Il presidente iraniano Hassan Rouhani e il presidente russo Vladimir Putin a Teheran, il 23 novembre 2015 (ATTA KENARE/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 17 agosto 2016

L’accordo Iran-Russia è una grossa notizia

Per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale un esercito straniero opererà in Iran, e con importanti conseguenze: come ci siamo arrivati, spiegato bene

Il presidente iraniano Hassan Rouhani e il presidente russo Vladimir Putin a Teheran, il 23 novembre 2015 (ATTA KENARE/AFP/Getty Images)

Martedì un importante funzionario iraniano ha confermato che alcuni aerei da guerra russi sono partiti da una base aerea iraniana per colpire obiettivi militari in Siria. La base usata dai russi si trova nella provincia occidentale iraniana di Hamedan, vicino al confine con l’Iraq, e gli attacchi sono stati compiuti da bombardieri e cacciabombardieri russi. La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo: è la prima volta che un esercito straniero opera in Iran dalla Seconda guerra mondiale. Il nuovo accordo tra Russia e Iran, inoltre, mostra un livello di cooperazione tra i due paesi che non si era mai visto in passato. È anche uno sviluppo che preoccupa gli Stati Uniti, che in Siria stanno bombardando lo Stato Islamico (o ISIS) e da mesi stanno collaborando faticosamente con la Russia per evitare pericolose sovrapposizioni nello spazio aereo siriano. In altre parole, l’uso da parte dei russi di una base aerea iraniana non è solo una notizia che interessa gli addetti ai lavori: ha un significato politico enorme e potrebbe essere significativo per gli equilibri della guerra in Siria e per il futuro della Russia in Medio Oriente.

Partiamo dall’inizio: da che parte stanno russi e iraniani
Russia e Iran sono alleati del regime siriano di Bashar al Assad, che dal 2011 sta combattendo contro diversi gruppi di oppositori e ribelli. Nonostante i giornali italiani e internazionali abbiano spesso parlato di questa alleanza come di un blocco monolitico – soprattutto per la necessità di semplificare, visto il caos della guerra siriana – le differenze di interessi tra Siria, Iran e Russia ci sono sempre state. Il regime di Assad è interessato a sopravvivere: i suoi nemici sono i gruppi ribelli – alcuni dei quali appoggiati dall’Occidente – e in misura molto minore lo Stato Islamico. L’Iran vuole che Assad rimanga al potere, perché è il suo unico vero alleato in Medio Oriente: da parecchi mesi in Siria ci sono comandanti iraniani che collaborano con i militari dell’esercito fedele ad Assad e con Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato dell’Iran. La Russia vuole che a Damasco rimanga un regime che possa permettere ai russi di continuare a contare qualcosa in Medio Oriente (in Siria c’è l’unica base militare russa della regione), possibilmente guidato da Assad: finora gli aerei militari russi hanno bombardato i nemici di Assad – soprattutto i ribelli che operano nella Siria nord-occidentale – partendo dalla base militare di Mozdok, nel sud della Russia, e passando dal corridoio aereo che attraversa il Mar Caspio, l’Iran e l’Iraq.

Per via della differenza degli interessi strategici in Siria, finora era sembrato che la Russia non desse un appoggio incondizionato al regime di Assad: alcuni giornali internazionali avevano parlato per esempio della possibilità che il presidente russo Vladimir Putin potesse scaricare Assad per sostenere un governo più “accettabile” dalla comunità internazionale ma comunque amico della Russia. Gli iraniani invece hanno mostrato un sostegno totale ad Assad, sia per la storica alleanza che lega i due paesi dalla rivoluzione khomeinista del 1979, sia per l’opposizione alla prospettiva di una Siria governata dai ribelli, che sono praticamente tutti di orientamento sunnita (l’Iran è un paese a maggioranza sciita, che ha sviluppato buona parte della sua retorica politica contro diversi paesi a maggioranza sunnita, come l’Arabia Saudita).

A tutto ciò va aggiunta un’ultima cosa: i rapporti tra Iran e Russia – i due più importanti alleati di Assad – sono da tempo cordiali ma basati su una reciproca diffidenza. Anche dopo la svolta anti-Occidentale della rivoluzione del 1979, il regime iraniano è rimasto molto geloso della propria sovranità e molto ostile a qualsiasi interferenza di potenze esterne. Inoltre la Russia ha mostrato di fare scelte strategiche molto diverse da quelle dell’Iran, per esempio decidendo di estendere in Siria la cooperazione di intelligence con Israele, il principale nemico del regime iraniano. È per tutte queste ragioni che la concessione di una base militare aerea iraniana alla Russia è una notizia, e ha sorpreso anche il governo statunitense. John Limbert, un ex funzionario statunitense che ha lavorato per un periodo in Iran, ha detto al New York Times che una cosa del genere «non era mai successa nemmeno sotto lo scià», riferendosi al periodo precedente al 1979, quando l’Iran era governato da Mohameed Reza Pahlavi ed era un solidissimo alleato degli Stati Uniti. Nemmeno in quel periodo – durante il quale gli iraniani concessero agli americani l’apertura di alcuni punti di ascolto sul proprio territorio per spiare i russi – l’Iran accettò di autorizzare una maggiore presenza militare di una potenza straniera nel paese.

