Šentilj, 30 ottobre 2015 (AP Photo/Darko Bandic)
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  • venerdì 30 Ottobre 2015

105mila persone in Slovenia in due settimane

Il piccolo paese dell'Europa orientale continua ad avere grosse difficoltà a gestire l'enorme flusso di migranti degli ultimi giorni, stavolta al confine con l'Austria

Šentilj, 30 ottobre 2015 (AP Photo/Darko Bandic)

Negli ultimi giorni il flusso dei migranti che percorrono la cosiddetta “rotta balcanica” dalla Grecia alla Germania si è ingolfato all’altezza della Slovenia, un piccolo paese che da settimane sta avendo problemi a gestire le migliaia di persone in arrivo dalla Croazia. La situazione si è fatta particolarmente grave a Šentilj, una piccola città di 8mila abitanti al confine con l’Austria, nella quale è stato allestito un campo profughi temporaneo. Da due giorni sono arrivati in città migliaia di migranti, che hanno riempito il campo profughi allestito per cercare di controllare il flusso di persone che attendono di entrare in Austria.

Il guaio è che il campo e la zona di confine adiacente si sono trasformate in un’area affollatissima e poco sicura: giovedì 29 alcune persone sono riuscite a sfondare una recinzione costruita per regolare la fila di persone al confine fra Austria e Slovenia, mentre all’inizio della settimana all’interno del campo c’è stata una rissa fra afghani e siriani. Secondo Associated Press nelle ultime due settimane – cioè da quando l’Ungheria ha chiuso il proprio confine con la Croazia – in Slovenia sono entrate circa 105mila persone, praticamente quanto la popolazione di una piccola città.

Il giornalista Jamie Merrill, che si sta occupando della crisi dei migranti per l’Independent, ha scritto che il campo di Šentilj in questi giorni è praticamente sempre pieno, cosa che costringe diverse persone ad accamparsi fuori o in una “terra di nessuno” al confine fra Slovenia e Austria. Secondo Merrill le condizioni dei migranti sono particolarmente gravi proprio nella terra di nessuno, un’espressione che indica un pezzo di terra di confine non controllato dagli stati adiacenti. Racconta Merrill:

«Qui la polizia non entra, e nemmeno le organizzazioni benefiche. L’unico cibo che arriva è qualche pezzo di pizza che viene passato sopra una barriera da alcuni volontari. Nel campo, invece, aleggia la puzza di migliaia e migliaia di vestiti indossati per settimane. A un certo punto della notte arrivano altri 1.500 migranti afghani, siriani ed iracheni: e alla mattina il campo è di nuovo al completo».

Sia giovedì sia venerdì mattina la fila per entrare in Austria si è fatta enorme, con numerosi gruppi di persone che sono state costrette ad aspettare al freddo e in piedi che le autorità slovene e austriache li lasciassero passare: i giornalisti presenti sul posto hanno raccontato di centinaia di persone schiacciate contro le recinzioni e di alcuni che hanno scavalcato la barriera e sono entrati in Austria. Un portavoce della polizia austriaca ha detto che venerdì la situazione è tornata sotto controllo, ma Associated Press ha scritto che diverse persone in queste ore sono svenute e sono state calpestate nel caos delle file.

Babar Baloch, uno dei portavoce dell’Agenzia ONU per i rifugiati che da settimane si trova nei Balcani, ha confermato una teoria che diversi giornalisti che si occupano di migranti hanno avanzato nei giorni scorsi: che cioè il flusso verso l’Europa non sta ancora diminuendo, come invece accade ogni anno con l’arrivo dell’inverno e del cattivo tempo. Baloch ha spiegato che ogni giorno stanno arrivando circa settemila persone nei Balcani dalla Grecia, e che «è difficile prevedere ora se e quando il numero dei rifugiati che stanno arrivando in Europa è destinato a scendere».