(Da "La La Land")

Stasera cinema?

Esce "La La Land" e potremmo finalmente dividerci tra chi dice wow e chi che-noia; l'alternativa è "Split", il nuovo film di M. Night Shyamalan

(Da "La La Land")

Lalaland è una parola inglese che definisce uno «stato mentale euforico e sognante, distaccato dalla dura realtà», una condizione in cui si viaggia molto con la fantasia, pensando a qualcosa di molto bello e appagante. La La Land è il film della settimana, del mese e forse dell’anno. Ha ottenuto 14 nomination agli Oscar e ci si aspetta che ne vinca almeno sette-otto (dovesse vincerne 12 diventerebbe invece il film più premiato della storia del cinema). È un musical e se vi piace il genere è proprio difficile che non vi lasci soddisfatti. Potrebbe però piacervi anche se non siete gente da musical, e qui ci sono un po’ di motivi. L’alternativa più interessante è Split, il nuovo film del regista di Il sesto senso, in cui James McAvoy interpreta un uomo con almeno 23 diverse personalità. Questa settimana sono usciti anche Proprio Lui, una commedia con Brian Cranston e James Franco che non sembra avere molti elementi per meritarsi di essere visto, e tre film francesi.

La La Land

Ha battuto o eguagliato un paio di record della storia del cinema – ha vinto sette Golden Globe, come mai nessun film prima, ed è stato nominato per 14 Oscar, come era successo solo a due altri film, Titanic ed Eva contro Eva – ed è una sorta di bignami di parte della storia del cinema, soprattutto quella dei musical. Poi è anche un film romantico, con balli di tip-tap al tramonto, canzoni d’amore, colori sgargianti, qualche momento divertente e qualcosa che potrebbe far piangere i più sensibili. Il regista è Damien Chazelle, che ha 32 anni e se dovesse vincere l’Oscar alla Miglior regia sarebbe il più giovane a riuscirci. I protagonisti sono Ryan Gosling ed Emma Stone: lui interpreta un musicista con una grande passione per il jazz; lei una cameriera che prova a fare l’attrice ma che non viene mai scelta ai provini. All’inizio si stanno antipatici – in una delle prime canzoni del film si dicono entrambi che è uno spreco che, con una serata così bella e una vista così bella ci siano lì loro due, che non provano interesse l’uno per l’altro – poi invece si innamorano.

A.O. Scott, il più famoso critico del New York Times, ha scritto che il film è «sia una commedia romantica che un melodramma sul mondo dello spettacolo, sia un’opera di trucchi sublimi che di toccante autenticità». Anthony Lane sul New Yorker ha scritto che i colori «sembrano esploderci in faccia» e ha consigliato di andarlo a vedere «nel più grande schermo della zona, con il miglior audio possibile, anche se per farlo doveste viaggiare tutto il giorno». Ha aggiunto: «Guardatelo dopo aver bevuto un cocktail e, qualsiasi cosa facciate, non aspettate il DVD e non cercate di scaricarlo». Ha anche scritto che il film – in cui c’è anche un pochino di Parigi – è «mezzo francese», per lo stile e per alcuni film che cita, per esempio il musical del 1967 Les Demoiselles de Rochefort, in Italia noto anche come Josephine (una sua versione più corta). Pensate a queste scena, guardando l’inizio di La La Land.

 

Split

Se preferite bui scantinati a abiti coloratissimi e cose che fanno paura a innamorati che si cantano il loro reciproco amore, Split è un’ottima alternativa. Aiuta anche aver visto e apprezzato Unbreakable – Il predestinato, SignsIl sesto senso: il regista è lo stesso M. Night Shyamalan. Uno che ama finire i suoi film con grandi colpi di scena e che, secondo i critici, non è ancora riuscito a farne un altro bello quanto Il sesto senso. Secondo alcuni Split gli si avvicina, soprattutto grazie all’ottima interpretazione del protagonista, l’attore scozzese James McAvoy. McAvoy interpreta un uomo con un disturbo dissociativo dell’identità – ne ha almeno 23 e nel film se ne vedono nove – che rapisce tre ragazze e le rinchiude in uno scantinato.

