Combattenti sciiti ad Abu Shuwayhah, a sud di Mosul (AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 2 novembre 2016

Chi combatte a Mosul, e per cosa

I peshmerga curdi, l'esercito e le forze speciali irachene, le milizie sciite e sunnite: una breve guida per capirci qualcosa di più

Combattenti sciiti ad Abu Shuwayhah, a sud di Mosul (AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images)

La battaglia di Mosul è cominciata all’alba del 18 ottobre, quando l’esercito iracheno, una serie di milizie sunnite e sciite e migliaia di soldati peshmerga hanno cominciato le operazioni contro lo Stato Islamico, che controlla la città irachena dal giugno 2014. La battaglia non sarà breve, anche se la sconfitta dello Stato Islamico sembra inevitabile. Nelle ultime due settimane esperti e giornalisti si sono concentrati soprattutto sul post-conflitto e hanno cercato di capire cosa succederà a Mosul una volta liberata. Non è facile fare previsioni, anche perché alla battaglia stanno partecipando forze molto diverse tra loro, che hanno interessi spesso conflittuali. La prima cosa da fare è capire chi sta combattendo a Mosul e cosa vuole: capire chi sta con chi, quali accordi sono stati presi finora e come si stanno muovendo le forze in campo.

Lo Stato Islamico
Lo Stato Islamico controlla Mosul dal giugno 2014. Non si sa con esattezza quanti miliziani ci siano in città, anche se alcune stime, tra cui quella del primo ministro iracheno Haydar al Abadi, parlano di poche migliaia. A differenza delle ipotesi che si erano fatte prima dell’inizio dell’offensiva, lo Stato Islamico sta opponendo una intensa resistenza alle forze della coalizione. Sta impiegando soprattutto tattiche tipiche della guerriglia urbana, tra cui attacchi diversivi (come a Kirkuk) e autobombe, una vasta rete di tunnel sotterranei e l’uso di scudi umani. Per lo Stato Islamico, Mosul non è una battaglia come un’altra: ha un’importanza simbolica enorme – qui, per esempio, Abu Bakr al Baghdadi tenne il suo unico discorso pubblico, nell’estate 2014 – e una valenza strategica insostituibile. Senza Mosul, lo Stato Islamico in Iraq non sarà più uno stato, diciamo così: tornerà a essere quello che era prima del 2014, un gruppo estremista clandestino che fa attentati terroristici contro le forze regolari irachene e contro i militari stranieri, se ci saranno.

L’esercito iracheno
L’esercito iracheno è stato considerato il primo responsabile della caduta di Mosul nell’estate 2014. Nonostante una netta superiorità numerica, di fronte all’avanzata dello Stato Islamico i soldati iracheni scapparono, lasciando dietro di loro anche molte armi (alcune delle quali americane, visto che gli Stati Uniti avevano contribuito alla ricostruzione dell’esercito iracheno dopo avere destituito l’ex presidente Saddam Hussein). Oggi l’esercito si è riorganizzato. Le sue operazioni sono coordinate dall’aeroporto di Qayyarah, a sud di Mosul, dove operano anche gli americani. Da sud arriva anche una milizia sunnita che fa riferimento agli Jabouri, un gruppo iracheno molto potente e appoggiato dal primo ministro Abadi, e che potrebbe essere coinvolto nel governo di Mosul dopo la liberazione della città. Finora l’avanzata non è stata rapidissima, anche perché lo Stato Islamico sta bruciando petrolio dei pozzi nell’area per ridurre la visibilità dall’alto, di modo da scoraggiare la coalizione internazionale anti-ISIS a compiere attacchi aerei in appoggio all’offensiva di terra. Per l’esercito e per il governo iracheno è fondamentale riconquistare Mosul: sarebbe una dimostrazione di forza, oltre che una vittoria necessaria per ristabilire il controllo sul territorio nazionale. Altrettanto necessario è mostrarsi difensori dell’intero popolo iracheno, e non soltanto degli sciiti, come invece è accaduto in passato.

