Una parata militare dello Stato Islamico con molti pick-up Toyota a Raqqa, in Siria. (Militant website via AP, File)
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  • giovedì 8 Ottobre 2015

Il problema di Toyota con l’ISIS

Le macchine giapponesi compaiono sempre più spesso nei video dello Stato Islamico, anche quelle nuove: il governo americano sta indagando, Toyota dice che non sa perché

Una parata militare dello Stato Islamico con molti pick-up Toyota a Raqqa, in Siria. (Militant website via AP, File)

Toyota, la nota azienda giapponese produttrice di automobili, ha detto che collaborerà con il governo statunitense per capire come mai nell’ultimo anno alcuni suoi modelli di auto siano diventati molto usati dai miliziani dello Stato Islamico (o ISIS). La notizia dell’inizio di un’indagine da parte dell’antiterrorismo statunitense era stata data due giorni fa da ABC News. Il problema è comunque noto da tempo: da oltre un anno diversi modelli di auto Toyota, tra cui i pick-up e i SUV, compaiono regolarmente nei video di propaganda dell’ISIS e sono diventati una specie di “brand” del gruppo jihadista. Toyota ha detto che non ha idea di come così tante auto di sua produzione siano finite nelle mani dei miliziani dell’ISIS.

I modelli di auto Toyota che sono comparsi di più nei video dell’ISIS sono il Toyota Hilux, un fuoristrada pick-up, e il Toyota Land Cruiser, un altro tipo di fuoristrada. La cosa particolare – che nemmeno Toyota sembra riuscire a spiegarsi – è il fatto che l’ISIS non mostra solo veicoli vecchi, che potrebbe avere rubato nei territori conquistati: sembra infatti che in anni recenti il gruppo sia entrato in possesso di “centinaia” di auto Toyota nuove. Le auto Toyota sono comparse nei video dell’ISIS girati in Siria, Iraq e Libia: per esempio dopo avere conquistato Raqqa, città siriana che sarebbe stata poi proclamata capitale del Califfato Islamico, l’ISIS organizzò una parata militare nella quale più dei due terzi dei veicoli erano Toyota.

Ed Lewis, direttore delle comunicazioni di Toyota che lavora a Washington, ha detto ad ABC News che la società ha adottato la «politica molto rigida di non vendere i suoi veicoli a potenziali acquirenti che potrebbero modificarli per compiere attività terroristiche e paramilitari». Ha anche aggiunto che non è possibile ora per Toyota localizzare i veicoli che sono stati rubati o che sono stati venduti all’ISIS tramite intermediari. Il generale di brigata Saad Maan, un portavoce dell’esercito iracheno, ha detto a ABC News che i modelli Toyota potrebbero essere stati comprati all’estero da alcuni intermediari e poi portati in Iraq e in Siria (una parte di confine tra i due paesi non è più controllata dalle autorità statali, ma dai miliziani dell’ISIS).

I SUV prodotti da Toyota, scrive Quartz, sono i veicoli più usati da alcune organizzazioni internazionali o umanitarie come la Croce Rossa e le Nazioni Unite, mentre altri modelli Toyota sono molto diffusi nei paesi in via di sviluppo (in particolare il modello Hilux viene considerato praticamente “indistruttibile” ed è molto diffuso). Prima dell’ISIS, comunque, i veicoli Toyota erano già stati usati da diversi gruppi ribelli e altre organizzazioni terroristiche. Per esempio negli anni Ottanta la guerra tra Ciad e Libia per alcune dispute politiche fu rinominata “Toyota War”, per la grande diffusione di veicoli Toyota in entrambi gli schieramenti che stavano combattendo. Negli anni Novanta i talebani afghani fecero largo uso dei pick-up Toyota: anche in quell’occasione la società giapponese disse di non avere dei canali di vendita in Afghanistan e di non sapere come i pick-up fossero finiti nelle mani del gruppo. Osama bin Laden optò per il modello Hilux, che divenne molto diffuso tra i terroristi di al Qaida. Lo scorso anno lo stesso dipartimento di stato americano inviò decine di pick-up ai ribelli siriani che stavano combattendo contro il regime di Bashar al Assad.