La storia di Split è in parte ispirata a quella di Billy Milligan, un uomo con personalità multipla che a fine anni Settanta rapì e stuprò delle studentesse universitarie, per poi essere assolto per infermità mentale. Sulla storia di Milligan c’è in ballo anche un altro film con protagonista Leonardo DiCaprio (qualcuno ha detto “secondo Oscar?”). I film con protagonisti con una personalità doppia o multipla sono tanti e alcuni famosissimi: Psyco di Alfred Hitchcock o Schegge di paura, con Richard Gere e Edward Norton, che per questo film – il suo primo di un certo rilievo – fu nominato all’Oscar. Guardate come cambia faccia in questo video e capirete perché.

Proprio Lui

È una commedia scritta e diretta da John Hamburg – il regista di …e alla fine arriva Polly e uno degli sceneggiatori di Zoolander – con due attori che si alternano spesso tra quei ruoli cosiddetti “impegnati” e cose più leggere: James Franco e Bryan Cranston. Nel cast c’è anche Zoey Deutch nel ruolo di Stephanie Fleming. Franco interpreta il suo fidanzato, che sembra lì lì per chiederle di sposarlo; Cranston è il padre di Stephanie, che va a trovare la figlia e sviluppa una grande antipatia per il personaggio di Franco, piuttosto rozzo, arrogante e sboccato. E poi succedono altre cose, da commedia.

Proprio Lui non sta piacendo né al pubblico né alla critica: quando va bene si prende la sufficienza, ma spesso non va bene e si prende insufficienze e recensioni negative. L’idea generale è: Cranston e Franco sono bravi ma non possono fare niente per salvare una storia prevedibile e troppo simile ad altre, con gag e cliché visti mille volte. Hamburg ha sceneggiato anche Ti presento i miei, Mi presenti i tuoi?Vi presento i nostri (che sono tre film con Ben Stiller e Robert De Niro, non uno scioglilingua). Insomma dopo Ti presento i miei Hamburg si è affezionato al genere e ci ha tirato fuori altri tre film. Ti presento i miei è tra l’altro un remake di Meet the Parents, un film del 1992 di Greg Glienna. Gilenna che fece il suo film un anno dopo Il padre della sposa, un film del 1991 con Steve Martin, che era un remake di Il padre della sposa, un film del 1950 di Vincent Minelli, con Spencer Tracy ed Elizabeth Taylor.

Zero Days

È un documentario – recensito positivamente – girato da Alex Gibney, che nel 2008 vinse l’Oscar per il documentario Taxi to the Dark Side che racconta come gli Stati Uniti trattarono i loro prigionieri in Afghanistan, Iraq e a Guantanamo. Zero Days parla invece di Stuxnet, un virus informatico autoreplicante scoperto nel 2010 e commissionato da Israele e Stati Uniti per infiltrarsi nel programma nucleare iraniano. Stuxnet si diffuse molto più del previsto, creando problemi di diverso tipo. Si parla anche di guerra cibernetica, se vi interessa il genere.

A proposito di computer e guerra, un film molto diverso e più leggero: Wargames – Giochi di guerra, del 1983, per vedere come si immaginavano il futuro nel passato. E per impratichirsi con il concetto di distruzione mutua assicurata.

Oppure

Il film d’animazione della settimana è Doraemon Il Film – Nobita e la nascita del Giappone. I tre film francesi sono Riparare i viventi (un film drammatico, tratto da un romanzo di Maylis de Keranga), Les Ogres (che parla di una compagnia teatrale itinerante) e Il viaggio di Fanny, sulla storia vera di un gruppo di bambini che durante l’occupazione nazista in Francia cercarono di scappare in Svizzera.

Il film più visto in italia degli ultimi giorni è stato L’ora legale di Ficarra e Picone. In alternativa si fa ancora in tempo a vedere Arrival: otto nomination per gli Oscar, cosa insolita per un film di fantascienza.