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  • domenica 4 settembre 2016

Storie di attori piccoli

Com'è recitare a Hollywood per chi è affetto da nanismo: i ruoli sono pochi e quasi sempre gli stessi – elfi, gnomi, esserini strani – ma qualcosa sta lentamente cambiando

(Da "Game of Thrones")

Il mago di Oz del 1939 è considerato da molti critici uno dei migliori film della storia del cinema: racconta una grande storia, è diretto da Victor Fleming – regista anche di Via col Vento – e la protagonista è Judy Garland, una delle più grandi star cinematografiche di sempre. Oltre a tutto questo, il film è notevole perché ci recita il maggior numero di persone affette da nanismo di sempre: furono 124, e ognuna interpretò uno dei Mastichini, gnomi che vivono nel paese immaginario di Oz. La storia di questi attori è raccontata in un libro dallo scrittore Stephen Cox: per prima cosa, per esempio, furono tutti arruolati da Leo Singer, un uomo che comprava dai contadini poveri i figli affetti da nanismo e poi li portava in giro per gli Stati Uniti facendoli esibire in spettacoli. Nonostante fosse un impiego decisamente umiliante, Singer trattava dignitosamente i suoi dipendenti: dava loro uno stipendio, da mangiare, un posto in cui dormire e vestiti su misura.

Gli attori e le attrici che interpretarono i Mastichini dovettero sopportare negli anni pregiudizi e storie inventate e denigratorie. Si raccontava per esempio che ogni notte facessero orge nell’hotel in cui alloggiavano, e negli anni Sessanta Judy Garland li definì in un’intervista «piccoli ubriachi» che «si sbronzavano ogni sera», aggiungendo che per radunarli servivano i retini usati per catturare le farfalle. Ci sono però due dati certi: ognuno di loro fu pagato meno di Toto (il cane della protagonista) e nessuno fu menzionato nei titoli di coda alla fine del film.

Più di recente la rivista Hollywood Reporter ha dedicato un articolo agli attori affetti da nanismo, raccontando come sono cambiate nel tempo le loro condizioni di lavoro e com’è ora la situazione. Dopo aver intervistato i più famosi tra loro, conclude che le cose nel tempo sono migliorate, ma discriminazioni e pregiudizi sono tuttora presenti.

«Da quando esiste lo show business – scrive Hollywood Reporter – le persone affette da nanismo sono state usate per intrattenere gli spettatori, spesso per i motivi sbagliati». A inizio Ottocento erano chiamate con nomi dispregiativi e messe in mostra come qualcosa di buffo e strano, di cui ridere. Questo atteggiamento è continuato anche con la nascita di Hollywood e i set dei film erano i luoghi dove era più facile per gli affetti da nanismo incontrarsi tra loro. Finivano tutti a fare ruoli poco pagati, interpretando sempre le stesse parti: folletti, gnomi, elfi. Qualcosa di simile capitava agli attori neri, relegati sempre agli stessi ruoli: come nel caso di Hattie McDaniel, la prima nera a vincere un Oscar come migliore attrice non protagonista per il ruolo di Mammy in Via col vento, che interpretò sempre la parte della cameriera nera nelle famiglie dei bianchi.

L’impiego a Hollywood di persone affette da nanismo ha fatto sì che col tempo si sviluppasse da quelle parti una delle comunità più numerose degli Stati Uniti, che si sono sposate tra loro finendo per generare spesso figli con la stessa malattia (anche se non tutte le forme di nanismo sono ereditarie): ci vivono circa diecimila persone, il venti per cento di quelli che vivono in tutto il paese. Molti di loro lavorano nell’industria dell’intrattenimento, che ancora oggi è il contesto in cui è più facile trovare un impiego per chi è affetto da nanismo.

Da qualche anno Peter Dinklage è l’attore più famoso affetto da nanismo: ha 47 anni, è alto un metro e 35 centimetri e interpreta Tyrion Lannister in Game of Thrones. Dinklage è affetto dalla forma più comune di nanismo (esistono 200 diversi fattori che lo causano), cioè l’acondroplasia, che colpisce un neonato su 25mila e provoca un’anomalia nella formazione della cartilagine: gli arti restano molto corti – i maschi sono alti in media 131 centimetri e le donne 123 – mentre la testa è più grossa ed è spesso caratterizzata da una fronte prominente.

Dinklage parla molto raramente del suo nanismo (non si è voluto far intervistare da Hollywood Reporter, per esempio) nel tentativo di far parlare di sé per la propria bravura e il proprio lavoro e non soltanto per la malattia. Sta però lavorando a progetti in cui il nanismo è in qualche modo presente: un film biografico su Hervé Villechaize, un attore francese affetto da nanismo famoso per il suo ruolo nella serie tv Fantasilandia e che si suicidò nel 1984; e O’Lucky Day, un film sui folletti del folklore irlandese che avrà, ha detto Dinklage, un «approccio molto diverso dal solito».

Nel 2012 Dinklage vinse un Golden Globe per la sua interpretazione in Game of Thrones. Concluse il  suo discorso di ringraziamento dicendo «Vorrei ricordare anche un signore a cui sto pensando, è Martin Henderson, cercatelo su Google». Henderson è paralizzato da quando un uomo ubriaco decise di prenderlo in braccio e lanciarlo, secondo la pratica del “lancio del nano”, una cosa che ancora oggi si fa in certi pub o discoteche. Una cosa simile si vede anche in The Wolf of Wall Street.

