Cosa si dice di “Silence”

È il nuovo film di Scorsese e non potrebbe essere più diverso da "The Wolf of Wall Street": è religioso, riflessivo e molto bello, dicono

(Da "Silence")

Silence, il nuovo film di Martin Scorsese, è nei cinema da oggi, giovedì 12 gennaio. È ambientato nel Diciassettesimo secolo e racconta la storia della persecuzione di due preti gesuiti portoghesi che vanno in Giappone per cercare un altro prete, andato lì per convertire i giapponesi al cattolicesimo, scoprendo che molti giapponesi sono tutt’altro che desiderosi di essere convertiti. Liam Neeson è il prete da cercare (perché sembra abbia «denunciato Dio in pubblico e rinnegato la fede»); Andrew Garfield e Adam Driver i due che provano a trovarlo.

I gesuiti – o più esattamente la Compagnia di Gesù – sono un ordine tra i più importanti della Chiesa, con una lunga storia: hanno esplorato tutto il mondo, combattuto guerre, organizzato complotti, influito spesso nelle sorti e nelle questioni del cattolicesimo e sono sempre stati molto istruiti e interessati all’altrui istruzione e conversione. Qui c’è la storia più dettagliata; quello che serve al film è spiegato nel film.

Silence è tratto da un libro scritto nel 1966 da Shusaku Endo, ed erano anni che Scorsese aveva in mente di farci un film. La sceneggiatura è di Jay Coocks, che per Scorsese ha già scritto Gangs of New York e L’età dell’innocenza, e dello stesso Scorsese, che non scriveva un suo film dai tempi di Casinò, uscito nel 1995. Ancora prima che uscisse, si parlava di Silence come uno dei film che avrebbe potuto vincere l’Oscar; nel frattempo però Silence non ha vinto nessuno dei premi che precedono gli Oscar, quindi è improbabile che possa vincere qualche premio importante. Ha avuto recensioni quasi sempre buone, in alcuni casi ottime, che contengono le parole “profondo”, “capolavoro” e “monumentale”. Molti critici hanno detto che Silence è uno dei migliori film di Scorsese: uno che tende a farli molto belli, i film, e che ne ha fatti molti.

«Non è il tipo di film che piace o non piace»

Bisogna evidentemente aspettarsi qualcosa di molto diverso dai film più recenti di Scorsese – The Wolf of Wall Street, Hugo Cabret e Shutter Island – o da alcuni di quelli per cui è così famoso e apprezzato: Toro scatenato, Taxi Driver o Quei bravi ragazzi. Come in molti altri film di Scorsese ci sono scene piuttosto crude di violenza (e in questo caso torture); Silence è però anche un film meditativo, religioso, lungo (due ore e 40 minuti) e in certe sue parti molto lento. Anthony Lane del New Yorker ha scritto che «Silence è una ferma, risoluta e magistralmente eseguita epica storica sulla fede e il martirio. Molte scene sono girate all’aperto, sulle colline o nelle foreste, con luce naturale; certe scene girate al chiuso – in caverne e capanne ombrose – sono illuminate per assomigliare a quadri di Caravaggio».

Rotten Tomatoes ha fatto una sintesi del sentire comune dei principali critici di cinema nei confronti di Silence scrivendo: «Mette fine a una ricerca creativa che Scorsese porta avanti da un decennio [in cui ha fatto film con stili molto diversi tra loro] con un profondo ed emotivamente potente sguardo alla spiritualità e alla natura umana, ed è uno dei suoi migliori film». Matt Zoller Seitz ha scritto su RogerEbert.com«Silence è un’opera monumentale, che ci punisce. Ci manda all’inferno senza nessuna promessa di redenzione, solo una serie di domande e dubbi, sensazioni ed esperienze. Non è il tipo di film che piace o non piace. È un film che si percepisce e assimila». Brian Formo di Collider ha scritto che il film parla della «necessità della religione di adattarsi al quando e al dove in cui è praticata», che piacerà moltissimo a chi fa meditazione e che è un film che, dopo averlo visto, «si va a letto rispettandolo e ci si sveglia amandolo».