esccL’esercito iracheno (indicato in rosso) sta avanzando verso Mosul da sud (da Liveuamap)

La “Golden Division”
Le forze speciali irachene, che fanno parte della cosiddetta “Golden Division”, sono una specie di corpo di élite addestrato dagli Stati Uniti e considerato il più preparato a riprendere il controllo delle aree urbane. La Golden Division è stata istituita nel 2003, poco dopo l’invasione americana in Iraq: è stata addestrata, armata e rifornita dalle forze speciali americane allo scopo di compiere operazioni militari complesse. È la divisione armata irachena più professionale e meno settaria, anche se per molto tempo è stata conosciuta come “Dirty Division” ed è stata accusata di gestire delle prigioni segrete e di compiere delle uccisioni in maniera arbitraria. È considerata dagli americani molto più affidabile dell’esercito regolare ed è stata quella che ha guidato le operazioni militari nella riconquista di Ramadi e Fallujah, due città irachene che erano finite sotto il controllo dello Stato Islamico. Non è mai stata messa sotto il controllo del ministero della Difesa e risponde direttamente al primo ministro iracheno. La Golden Division, la cui reputazione è stata riabilitata durante la guerra contro lo Stato Islamico, è stata la prima forza a entrare a Mosul, da est: è quella a cui dovrebbero essere affidate buona parte delle prime operazioni militari nel centro urbano.

forze-specialiLa Golden Division è entrata a Mosul da est: i combattimenti contro lo Stato Islamico sono segnati con il simbolo del kalashnikov (da Liveuamap)

Le milizie sciite
È l’espressione usata per indicare Hashd al Shaabi, un’organizzazione più nota con il nome inglese di “Popular Mobilization Units”. Sulla carta le milizie sciite sono sotto il controllo del governo iracheno, dominato dagli sciiti, ma di fatto i gruppi più potenti rispondono all’Iran e in passato sono stati accusati di gravi violenze settarie contro i sunniti. Il governo iracheno le ha ripescate, diciamo così, per combattere lo Stato Islamico: non sarà permesso loro entrare nelle città a maggioranza sunnita, per evitare nuove atrocità. Finora si sono mosse da sud, dalla zona della base militare di Qayyarah controllata dalle forze della coalizione, verso nord-ovest, con l’obiettivo di conquistare Tal Afar, una città a 80 chilometri da Mosul. La conquista di Tal Afar sarebbe molto importante per la battaglia contro lo Stato Islamico, perché interromperebbe la principale via di rifornimento e comunicazione tra Mosul e i territori controllati dal gruppo in Siria. Ma potrebbe anche creare non pochi problemi su un altro fronte, quello dei rapporti con la Turchia: attraverso l’azione delle milizie sciite, l’Iran vuole aumentare la sua influenza nel nord dell’Iraq, a cui sono interessati anche i turchi. I toni non sono troppo rilassati. Hadi al Amari, il comandante delle forze Badr, la più grande milizia irachena sciita, ha detto: «Se la Turchia manda i suoi carri armati per costruirsi un’altra enclave in Iraq così come ha fatto in Siria, trasformeremo Mosul in un cimitero turco».

tal-afarLe milizie sciite si stanno spostando dalla zona rossa a sud, controllata dal governo iracheno, verso Tal Afar, a ovest di Mosul (da Liveuamap)

I peshmerga
I peshmerga sono l’esercito del Kurdistan Iracheno, una regione autonoma dell’Iraq. Sono stati i responsabili della prima fase dell’offensiva verso Mosul e hanno conquistato diverse cittadine a maggioranza cristiana a est della città irachena. Il loro ruolo – che è stato fondamentale per aprire la strada alle forze speciali irachene – è stato formalizzato da un accordo con il primo ministro Abadi, piuttosto inusuale viste le frequenti diatribe tra i due governi. Stando agli accordi, i peshmerga non avanzeranno ulteriormente e non entreranno a Mosul. Probabilmente rivendicheranno il controllo sui territori già conquistati, innescando uno scontro con il governo iracheno nel post-conflitto.