Tra gli attori che hanno raccontato la loro esperienza all’Hollywood Reporter c’è invece Deep Roy, attore e stuntman keniota di 58 anni, alto un metro e 32 centimetri: il suo nanismo è dovuto alla carenza di ormone della crescita, quindi nel suo caso la faccia e il busto non sono più grandi delle altre parti del corpo. Roy è famoso soprattutto per avere interpretato i 165 Umpa Lumpa di La fabbrica di cioccolato, il film del 2005 di Tim Burton. «Sono proporzionato e per questo mi sento molto fortunato», ha detto. Come spiega Cox – l’autore del libro sugli attori che interpretarono i Mastichini – a Hollywood ci sono discriminazioni anche tra attori affetti da forme diverse di nanismo: quelli proporzionati sono favoriti, dato che le loro proporzioni sono più conformi alla norma.

Tony Cox invece è un attore di 58 anni alto un metro e sette centimetri e famoso per il suo ruolo in Babbo Bastardo: interpreta un uomo affetto da nanismo che finisce per fare l’elfo di un atipico Babbo Natale. Racconta che c’è molta concorrenza e pochi posti disponibili: «Ogni volta che esce un nuovo ruolo c’è una competizione feroce perché non ci sono abbastanza ruoli per tutti. È terribile. E quei ruoli non sono per niente belli. La gente non capisce quello che dobbiamo sopportare». Ha per esempio avuto una piccola parte in Il silenzio dei prosciutti, una specie di parodia italiana di Il silenzio degli innocenti, scritta, diretta e interpretata da Ezio Greggio. Cox, che è nero, ha detto che alla sua prima lezione di recitazione l’insegnante gli disse: «Sei anche nero. È un punto a tuo svantaggio. Gli unici ruoli che potrai fare saranno quelli in costume».

Hollywood Reporter ha intervistato anche Verner Troyer, che è stato Mini-Me, il clone in scala uno-a-otto del Dottor Male, il protagonista della saga di Austin Powers. Troyer è alto 81 centimetri, ha 47 anni e qualche anno fa si parlò di lui perché sposò Gengieve Galle, una modella di Playboy, da cui si separò poche settimane dopo e perché ebbe gravi problemi di alcolismo tanto che nel 2002 rischiò di morirne. Ora dice di essere sobrio e stare molto meglio: il suo più recente ruolo è stato nel 2015, quando ha interpretato uno gnomo assassino in Gnome Alone, il cui titolo ricorda Home Alone, il titolo originale di Mamma, ho perso l’aereo. Troyer ha raccontato che «era da un po’ che non mi offrivano ruoli, così ho deciso di farlo e basta». Ad altri ha però detto di no: «Una volta mi offrirono un ruolo da supereroe, era troppo stupido anche solo a parlarne. In sostanza dovevo uscire dal cappello di Abraham Lincoln e mettermi a salvare vite. Pensai: «non importa quanto sono disperato, non lo farò».

La carriera di Warwick Davis – 46 anni e un metro e sette centimetri – è stata un po’ più fortunata: ha recitato in Guida galattica per autostoppisti, alcuni Star Wars e diversi film della saga di Harry Potter. «Non nego mai di essere un attore basso, è sempre stato ed è tuttora il mio unico “vantaggio competitivo”». Davis iniziò a recitare a 11 anni nel ruolo di Ewok ne Il ritorno dello Jedi. Suo suocero è Peter Burroughs, un altro famoso attore affetto da nanismo, e insieme i due hanno aperto un’agenzia che aiuta gli attori affetti da nanismo a trovare lavoro: al momento ne rappresentano 100 e 40 di loro hanno recitato come goblin della Gringott, la banca magica di Harry Potter. Dopo Il mago di Oz, il film Harry Potter e i Doni della MorteParte 2, uscito nel 2011, è il film in cui recitano più persone piccole (come si autodefiniscono spesso le persone affette da nanismo). Davis ha recitato anche in Life’s Too Short una serie tv che si finge un vero documentario ideata dal comico, regista e sceneggiatore britannico Ricky Gervais.

Nell’articolo Davis ha anche fatto presente i casi in cui le persone piccole sono interpretate nei film da attori che non lo sono, utilizzando inquadrature particolari o effetti speciali per farli sembrare più piccoli. Succede per esempio in Un amore all’altezza, un film che uscirà in Italia tra poco e in cui l’attore francese Jean Dujardin, che è alto un metro e 82, interpreta un uomo molto basso. Davis ha detto: «Da una parte direi che è sbagliato perché stai rubando il ruolo a un attore che è basso per davvero; dall’altro capisco che tra gli attori bassi possa non esserci quello con le giuste capacità e caratteristiche».

Intanto, dal 2007, sulla Hollywood Walk of Fame c’è una stella dedicata agli attori affetti da nanismo che recitarono in Il mago di Oz.

Clarence Swensen, Jerry Maren, Mickey Carroll, Karl Slover, Ruth Duccini, Margaret Pelligrini, Meinhardt Raabe (AP Photo/Damian Dovarganes, File)