Perché c’è stato l’accordo tra russi e iraniani
Bisogna dire innanzitutto che potrebbe non essere la prima volta che i russi usano la base aerea iraniana di Hamedan: Long War Journal, un sito specializzato in guerre e terrorismo, ha scritto che alcune immagini satellitari analizzate dall’American Enterprise Institute mostravano la presenza di aerei russi a Hamedan già nel dicembre 2015. È comunque la prima volta che Iran e Russia decidono di rendere pubblica e ufficiale questa collaborazione. Non è chiaro nemmeno quando e chi abbia negoziato l’accordo: sembra che negli ultimi due mesi ci siano stati incontri di alto livello a cui ha partecipato anche Ali Shamkhani, il segretario del Supremo consiglio di sicurezza nazionale dell’Iran, il principale organo del governo iraniano che si occupa di sicurezza nazionale e difesa. I termini dell’accordo non sono stati resi pubblici né commentati ulteriormente: non si sa nemmeno se l’uso della base aerea sia temporaneo o definitivo.

Chi ci guadagna e cosa
Da un punto di vista militare, l’uso della base aerea di Hamedan fornisce alla Russia dei vantaggi notevoli. Finora i grandi bombardieri russi erano costretti a partire dal territorio russo, a quasi duemila chilometri di distanza, perché la base aerea russa in Siria – che si trova a Latakia, sulla costa occidentale – non può ospitarli. Da martedì partono da molto più vicino, cosa che gli permette di ridurre il tempo di volo del 60 per cento e di trasportare bombe molto più grandi e potenti.

Cosa abbia ottenuto l’Iran in cambio, invece, non si sa. Diversi esperti ipotizzano che l’Iran abbia scambiato l’uso della sua base aerea per accordi sulla vendita di armi. Ruslan Pukhov, direttore del think tank moscovita CAST, ha detto al Wall Street Journal: «Ci sono state negoziazioni estese. Gli iraniani hanno chiesto forniture di armi a prezzi buoni, e noi [i russi] abbiamo fatto le nostre richieste, che probabilmente hanno incluso l’uso della base militare aerea iraniana». Konstantin von Eggert, analista politico russo, ha detto al New York Times: «La Russia ora vede l’Iran come un potente alleato nella regione e una fonte stabile di entrate per le sue industrie statali. Teheran è un ricco regime anti-americano in una regione strategicamente importante per gli Stati Uniti. Ci potrebbe essere di meglio per Putin?».

Cosa significa l’accordo
L’accordo – o quello che se ne sa – significa diverse cose.

Primo: la Russia ha scelto di avvicinarsi di più ad Assad, superando almeno per ora quelle reticenze che avevano creato distanza tra i russi da una parte e i siriani e gli iraniani dall’altra. In altre parole significa che il fronte che combatte i ribelli in Siria (i ribelli, non lo Stato Islamico) è più unito di prima e può sfruttare una maggiore potenza di fuoco. È un punto fondamentale, soprattutto per come sta andando la guerra nelle ultime settimane e per le sconfitte subite dall’esercito di Assad nella provincia di Aleppo, nel nord-ovest della Siria, per mano dei ribelli.

Secondo: gli Stati Uniti hanno fallito nel loro tentativo di allontanare la Russia dall’Iran e l’Iran dalla Russia. In un certo senso il fallimento è doppio, perché da mesi gli americani tenevano in piedi dei negoziati con i russi per trovare una forma di cooperazione in Siria. Diversi funzionari americani hanno detto che gli Stati Uniti sono stati avvisati della missione russa partita da Hamedan poco prima dell’inizio dei bombardamenti, e Associated Press ha scritto che per il governo americano la notizia è stata una sorpresa. Alcuni analisti pensano che gli Stati Uniti abbiano sbagliato anche in un altro senso: decidendo di non avviare una grande operazione militare in Siria – uno scenario di cui si parlò concretamente nell’estate del 2013 – hanno di fatto lasciato spazio alla Russia, permettendole di entrare in guerra e fare il bello e il cattivo tempo (quest’ultimo è un punto molto dibattuto, ovviamente: anche l’ipotesi di un massiccio intervento americano aveva sollevato diversi dubbi).

Terzo: l’accordo sembra mostrare l’intenzione della Russia di ampliare la sua influenza in Medio Oriente, sia nella regione del Golfo Persico (dove si trova l’Iran) sia in quella del Levante (dove si trova la Siria). Uno scenario di questo tipo spiegherebbe anche il recente avvicinamento della Russia alla Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, dopo mesi di litigi causati dall’abbattimento dell’aereo da guerra russo da parte della Turchia in prossimità del confine turco-siriano.

Quarto: l’intera vicenda potrebbe mostrare ancora una volta tutti i limiti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Gli Stati Uniti dicono che l’accordo tra Russia e Iran potrebbe essere proibito dalla risoluzione 2231 dell’ONU, che stabilisce che non si può fornire, vendere e trasferire equipaggiamento militare all’Iran senza il permesso del Consiglio di Sicurezza. Effettivamente potrebbe essere vietato, ma non è ancora sicuro: gli americani stanno indagando. Ma viene da chiedersi cosa potrebbe succedere, anche se ci fosse stata una violazione, visto che tutte le decisioni più importanti dell’ONU passano per il Consiglio di Sicurezza stesso, dove sia Stati Uniti che Russia hanno il potere di veto.

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