peshI peshmerga sono indicati in giallo: nella prima fase dell’offensiva hanno conquistato diversi territori a est di Mosul (da Liveuamap)

La Turchia
I soldati turchi si trovano nel campo di Bashiqa, circa 35 chilometri a nord-est di Mosul. Qui addestrano i musulmani sunniti e i peshmerga curdi (che non sono il PKK: ci sono molte divisioni anche nel fronte dei curdi) che stanno prendendo parte alla battaglia di Mosul. I sunniti addestrati dai turchi fanno parte di un gruppo che fa capo ad Atheel al Nujaifi, ex governatore della provincia di Ninive di cui Mosul è il capoluogo. Jonathan Marcus, corrispondente diplomatico di BBC, ha sintetizzato bene gli interessi turchi in Iraq: «È un’amalgama di preoccupazioni strategiche contemporanee, di ragioni legate alla politica interna e di nostalgia per il passato ottomano». La Turchia vuole, in ordine: evitare che il PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, arcinemico del governo turco) estenda la sua influenza nel nord dell’Iraq, un territorio che confina con il sud-est della Turchia; limitare il potere dell’Iran, presentandosi come protettore delle popolazioni arabe sunnite e della minoranza turkmena che abita queste zone; e difendere una politica estera più interventista, riprendendo la retorica della grandezza dell’impero ottomano. La strategia turca sta incontrando molte resistenze dal governo iracheno, dalle milizie sciite e anche dagli americani, mentre è appoggiata dal Kurdistan Iracheno.

1Mosul e la base di Bashiqa, dove i turchi addestrano i musulmani sunniti e i peshmerga curdi (da Liveuamap)

Gli americani
Negli ultimi due anni gli Stati Uniti hanno ampliato la loro presenza militare in Iraq, nonostante il presidente Obama avesse annunciato la sua intenzione di ridurre il numero dei soldati americani nella regione. Ufficialmente in Iraq non sono presenti truppe di terra con ruoli di combattimento, anche se alcuni analisti dicono il contrario. L’amministrazione Obama sostiene che il personale militare americano in Iraq abbia solo il compito di addestrare le forze irachene, tra cui la Golden Division che sta guidando l’attacco contro lo Stato Islamico a Mosul. Al momento sembra che in Iraq siano presenti diverse migliaia di americani, tra soldati regolari e contractors. Di certo si sa che gli Stati Uniti stanno compiendo degli attacchi aerei per indebolire lo Stato Islamico e aprire la strada all’avanzata delle forze di terra.

Ricapitolando
A Mosul c’è lo Stato Islamico, e fin qui ci siamo. Le prime fasi della battaglia sono state guidate per lo più dai peshmerga, che hanno ricacciato indietro i miliziani dello Stato Islamico da diverse cittadine a nord e a est di Mosul, e poi si sono fermati e hanno lasciato il campo alle forze speciali irachene, la cosiddetta Golden Division. I peshmerga stanno collaborando sia con i turchi a nord-est sia con il governo iracheno a est. L’esercito iracheno regolare sta operando principalmente a sud, alleato con le milizie sciite e sunnite, che però tra loro non si sopportano. Le milizie sciite puntano a prendere il controllo di Tal Afar, ma la Turchia non è d’accordo e potrebbe reagire. Allo stesso tempo il governo iracheno non è per niente felice delle interferenze della Turchia e negli ultimi giorni la tensione tra i due paesi è aumentata molto. E poi ci sono gli americani, che sostengono un po’ tutti ad eccezione delle milizie sciite, ma con molte perplessità sul protagonismo turco. Ad oggi è difficile dire cosa ne sarà di Mosul, una volta liberata. Per ora si sa solo che la battaglia non sarà facile: potrebbe durare anche diversi mesi, dicono gli esperti.

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