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  • mercoledì 29 giugno 2016

La storia di quelli che cercavano “cos’è la UE” su Google dopo Brexit

È stata raccontata e irrisa come sintomo di incompetenza, ma probabilmente era sopravvalutata e più normale di quanto sembrasse

Il giorno dopo Brexit, il referendum con il quale Regno Unito ha deciso di uscire dall’Unione Europea, molti giornali internazionali – ne ha dato conto anche il Post, dentro un liveblog – hanno commentato i dati delle principali ricerche su Google dei cittadini britannici diffusi da Google Trends, lo strumento di Google che permette di vedere quali sono le parole chiave e le domande più cercate sul motore di ricerca. Le prime cinque domande cercate su Google erano in quel momento secondo Google: «Cosa significa lasciare l’Unione Europea?», «Che cos’è l’Unione Europea?», «Quali nazioni sono nell’Unione Europea?», «Cosa succede ora che siamo usciti dall’Unione Europea?» e «Quanti paesi sono nell’Unione Europea?».

Molti commenti immediati, e giornali tra cui il Washington PostTime e NPR, hanno interpretato questi dati per suggerire che gli abitanti del Regno Unito stessero cercando su Google informazioni sulle conseguenze e implicazioni dell’uscita dall’Unione Europea: informazioni che – hanno detto molti critici – avrebbero forse dovuto raccogliere prima di votare al referendum e non dopo. Il titolo dell’articolo del Washington Post era «I britannici stanno disperatamente cercando su Google cos’è la UE, poche ore dopo aver votato per lasciarla», e diceva: «nonostante i grandi tentativi di entrambe le parti per ingraziarsi gli elettori, i britannici non solo erano disorientati dalle conseguenze di lasciare la UE: molti sembravano non sapere neanche cosa fosse l’Unione Europea». Danny Page, uno sviluppatore ed esperto di dati sportivi, ha però scritto un post su Medium in cui ha spiegato come i dati di Google Trends siano poco rappresentativi e possano essere facilmente fraintesi.

Page ha spiegato che dedurre che i cittadini del Regno Unito non sapessero cosa fosse l’Unione Europea dopo aver votato al referendum è una forzatura: è molto più probabile che, semplicemente, stessero facendo delle ricerche sul tema di cui si stava parlando e sulla piega che le cose stavano prendendo. Le persone tendono sempre a cercare su Google parole e domande legate alle notizie di attualità: Page ha fatto l’esempio delle elezioni presidenziali americane del 2012, vinte da Barack Obama e perse da Mitt Romney. Dopo la vittoria di Obama, molte persone cercarono su Google “Chi è Mitt Romney”, e la maggior parte cercò “Mitt Romney”, e non per questo non sapevano chi fosse Romney prima di votarlo: Page spiega che molte persone, per abitudine, usano Google inserendo direttamente delle domande, invece che delle parole chiave. «Se lo hai presente, puoi essere un po’ stronzo e concludere che molte persone non sapessero chi fosse Mitt Romney dopo le elezioni, oppure possiamo ritenere che sia una conseguenza delle abitudini di ricerca delle persone che vogliono approfondire un argomento rilevante».

Soprattutto, ha scritto Page, è importante tenere a mente che i dati che fornisce Google Trends sono relativi: mostrano l’aumento in percentuale di una ricerca, non quante persone stanno effettivamente facendo determinate ricerche. Per questo non è detto che a cercare informazioni sull’Unione Europea fossero “moltissime persone”, ma solo che le persone che cercavano «Che cos’è la UE?» subito dopo il referendum fossero molte di più di quelle che facevano la stessa ricerca prima del referendum. Un utente di Twitter ha confrontato la ricerca con quelle relative ad altri argomenti di attualità, come gli Europei di calcio e Game of Thrones, e ha scoperto che le ultime due erano molto più cercate. Ma molto.

Remy Smith, studente di scienze politiche alla Northwestern University di Chicago, ha usato Google AdWords Keyword Planner per verificare quante fossero effettivamente le persone che hanno cercato «Che cos’è la UE?» su Google dopo Brexit. Nel mese prima del referendum, in tutto 8.100 persone hanno cercato questa chiave su Google: in media 261 ogni giorno. Il picco mostrato nei Google Trends per la ricerca dopo Brexit, ha scoperto Smith, corrisponde a meno di 1.000 persone. Non proprio “i britannici”.

Kate Knibbs ha notato su The Ringer che dopo la diffusione della notizia sulle ricerche legate a Brexit hanno avuto un picco anche le ricerche per “Google Trends”: «Quindi sembra che Google Trends che twitta su un trend su Google ha fatto sì che Google Trends sia entrato nei Google Trends. Oppure non significa niente, dato che questi dati non sono così rivelatori come ci piacerebbe che fossero».

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