(ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI)

Com’è andata la direzione nazionale del PD

Era molto attesa per via degli scontri interni al partito: è finita con una specie di tregua e una proposta per modificare insieme la legge elettorale

(ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI)

Lunedì 10 ottobre, la direzione nazionale del PD ha deciso di costituire una commissione per discutere con le altre forze politiche i cambiamenti da apportare alla legge elettorale, il cosiddetto Italicum, una delle questioni politicamente più controverse di questa stagione. La commissione è stata proposta dal segretario del PD e presidente del Consiglio Matteo Renzi e approvata all’unanimità da tutti i delegati presenti. Della commissione faranno parte il vicesegretario del PD, il presidente del PD, i due capigruppo di Camera e Senato e un esponente della minoranza.

La creazione della commissione costituisce una sorta di tregua temporanea tra maggioranza e minoranza del PD, che negli ultimi giorni si sono scontrate duramente proprio sulla legge elettorale. Diversi esponenti della minoranza, tra cui Pierluigi Bersani e Roberto Speranza, avevano dichiarato che avrebbero votato “No” al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre se l’Italicum non fosse stato cambiato. Nel corso del suo intervento, un altro importante esponente della minoranza, Gianni Cuperlo, ha detto che anche lui senza modifiche alle legge elettorale voterà “No” aggiungendo che, in quel caso, si dimetterà da deputato.

A causa di queste tensioni i giornali hanno descritto l’incontro di oggi come delicato e complicato. Ed effettivamente, diversi delegati intervenuti nel corso della direzione hanno parlato con toni accorati, come se il partito fosse a un passo dalla scissione. Uno degli interventi più apprezzati è stato quello dell’ex candidato sindaco di Roma Roberto Giachetti, che ha ricordato agli esponenti della minoranza come l’Italicum e la riforma della Costituzione sia state più volte modificate, proprio per andare incontro alle richieste della minoranza.

Gli interventi dei principali dirigenti sono comunque rimasti abbastanza contenuti, anche se le divisioni più profonde non state comunque sanate. Nonostante la proposta di Renzi abbia ottenuto l’unanimità dei consensi diversi esponenti della minoranza hanno detto che la formazione di una commissione rischia comunque di non essere sufficiente. Secondo i giornali, diversi esponenti della minoranza hanno abbandonato la sala prima del voto, avvenuto per alzata di mano.

Speranza, ex capogruppo alla Camera e uno degli principali leader della minoranza, ha detto che l’apertura fatta da Renzi alla modifica dell’Italicum “non basta”.  Renzi ha detto che la commissione dovrà produrre una proposta di modifica all’Italicum dopo il referendum del 4 dicembre, mentre la minoranza preferirebbe che la proposta venisse formulata prima della consultazione. Altri esponenti della minoranza sono stati più aperti nei confronti della proposta di Renzi. Alla fine della direzione, Cuperlo ha detto ai giornalisti: «Approvare una nuova legge elettorale prima del 4 dicembre è francamente impossibile, però alla luce della relazione del segretario che ha dato un segnale di apertura e di volontà a comporre una discussione, alcuni di noi sono intervenuti per chiedere che ci sia la disponibilità e la volontà di una proposta politica del Partito Democratico sul merito della nuova legge elettorale».

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