(AP Photo/Ariana Cubillos)
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  • mercoledì 13 luglio 2016

Il Venezuela in coda

Fotografie esemplari di questi tempi complicati: ogni mese un cittadino venezuelano trascorre in media 35 ore in coda per acquistare beni di prima necessità

(AP Photo/Ariana Cubillos)

La scorsa settimana diversi giornali internazionali hanno mostrato le foto e i video di più di 500 donne venezuelane che hanno sfondato i posti di blocco dei militari al confine per andare nella città colombiana di Cucuta a fare la spesa. Il Venezuela è un paese che produce quasi esclusivamente petrolio ed è costretto a importare quasi tutto il resto: dal 2013 è entrato in una gravissima recessione economica, anche a causa del crollo del prezzo del petrolio, e da molti mesi manca tutto: acqua, lavoro, medicinali, sicurezza e beni di prima necessità. Non ci sono più soldi nemmeno per stampare i soldi e i dipendenti pubblici lavorano solo due ore al giorno perché non c’è elettricità. Per alcuni beni di prima necessità è stato imposto il controllo sui prezzi, ma la produzione è al minimo e almeno il 40 per cento dei beni sovvenzionati viene commercializzata al mercato nero.

In molti considerano il presidente Nicolás Maduro – e il suo predecessore Hugo Chávez – responsabile di quello che sta succedendo, e lo accusano di non essere riuscito a trovare soluzioni efficaci: è anche in corso un tentativo delle opposizioni di organizzare un referendum contro di lui e andare a elezioni anticipate. Nella difficile situazione economica e sociale del paese, Maduro continua ad accusare gli Stati Uniti di aver organizzato una “guerra economica contro il Venezuela” e ha deciso di schierare l’esercito: nelle ultime ore ha firmato un decreto con cui ordina ai militari di controllare cinque porti del paese, per cercare di garantire l’approvvigionamento di cibo e medicine, e di monitorare gli impianti di trasformazione alimentare per coordinare la produzione e la distribuzione dei beni. Negli ultimi giorni, poi, il governo ha deciso di sequestrare una fabbrica chiusa a causa della crisi dalla società statunitense Kimberly-Clark e di far ripartire la produzione. Nel paese ci sono quotidianamente rivolte spontanee e saccheggi e i venezuelani continuano ad affrontare lunghissime code ai negozi: è stato calcolato che ogni mese un cittadino venezuelano trascorre 35 ore in coda per acquistare beni di prima necessità.

Lo scorso dicembre in Venezuela si era votato per rinnovare il Parlamento: il partito di Nicolás Maduro – presidente dall’aprile del 2013 ed erede politico di Hugo Chávez – aveva subìto una grave sconfitta: le opposizioni, riunite in una coalizione, avevano ottenuto 112 seggi su 167. Erano 17 anni che nessuno riusciva a togliere il controllo del Parlamento ai socialisti. Lo scontro politico tra il nuovo Parlamento e il presidente sta bloccando ogni iniziativa politica, in un paese che è ormai secondo molti osservatori al collasso.

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