Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la trasmissione di Rai1 'L'Arena' condotta da Massimo Giletti. Roma, 9 ottobre 2016 (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

Cosa succede oggi nel PD

Diversi esponenti del partito hanno dichiarato che voteranno "No" al referendum costituzionale e nella direzione nazionale Matteo Renzi ha cercato una mediazione

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la trasmissione di Rai1 'L'Arena' condotta da Massimo Giletti. Roma, 9 ottobre 2016 (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

Oggi è alle 17 e 45 è iniziata a Roma la direzione nazionale del PD. È un incontro piuttosto complicato perché diversi dirigenti o ex dirigenti del partito hanno dichiarato – chi già da mesi, chi negli ultimi giorni – che voteranno “No” al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. I giornali parlano di “spaccatura” nel Partito Democratico e dicono che probabilmente, per trovare una mediazione, il segretario e presidente del Consiglio Matteo Renzi oggi annuncerà un intervento sull’Italicum, la nuova legge elettorale approvata con tre voti di fiducia che il governo ha accettato di ridiscutere.

Per cercare di trovare una mediazione, nel suo intervento Renzi ha proposto la creazione di una delegazione del PD per interrogare le altre forze politiche presenti in parlamento e trovare un accordo sulla nuova legge elettorale. Della commissione faranno parte il vicesegretario del PD, il presidente del PD, i due capigruppo di Camera e Senato e un esponente della minoranza. La proposta sarà probabilmente messa ai voti al termine della direzione. L’altro intervento importante è stato quello di Gianni Cuperlo, uno dei leader della minoranza. Cuperlo ha detto che se non sarà trovato un accordo sull’Italicum, al referendum costituzionale voterà “No” e successivamente rassegnerà le sue dimissioni da deputato.

Matteo Renzi e le altre forze politiche che sostengono il suo governo – le principali sono Area Popolare (NCD più UdC) e ALA (i cosiddetti “verdiniani”) – sono favorevoli alla riforma costituzionale che sarà oggetto del referendum di dicembre. Il presidente del Consiglio ha investito molto nel referendum costituzionale, dicendo che si voterà sulla “madre di tutte le riforme” e dicendo che si dimetterà in caso di vittoria dei “No”. Contro la riforma al momento sono schierate tutte le forze che si trovano all’opposizione – dalla sinistra radicale alla Lega Nord, passando per il Movimento 5 Stelle e Forza Italia (che inizialmente aveva collaborato alla scrittura della riforma, votandola anche in Parlamento) – ma anche una cospicua minoranza all’interno del Partito Democratico.

Per capire i recenti annunci della minoranza del PD è necessario ricordare come sono andate le cose fino a qui. Molte critiche alla riforma costituzionale erano arrivate anche dall’interno dello stesso PD durante l’iter parlamentare di approvazione: alcuni esponenti della cosiddetta minoranza del partito avevano votato contro il testo in Commissione e avevano presentato degli emendamenti in particolare per modificare l’articolo 2 della riforma e per rendere il Senato elettivo. Gli oppositori interni erano circa una trentina e avevano fatto notare come nella combinazione tra la riforma e la nuova legge elettorale ci fosse un grosso rischio. L’Italicum, infatti, prevede un ampio premio di maggioranza alla Camera per il partito che ottiene un voto in più degli altri e secondo i critici concentrando le funzioni legislative alla Camera, dove la forza di maggioranza godrà di un ampio vantaggio in termini di parlamentari rispetto all’opposizione, si rischierebbe di dare una rappresentanza eccessiva rispetto al reale consenso al governo e alla forza parlamentare che lo sostiene. Dopo lunghe trattative e mediazioni, la minoranza del PD aveva comunque accettato di votare le riforme costituzionali in Parlamento, continuando però a chiedere una modifica della legge elettorale.

(Perché si parla sempre dell’Italicum)

Tra i principali critici interni c’era Pierluigi Bersani che due giorni fa, in un’intervista al Corriere della Sera, ha anticipato che alla direzione del partito che si terrà oggi dichiarerà il suo voto contrario al referendum. Ancora una volta Bersani ha spiegato di essere preoccupato dal «combinato disposto» con l’Italicum: ha detto che «da sola» la riforma non cambia la forma di governo, «ma in combinazione con la legge elettorale la cambia radicalmente. Si va verso il governo di un capo, che nomina sostanzialmente un Parlamento che decide tutto, anche con il 25% dei voti». Anche Roberto Speranza, in un’intervista a Repubblica, ha spiegato la stessa cosa: «Con l’Italicum, il nostro voto è No». E ancora: «Ora si dice “siamo disponibili a cambiare”. Ma vorrei ricordare tutta l’energia messa per l’Italicum. Nell’aprile del 2015 quando l’abbiamo approvato, 10 deputati sono stati sostituiti in commissione, il governo ha messo la fiducia (…). Noi non abbiamo votato la fiducia, io mi sono dimesso da capogruppo del Pd». La direzione sarebbe quindi «l’ultima possibilità. Però non per annunci generici: il governo e la sua maggioranza hanno prodotto il disastro dell’Italicum, ora senza una loro vera iniziativa ogni mossa e invito al Parlamento, è una perdita di tempo».

Hanno fatto capire che voteranno “No” anche Michele Emiliano, attuale presidente della regione Puglia («Questa riforma è pessima e tecnicamente invotabile») e l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino intervistato dalla Stampa dopo l’assoluzione sul caso degli scontrini. Gianni Cuperlo, altro esponente della minoranza del PD, non ha ancora preso posizione. Infine, da settimane, sta facendo campagna elettorale per il “No” Massimo D’Alema, storico dirigente di partito della sinistra italiana, tra le altre cose già ministro degli Esteri e presidente del Consiglio. D’Alema, che dentro il Partito Democratico aveva dato sostegno alla segreteria di Pier Luigi Bersani e poi alla candidatura a segretario di Gianni Cuperlo, sostiene che la nuova legge elettorale sia incostituzionale e ha organizzato un comitato per il “No”.

Matteo Renzi ha risposto a Bersani domenica durante la trasmissione L’Arena di Giletti su Rai Uno, dicendo che «Bersani ha votato tre volte questa riforma alla Camera. Non l’ho scritta da solo di nascosto a Rignano sull’Arno». E poi: «Rispetto le opinioni di tutti, ma se Bersani cambia idea per il referendum, ciascuno si farà una sua opinione su questo». In un post su Facebook, l’ex segretario del PD ha replicato: «La solita ipocrisia di chi fa finta di non capire. Con l’elezione diretta dei senatori e un radicale cambiamento dell’Italicum, con tutti i suoi limiti, la riforma costituzionale sarebbe potabile. Con la nomina dei senatori e dei deputati e con la democrazia del capo, la riforma è indigeribile. Da sempre, e in tutti i passaggi, questa è stata la mia posizione. Il resto sono chiacchiere o propaganda».

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