una trattativa tra Commissione e governo dello stato membro a decidere se un paese è dentro o fuori queste regole. Attualmente tra governo italiano e Commissione è in corso proprio una trattativa di questo tipo.

Se non rispettiamo le regole saremo puniti?
Sembra improbabile. In caso di fallimento delle trattative si innesca la complessa procedura che porta all’apertura di una cosiddetta “Procedura di infrazione” che, in ultima analisi, può comportare una multa allo stato membro in questione. Nella storia europea quasi tutti gli stati membri hanno avuto una procedura di infrazione aperta nei loro conflitti, ma nessuno ha mai ricevuto sanzioni. La Francia, per esempio, ha una procedura di infrazione aperta da otto anni; il Regno Unito ne ha una aperta da nove. L’Italia ne ha avuta una aperta tra 2009 e 2013.

È più grave esportare troppo o fare troppo deficit?
È una questione alla quale è difficile dare una risposta definitiva. Di sicuro, molti ritengono che fare troppo deficit comporti maggiori rischi immediati (si può andare in bancarotta per troppo deficit, difficilmente per troppe esportazioni) ma c’è anche chi la pensa in maniera differente. Gli autori dei trattati credevano che gli squilibri in fatto di deficit fossero molto più dannosi e per questo hanno reso le regole su debiti e deficit stringenti, mentre quelle sulle esportazioni rimangono dei semplici indicatori.

Riassumendo
La Germania ha da anni un surplus commerciale superiore alla soglia indicata dalla Commissione europea come “campanello d’allarme” per segnalare eventuali squilibri macroeconomici. Non è una delle regole inserite nei trattati europei, come per esempio quelle su deficit e debito che l’Italia è spesso accusata di violare, quindi è impreciso dire che “anche la Germania” non rispetta le regole europee.