Alcuni delegati contestano Ted Cruz durante il suo discorso. (CQ Roll Call via AP Images)

Cruz ha fatto uno sgarbo a Trump

Ma Trump ha ricambiato lo sgarbo, nella terza serata della convention dei Repubblicani, e la cosa ha fatto passare in secondo piano il discorso del candidato vice Mike Pence

di Francesco Costa – @francescocosta
Alcuni delegati contestano Ted Cruz durante il suo discorso. (CQ Roll Call via AP Images)

La cosa più significativa della terza serata della convention del Partito Repubblicano statunitense doveva essere il discorso di Mike Pence, governatore uscente dell’Indiana e candidato del partito alla vicepresidenza; invece ha tenuto banco uno scambio di sgradevolezze con pochi precedenti tra Donald Trump, il candidato del partito alla presidenza, e il senatore Ted Cruz, uno dei più popolari politici Repubblicani e il più importante dei suoi sfidanti sconfitti alle primarie.

Ted Cruz è uno dei politici più apprezzati dai militanti del Partito Repubblicano – mentre Trump ha costruito il grosso dei suoi successi tra gli elettori più distanti dalla politica e da entrambi i partiti – ed era rimasto uno dei pochi dirigenti del partito a non aver ancora annunciato il suo sostegno ufficiale per Trump. Il fatto però che il suo discorso fosse stato programmato – dal partito e da Trump – nella prima serata di mercoledì, un momento televisivamente molto importante, lasciava pensare che Cruz avesse intenzione di approfittare di quell’occasione per annunciare in grande stile il suo sostegno, e questo era quello che si aspettavano i delegati in platea. Anche per questo, al suo ingresso sul palco Cruz è stato accolto dal più lungo e caloroso applauso ascoltato fin qui alla convention di Cleveland: il suo endorsement a Trump avrebbe rappresentato l’avvenuta riunificazione di un partito che si era molto diviso durante le primarie.

• Nonostante Cruz abbia esordito dicendo di essersi «congratulato» con Trump per aver ottenuto la candidatura, il suo discorso è proseguito elencando una serie di slogan, principi conservatori e critiche a Hillary Clinton, senza mai nominare Donald Trump. Insistendo sull’importanza di far prevalere «principi conservatori» alle elezioni di novembre, con una retorica di intensità crescente, quando Cruz è arrivato alla parte finale del discorso i delegati si aspettavano che invitasse tutti i suoi sostenitori a votare Trump: invece Cruz ha invitato i Repubblicani a «votare secondo coscienza», una formula che tra i Repubblicani è ormai una specie di traduzione di «vota i candidati Repubblicani al Congresso, non votare Hillary Clinton, lascia perdere Trump». A quel punto lo stato d’animo dei delegati è cambiato completamente, e gli applausi della prima parte del discorso si sono trasformati in fischi, buu molto forti e cori “We want Trump”.

«Apprezzo l’entusiasmo della delegazione di New York», ha detto Cruz visibilmente in imbarazzo, e poco dopo Trump gli ha restituito lo sgarbo. Mentre Cruz si apprestava a concludere il discorso, infatti, Trump a sorpresa è spuntato sulle tribune del palazzetto dello sport, attirando immediatamente gli applausi dei delegati e le attenzioni di tutti i giornalisti e i fotografi in sala. Praticamente si sono girati tutti dall’altra parte salvo quelli impegnati a contestare Cruz, che ha concluso il suo discorso tra i fischi e senza neanche un applauso.

Giornalisti ed esperti di politica americana hanno raccontato di non aver mai visto accadere niente di simile a una convention di partito in decenni. Cruz è andato via in fretta dal palco e con sua moglie ha preso un ascensore per lasciare il palazzetto, mentre alcuni delegati cercavano di raggiungerlo per insultarlo e alcuni dirigenti locali del partito urlavano dandogli del «traditore». Poco dopo, Trump ha scritto su Twitter: “Wow, Ted Cruz è stato fischiato sul palco perché non ha onorato la promessa di sostenere chi avrebbe vinto! Ho letto il suo discorso due ore prima ma l’ho lasciato parlare comunque. Non importa”. Chris Christie, uno dei principali sostenitori di Trump nel partito, ha definito il discorso di Cruz «egoista e terribile». In platea anche molti delegati eletti con Cruz erano arrabbiati e delusi: speravano che il discorso di stasera potesse sancire una “pace” che non c’è stata.

