Due soldati del YPG a Kobane, in Siria, il 19 novembre 2014. (AP Photo/Jake Simkin, File)
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  • mercoledì 14 Ottobre 2015

Anche i curdi siriani hanno commesso crimini di guerra?

Secondo Amnesty International hanno costretto gli abitanti di alcune città in Siria a lasciare le loro case, in alcuni casi distruggendole

di Adam Taylor - Washington Post
Due soldati del YPG a Kobane, in Siria, il 19 novembre 2014. (AP Photo/Jake Simkin, File)

Un nuovo rapporto di Amnesty International, organizzazione internazionale che si occupa di diritti umani, sostiene che le forze curde nel nord della Siria potrebbero avere commesso dei crimini di guerra con una campagna di trasferimenti forzati e demolizione di case appartenenti soprattutto alla popolazione araba locale. Tra i presunti responsabili ci sono anche i curdi siriani alleati degli Stati Uniti nella guerra contro lo Stato Islamico (o ISIS). Amnesty ha scritto di avere raggiunto le sue conclusioni dopo avere visitato 14 città e piccoli paesi nei governatorati di Hasakeh e Raqqa, in Siria, tra il luglio e l’agosto del 2015.

Nel rapporto, che è stato diffuso lunedì, Amnesty ha detto di avere trovato le prove che il gruppo armato curdo noto con la sigla YPG – Unità di Protezione Popolare – ha forzato arabi e siriani di discendenza turca a lasciare le loro case. L’YPG ha agito a nome del PYD, il Partito di Unione Democratica, un’organizzazione politica curda che di fatto dal gennaio 2014 controlla quei territori nel nord della Siria raggruppati sotto il governo dell’“Amministrazione Autonoma”. Lama Fakih, un consigliere di Amnesty, ha detto in un comunicato: «Distruggendo deliberatamente le case dei civili, in alcuni casi saccheggiando e bruciando interi paesi, forzando gli abitanti locali ad andarsene senza valide ragioni militari, l’Amministrazione Autonoma sta abusando del suo potere e sta apertamente violando il diritto internazionale umanitario con attacchi che possono essere considerati dei crimini di guerra».

L’YPG è stato molto elogiato in passato per combattere contro lo Stato Islamico. Gli Stati Uniti hanno offerto al gruppo diversi tipi di appoggio, tra cui sostegno aereo, un piano di addestramento militare e dei rifornimenti. Lunedì l’YPG ha annunciato che dovrebbe unirsi ai gruppi di arabi siriani sotto il nome di “Forze Democratiche della Siria”. La decisione ha già spinto qualcuno a speculare sul fatto che le forze curde siano coinvolte nella nuova strategia statunitense finalizzata a mettere pressione su Raqqa, città siriana considerata la capitale dello Stato Islamico, oltre che la base delle operazioni del gruppo.

Il rapporto di Amnesty sostiene che intere comunità siano state forzate a lasciare le loro case su ordine delle forze curde, in quelle che sembrano essere state delle rappresaglie per il presunto sostegno o legame di queste comunità con lo Stato Islamico o altri gruppi nemici dei curdi. Le autorità curde hanno sostenuto che i casi di trasferimento forzato sono stati limitati e giustificati da motivi di sicurezza; Amnesty dice però di avere trovato alcuni esempi dove le popolazioni locali non sono state solo trasferite forzatamente, ma dove le loro case sono state anche distrutte. Per esempio alcune immagini satellitari ottenute da Amnesty sembrano mostrare la distruzione quasi totale di Husseiniya, città siriana vicino a Tel Hamees: un’immagine scattata nel giugno 2014 mostrava 225 edifici, mentre una seconda immagine scattata un anno dopo mostra che gli edifici di Husseiniya rimasti in piedi sono solo 14. Gli abitanti locali hanno detto che le loro case sono state demolite dopo che l’YPG ha conquistato Husseiniya, togliendola dal controllo dell’ISIS. Secondo Amnesty, «la distruzione mostrata dalle immagini satellitari non è compatibile con dei bombardamenti, lo è invece con la demolizione della città».

Un testimone ha raccontato che in un caso le forze curde hanno versato della benzina su una casa e hanno minacciato di bruciare vivi gli abitanti che si trovavano ancora dentro. Un altro testimone ha raccontato ad Amnesty che i combattenti dell’YPG hanno detto agli abitanti locali che sarebbero stati colpiti dagli attacchi aerei americani se non avessero lasciato le loro case: «Ci hanno detto che dovevamo andarcene, oppure avrebbero detto alla coalizione guidata dagli Stati Uniti che eravamo terroristi e che dovevamo essere colpiti insieme alle nostre famiglie».

La cooperazione tra gli Stati Uniti e le forze curde ha già dimostrato di essere controversa durante la guerra in Siria. La Turchia, un alleato regionale degli americani, considera l’YPG e il PYD organizzazioni terroristiche per i loro legami con il PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, un gruppo separatista curdo che da lungo tempo combatte contro lo stato turco. Gli Stati Uniti considerano il PKK un gruppo terrorista, ma non l’YPG e il PYD.

©Washington Post 2015