Geraldine Chaplin e Omar Sharif durante le riprese del film "Il dottor Zivago" a Madrid nel 1965. (Gianni Ferrari/Cover/Getty Images)
  • Cultura
  • mercoledì 23 Dicembre 2015

“Il dottor Živago” per principianti

Cinquant'anni fa fu proiettato per la prima volta uno dei più grandi successi nella storia del cinema mondiale

Geraldine Chaplin e Omar Sharif durante le riprese del film "Il dottor Zivago" a Madrid nel 1965. (Gianni Ferrari/Cover/Getty Images)

La sera del 22 dicembre del 1965, cinquant’anni fa, al Capitol Theater di New York venne proiettato per la prima volta Il dottor Živago, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Boris Pasternak. Alla prima del film c’era neve artificiale, vegetazione e ambientazioni che ricordavano la Russia; e c’erano Omar Sharif e Julie Christie, che interpretavano il medico e l’infermiera. Il film vinse poi cinque Golden Globes e cinque Oscar, fu uno dei maggiori successi della storia del cinema (solo a Roma restò in programmazione per 600 giorni) e la sua musica principale – il “Tema di Lara” – vinse un Grammy nel 1967 e vendette centinaia di migliaia di copie. In tre ore e diciassette minuti, il film di David Lean (già regista di Lawrence d’Arabia e Oliver Twist) raccontava la Russia della Prima guerra mondiale, la Rivoluzione del 1917, le trasformazioni sociali e, soprattutto, un amore impossibile.

Il film è costruito intorno a una serie di incontri casuali e lontani nel tempo – segnati dalla storia della Russia dal 1914 agli anni Trenta – tra Jurij Andrèevič Živago (Omar Sharif) e Lara (Julie Christie), ma non solo: nel film si ritrovano un po’ tutti. Jurij è un giovane laureato in medicina, con la passione della scrittura, che dopo la morte della madre è stato cresciuto da un uomo molto ricco, Aleksandr Gromeko; Lara invece è figlia di una donna ambiziosa e mantenuta da Viktor Komarovskij, un uomo cinico che approfitterà di lei. Lara, durante la notte di Natale, decide quindi di uccidere Komarovskij con una pistola di proprietà di Paša Antipov, un amico rivoluzionario, coraggioso e da sempre innamorato di lei. Il tentativo fallisce, Komarovskij viene ferito e concede a Lara di andarsene senza sporgere denuncia.

Jurij e Lara, che si erano incontrati per la prima volta durante una visita medica, si ritrovano al fronte dopo l’inizio della Prima guerra mondiale. Jurij è però sposato con Tonja, figlia del suo benefattore (interpretata da Geraldine Chaplin, famosa tra le altre cose per essere la prima figlia di Charlie Chaplin), mentre Lara è sposata con Paša che intanto si è arruolato. Al terzo anno di guerra, gli insuccessi al fronte, i più di sei milioni di morti e le condizioni di estrema povertà della popolazione russa provocano le prime diserzioni nell’esercito e le prime ribellioni in città. Poi, nell’ottobre del 1917, inizia la rivoluzione contro gli zar. Jurij e Lara si separano e si riincontrano più volte, mentre la Russia cambia profondamente: prima con l’arrivo al potere dei bolscevichi, poi con le battaglie contro l’Armata Bianca (i contro-rivoluzionari) e la guerra per l’indipendenza della Mongolia.

La scena finale del film – in cui Jurij su un tram crede di aver visto Lara camminare per strada – è molto famosa ed è stata celebrata anche nel film di Nanni Moretti Palombella Rossa, dove una specie di coro da stadio grida quello che tutti pensiamo ogni volta che vediamo la scena-del-tram, alla fine del Dottor Živago.

Il produttore del Dottor Živago fu Carlo Ponti (o meglio, il film fu finanziato dalla Metro Goldwyn Mayer dopo che il produttore italiano Carlo Ponti ne cedette i diritti) che propose al regista David Lean di scritturare sua moglie, Sophia Loren, per la parte di Lara. Lean si rifiutò. Agli Oscar il suo film – che venne girato per la maggior parte in un’area di oltre quarantamila metri quadrati nelle vicinanze dell’aeroporto di Madrid, Spagna – vinse i premi per la migliore sceneggiatura non originale (Robert Bolt), per la migliore fotografia (Freddie Young), per la migliore scenografia (John Box, Terence Marsh e Dario Simoni), per i migliori costumi (Phyllis Dalton) e per la miglior colonna sonora, quella di Maurice Jarre.

Il film non vinse i premi più prestigiosi e all’epoca non fu amato dalla critica, che lo accusò di aver ridotto il romanzo di Pasternak in una sdolcinata storia d’amore piena di stereotipi: ma diventò uno dei maggiori successi della storia del cinema mondiale, ancora oggi ai primi posti negli elenchi dei film con i maggiori incassi di sempre.