La decisione di Cruz è apparsa ancora più traumatica non solo perché trasmessa in prima serata da tutte le tv americane, quindi potenzialmente molto influente, ma anche perché nella stessa serata un altro duro avversario di Trump alle primarie, il senatore Marco Rubio, aveva annunciato con un video il suo sostegno al candidato del Partito Repubblicano. La decisione di Cruz si spiega con due ragioni, secondo la gran parte degli osservatori statunitensi: la prima sono le cicatrici lasciate da una campagna elettorale durissima in cui, tra le altre cose, Trump ha accusato la moglie di Cruz – da lui soprannominato “Ted il bugiardo” – di essere molto brutta e il padre di Cruz di essere coinvolto nell’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, mentre Cruz ha definito Trump «bugiardo patologico», «amorale» e «donnaiolo seriale»; la seconda è di fatto la scommessa politica da parte di Cruz che Trump perderà le elezioni, cosa che dopo il voto farebbe di lui l’unico o quasi leader Repubblicano a non essersi piegato a un candidato così fragile e controverso.

Questa storia ha oscurato il discorso di Mike Pence, che in teoria sarebbe dovuto essere l’evento della serata su cui i giornali avrebbero scritto i loro titoli e articoli più importanti. Pence è un politico molto apprezzato dai militanti di base del partito ma conosciuto praticamente soltanto a loro, vista la sua carriera soprattutto locale: un sondaggio di CBS News di questo mese ha mostrato che l’86 per cento degli americani non lo conosce per niente oppure non lo conosce abbastanza da giudicarlo. Visto il pubblico potenziale così grande, questo discorso era di fatto la sua presentazione al paese (un pezzo, almeno, perché dall’altro lato Hillary Clinton sta parlando molto male di Pence in questi giorni, per provare a presentarlo lei per prima agli americani). Lo stesso Pence ha giocato su questa circostanza all’inizio del suo discorso, dicendo: «Per quelli che non mi conoscono, e sono la maggior parte di voi…». Successivamente ha continuato con la modestia, dicendo che Trump è «un uomo noto per la sua grande personalità, il suo carisma e il suo stile colorito: mi ha scelto come suo vice per riequilibrare la situazione».

Il discorso di Pence è stato privo di particolari guizzi retorici ma solido: non è stato spettacolare ma è stato quello che ci si aspettava. D’altra parte la scelta di Pence è stata letta dalla gran parte degli osservatori come il tentativo di Trump rendere più saldo il sostegno della base del partito attorno alla sua candidatura, soprattutto della corrente più religiosa, puntando su un politico tradizionale e parte dell’establishment: da Pence ci si aspettava un classico e ortodosso discorso da politico molto conservatore, che rassicurasse gli elettori che non hanno votato Trump alle primarie e i finanziatori del partito, e Pence ha fatto quel discorso lì.

C’è stato un altro discorso significativo durante i lavori di mercoledì, anche se politicamente meno importante: nel giorno dell’anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna, alla convention dei Repubblicani ha parlato l’ex astronauta Eileen Collins, la prima donna a pilotare uno Space Shuttle, considerata per anni un personaggio simbolo dell’emancipazione delle donne. Collins prima di questi giorni non era impegnata in politica né era nota per avere idee politiche conservatrici: il fatto che avesse deciso di parlare alla convention dei Repubblicani, e quindi sostenesse Trump, aveva generato molta curiosità tra gli addetti ai lavori e qualche delusione tra gli esperti e appassionati di Spazio. Nel corso del suo discorso, molto più pacato degli altri ascoltati a Cleveland, Collins ha parlato dell’importanza di aumentare gli investimenti nell’esplorazione spaziale e ha detto che un grande paese è un paese che cerca di conoscere quello che è ignoto, criticando i tagli al budget della NASA.

• Rispetto al testo del discorso distribuito ai giornalisti, e trasmesso dal gobbo elettronico, Collins ha deciso all’ultimo momento di non pronunciare l’ultima frase. La frase finale del discorso doveva essere: «Ci serve un leader che renda di nuovo il nostro programma spaziale il migliore tra tutti. Ci serve un leader che renda di nuovo l’America la migliore tra tutti. Quel leader è Donald Trump». La frase effettivamente pronunciata da Collins: «Ci serve una leadership che renda di nuovo il nostro programma spaziale il migliore tra tutti. Ci serve una leadership che renda di nuovo l’America la migliore tra tutti».

La convention del Partito Repubblicano si concluderà giovedì con il discorso di Donald Trump, che accetterà la nomination che gli hanno assegnato i delegati. La settimana prossima, a Philadelphia, si terrà invece la convention del Partito Democratico statunitense.

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