• Mondo
  • martedì 3 Maggio 2016

L’ISIS si è messo d’accordo con Assad per ritirarsi da Palmira?

Lo sostiene Sky News, sulla base di documenti consegnati da alcuni disertori dello Stato Islamico

La tv britannica Sky News dice di essere entrata in possesso di una serie di documenti e testimonianze secondo cui lo Stato Islamico (ISIS) si è messo d’accordo con il regime siriano di Bashar al Assad per ritirarsi da Palmira, facilitando così la riconquista della città da parte dell’esercito, avvenuta alla fine dello scorso marzo. I documenti, consegnati da alcuni disertori dello Stato Islamico, conterrebbero anche prove di accordi economici tra l’ISIS e Assad, come lo scambio di petrolio in cambio di fertilizzanti, usati per costruire esplosivi. Da lungo tempo esperti e analisti sostengono che il regime siriano e l’ISIS, teoricamente avversari, si accordino di nascosto e abbiano avuto spesso una politica di non-interferenza reciproca; la riconquista di Palmira, dove si trova uno dei più importanti siti archeologici della Siria, aveva avuto per il regime di Assad un grande valore simbolico.

In uno dei documenti (che si può trovare tradotto online) un comandante locale dell’ISIS ordina di spostare tutti gli armamenti pesanti da Palmira a Raqqa prima di un attacco. Sky News, però, non ha precisato che l’ordine specifica che gli armamenti saranno riposizionati in un’altra zona per combattere altre forze appartenenti al regime. In un altro documento un comandante ordina a un’unità di abbandonare una zona prima di un bombardamento di cui sembra conoscere ora e luogo. L’ultimo documento di cui parla Sky News è un salvacondotto consegnato a un miliziano che avrebbe dovuto guidare fino alle posizioni del regime per scambiare petrolio con fertilizzante (probabilmente destinato alla creazione di esplosivi).

Anche se i documenti non parlano esplicitamente di un ritiro da Palmira organizzato d’accordo con il regime, Sky News dice che diversi disertori hanno confermato a voce questa interpretazione degli ordini scritti. Uno di loro ha confermato che la ritirata è stata coordinata anche con l’aviazione russa.

Sky News spiega che i documenti sono arrivati dalla stessa fonte che all’inizio del marzo scorso ha consegnato alla redazione decine di migliaia di documenti relativi a nomi, numeri di telefono e indirizzi di 22 mila combattenti stranieri arruolati dallo Stato Islamico. La fonte appartiene a un gruppo di disertori dell’ISIS che fanno parte della Free Syrian Army (FSA), il vasto ombrello che raggruppa le principali milizie in lotta contro il regime siriano. Il gruppo è basato in Turchia, da dove si occupa di aiutare i disertori a fuggire dall’organizzazione. Molti di coloro che abbandonando l’ISIS lo fanno perché in disaccordo con le scelte della leadership, ma rimangono comunque legati all’ideologia estremista del gruppo.

Queste informazioni vanno prese con molta cautela. È già accaduto in passato che documenti dell’ISIS, alcuni veri e altri contraffatti, siano stati usati come strumenti di propaganda da una delle molte parti che prendono parte alla guerra in Siria. I documenti rivelati da Sky News comunque confermano informazioni già note alla maggior parte degli analisti. Per esempio, l’ISIS ha avuto, e forse ha ancora, un accordo con il regime per la produzione di gas e il regime acquista regolarmente il petrolio prodotto nei territori sotto il controllo dello Stato Islamico (come in realtà fanno quasi tutte le fazioni in conflitto: curdi, ribelli moderati e commercianti turchi).

Da tempo, inoltre, il regime è accusato di accordarsi con l’ISIS per mettere in atto cessate il fuoco locali, in modo da potersi concentrare nel combattere i ribelli moderati, gli stessi che hanno subito il grosso degli attacchi aerei russi negli ultimi mesi, che solo raramente hanno invece colpito zone sotto il controllo dello Stato Islamico. La spiegazione di questa strategia da parte del regime è abbastanza semplice: eliminare l’opposizione moderata, in modo da potersi presentare come l’unica possibile alternativa a una vittoria degli estremisti islamici. Il presidente Bashar al Assad e i suoi servizi segreti sono stati spesso accusati di aver favorito gli estremisti islamici sin dall’inizio della guerra, ad esempio approvando amnistie che hanno portato alla liberazione di centinaia di estremisti islamici, entrati poi a far parte di gruppi estremisti come al Nusra, il gruppo vicino ad al Qaida, e l’ISIS.