Donald Trump alla National Convention of the Veterans of Foreign Wars a Charlotte, North Carolina, il 26 luglio 2016 (Sara D. Davis/Getty Images)

Trump può ancora vincere

Nonostante gli errori della campagna elettorale e un messaggio allarmista e negativo è riuscito a recuperare lo svantaggio nei sondaggi su Hillary Clinton

di Chris Cillizza – The Washington Post
Donald Trump alla National Convention of the Veterans of Foreign Wars a Charlotte, North Carolina, il 26 luglio 2016 (Sara D. Davis/Getty Images)

Da quando è iniziata la convention del Partito Democratico statunitense a Philadelphia, è sempre più consolidata l’opinione che sarà Hillary Clinton il prossimo presidente degli Stati Uniti. Quest’idea è rafforzata anche da com’è andata la convention Repubblicana a Cleveland la settimana scorsa: non ha solamente mostrato la continua incapacità di Trump di restare fedele a un messaggio di qualunque tipo, ma anche le profonde crepe che la sua nomination ha creato all’interno dell’establishment del partito. Tutte queste cose sono vere, com’è vero che Trump si trova dalla parte sbagliata della storia, visti gli enormi cambiamenti demografici in corso negli Stati Uniti (la sua percentuale di gradimento tra gli ispanici, per esempio, è terribilmente bassa). Nonostante tutti questi aspetti concreti è importante ricordare che, dal punto di vista politico, potremmo trovarci in un contesto ribaltato. Dappertutto ci sono prove – dalla notevole corsa di Trump verso la nomination Repubblicana, al voto su Brexit – che fanno pensare che il modo tradizionale di fare le cose non funzioni più, e lo stesso vale per il modo in cui abbiamo sempre misurato successi e fallimenti.

La verità è che Trump non dovrebbe nemmeno trovarsi dov’è adesso. Tredici mesi fa, aveva iniziato la campagna elettorale come un asterisco nei sondaggi. Ha costruito la sua ascesa su un messaggio che era visto come un fallimento annunciato, cioè la proposta di costruire un muro lungo il confine meridionale degli Stati Uniti e farlo pagare al Messico. Si è fatto strada alle primarie a colpi di insulti e prepotenze. Dopo gli attentati terroristici a Parigi e a San Bernardino, ha proposto di vietare temporaneamente l’ingresso negli Stati Uniti a tutti i musulmani: e il suo gradimento nei sondaggi anziché peggiorare è migliorato. Quando sono iniziate le primarie, ha continuato a vincere, senza mai discostarsi davvero dal messaggio principale della sua campagna, e cioè che la maggior parte delle persone è stupida e lui è intelligente.

Il fatto che Trump abbia vinto – e che l’abbia fatto in modo così convincente – è un segno eloquente che le cose, perlomeno nel Partito Repubblicano, sono cambiate in modo radicale. Ogni volta che tutti gli altri sono andati in una direzione, Trump è andato in quella opposta. E ha funzionato. Il modo in cui la stampa ha raccontato le elezioni – e la convention Repubblicana in particolare – ha evidenziato i problemi di Trump: il plagio del discorso di sua moglie Melania, il mancato endorsement di Ted Cruz e la visione tetra dell’America emersa dal discorso con cui Trump ha accettato formalmente la nomination. Tutte cose negative. Trump ha indiscutibilmente un sacco di problemi. Eppure, ecco come stanno le cose: due nuovi sondaggi nazionali pubblicati lunedì lo danno alla pari o avanti di tre punti su Hillary Clinton. E questi non sono gli unici due sondaggi che fanno pensare a una corsa serrata. Questa è per esempio la media dei sondaggi di RealClearPolitics:

poll

L’ultimo “nowcast” – un modello che mostra cosa succederebbe se le elezioni fossero oggi – pubblicato dal noto giornalista e statistico americano Nate Silver sul suo sito, FiveThirtyEight, dà Trump attualmente in vantaggio.

Molti Democratici (e anche alcuni Repubblicani) si chiedono come sia possibile. Come può Trump – dopo tutti gli errori, le gaffe e gli altri problemi della sua campagna – essere alla pari o addirittura in vantaggio? Innanzitutto, vale quanto detto sopra: tutte le regole sono saltate. Pensare che non sia così vuol dire ignorare la storia recente. Secondo, Clinton è una candidata con dei difetti unici. È al centro dell’attenzione nazionale da moltissimo tempo e le persone si sono già in gran parte fatte la loro opinione su di lei. Per Clinton cambiare queste percezioni sarà molto difficile. Questo significa che esiste un tetto rigido e relativamente basso ai voti che può ottenere: indipendentemente da quello che Clinton (o Trump) dica o faccia, c’è un gruppo di irriducibili che non voterà per lei.

Trump beneficia del semplice fatto che non è Clinton. Quello che è successo fino a oggi nella corsa verso la presidenza – prima della convention del Partito Repubblicano – è che Clinton ha perso parte del suo sostegno, che però non è andato a Trump ma si è spostato nel campo degli “indecisi”. Con la convention Repubblicana, come ha scritto Philip Bump sul Washington Post, c’è stato invece uno spostamento di preferenze a favore di Trump. Da qui l’avvicinamento nei sondaggi. Tutto questo significa che oggi la corsa è combattuta, e ci sono molte ragioni per credere che rimarrà tale fino alle elezioni. Chi dice che Trump non può vincere, probabilmente diceva anche che non sarebbe mai arrivato tanto lontano. In un’elezione come questa, dobbiamo lasciare perdere quello che diamo per scontato. E questo Trump lo sa bene.

© 2016 – The Washington Post