Il presidente della Sicilia Rosario Crocetta in conferenza stampa a Palermo, 23 luglio 2015. (LaPresse - Guglielmo Mangiapane)
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  • martedì 6 Ottobre 2015

È stato chiesto il giudizio immediato per i giornalisti del caso Crocetta

Ci sono novità nella storia della presunta telefonata in cui il medico di Crocetta augurava la morte a Lucia Borsellino

Il presidente della Sicilia Rosario Crocetta in conferenza stampa a Palermo, 23 luglio 2015. (LaPresse - Guglielmo Mangiapane)

La procura di Palermo ha chiesto il giudizio immediato per Piero Messina e Maurizio Zoppi, i due giornalisti autori dell’articolo – pubblicato sull’Espresso – secondo cui il medico personale del presidente della Sicilia, Rosario Crocetta, gli avrebbe rivolto una frase violenta contro l’allora assessore alla Salute, Lucia Borsellino, in un’intercettazione telefonica.

Secondo l’articolo dell’Espresso, il medico aveva detto a Crocetta che Borsellino doveva essere “fatta fuori, come il padre”. Il procuratore di Palermo però smentì da subito l’esistenza stessa agli atti di una simile intercettazione, che invece l’Espresso dissee di aver ascoltato sebbene non fosse «trascritta negli atti depositati». Di fatto le versioni della procura e l’Espresso – dandole entrambe per sincere – tenevano aperte solo due possibilità: che l’intercettazione fosse stata totalmente o parzialmente inventata da chi l’aveva fatta ascoltare ai giornalisti, oppure che fosse frutto di un’iniziativa giudiziaria autonoma compiuta illegittimamente senza autorizzazione dei magistrati.

Messina e Zoppi sono indagati per calunnie e diffusione di notizia falsa. La richiesta di giudizio immediato può essere fatta dai pm solo in presenza di prove evidenti e – qualora venisse accolta dal gip – farà sì che nel procedimento venga saltata l’udienza preliminare.

«La Procura di Palermo ha chiesto il giudizio immediato per Piero Messina e Maurizio Zoppi, i due giornalisti del settimanale L’Espresso che, a luglio, scrissero di un’intercettazione tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il suo medico personale, Matteo Tutino, ai domiciliari per truffa. Nella conversazione il chirurgo avrebbe augurato all’allora assessore alla Salute Lucia Borsellino di “saltare come il padre”.

La telefonata, divenuta presto un caso politico, venne smentita poche ore dopo la diffusione della notizia dal capo dei pm palermitani Francesco Lo Voi, intervenuto più volte per negare che una conversazione di quel tenore fosse agli atti di alcun procedimento penale aperto dal suo ufficio. Una presa di posizione secca a cui il settimanale, direttore in testa, rispose ribadendo l’esistenza dell’intercettazione che – questa la tesi sostenuta – sarebbe stata ascoltata dai cronisti.

A meno di tre mesi, i pm, dunque, tirano le somme. E decidono di saltare l’udienza preliminare chiedendo al gip di emettere un decreto di giudizio immediato. Una scelta precisa, possibile quando la Procura ritenga “evidente” la prova del reato. Le accuse per i due giornalisti, interrogati più volte dal procuratore, che ha svolto personalmente le indagini, e dall’aggiunto Leonardo Agueci, sono di calunnia e diffusione di notizia falsa».

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