Oltre ai temi trattati e alle questioni morali che solleva, Silence è stato apprezzato per la recitazione di Driver e Garfield e la fotografia: non tutti hanno tirato in ballo Caravaggio ma molti hanno fatto notare che il film – girato su pellicola, cosa che Scorsese non faceva da Shutter Island – ha luci, scene e inquadrature di altissimo livello.

Scorsese e la religione

Silence è il terzo film a tema religioso di Scorsese: nel 1988 uscì L’ultima tentazione di Cristo (interpretato da Willem Dafoe; Harvey Keitel era Giuda e David Bowie Ponzio Pilato) e nel 1997 uscì Kundun, su Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama. La religione è però entrata spesso in altri film di Scorsese, in vario modo:

In Italia di Silence si è parlato un paio di mesi fa, quando il film fu proiettato a Roma davanti a 400 gesuiti e quando Scorsese incontrò il Papa (che per ora non sembra aver visto il film); il 9 dicembre uscì invece un’intervista di oltre 20 pagine fatta a Scorsese da Antonio Spadaro, direttore di La Civiltà Cattolica.

Scorsese e la religione sono stati raccontati a novembre sul New York Times Magazine da Paul Elie in “La passione di Martin Scorsese“. Scorsese ha raccontato come si avvicinò alla religione nonostante i suoi genitori non fossero praticanti: «Mi fidavo della Chiesa perché quello che insegnava e predicava aveva senso. Capivo che c’era un altro modo di pensare, di guardare fuori e oltre al mondo duro in cui stavo crescendo [la Little Italy di New York]». La stessa cosa la faceva il cinema, e Scorsese lo scelse mantenendo però un interesse verso la religione e, più in generale, la spiritualità. L’articolo – che contiene SPOILER, meglio leggerlo dopo il film – racconta i film religiosi di Scorsese, in particolare Silence. Del libro da cui è tratto, Scorsese ha detto che «parla della necessità della fede di combattere la voce dell’esperienza».

Com’è che Scorsese fa fatica a fare un film?

Oltre a parlare della fede di Scorsese – e di quella che secondo alcuni è un’ambiguità tra alcune cose di certi suoi film (violenza, sesso, droga e Rolling Stones) – l’articolo del New York Times Magazine spiega anche come mai un regista come Scorsese – apprezzatissimo anche dal pubblico, perché i suoi film vanno spesso molto bene – ha fatto una gran fatica a fare Silence. Scorsese lesse il libro di Endo (uscito nel 1966) nel 1988: gli fu regalato dopo che il Vaticano definì “moralmente offensivo” il suo film L’ultima tentazione di Cristo, soprattutto perché ci sono scene in cui Gesù immagina di fare sesso con Maria Maddalena.

A Scorsese il libro piacque molto, e decise di farci un film: ma ci volle del tempo, un po’ perché Scorsese doveva pensare a come farlo. Ha detto che «con l’età le idee vanno e vengono. Domande, risposte, domande che diventano senza risposta e nuove domande» ma che Silence «era diventato un’ossessione, andava fatto». Ci furono poi anche problemi di produzione: chi potrebbe dare i soldi per un film di Scorsese è in genere più allettato da un film come The Wolf of Wall Street che da un film come Silence. Le cose iniziarono a muoversi nel 2009, quando si pensò a Daniel Day-Lewis per il ruolo che poi è andato a Neeson e a Benicio del Toro e Gael García Bernal per gli altri due ruoli principali. Al progetto si interessò anche il produttore italiano Cecchi Gori, ma le cose non andarono bene. Le riprese di Silence iniziarono nel 2014, a Taiwan e Taipei.

Scorsese e il silenzio, prima di Silence

Scorsese è famoso per le sue colonne sonore e per alcune battute di certi personaggi dei suoi film. Usava benissimo anche i silenzi, ancora prima di Silence.