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  • giovedì 20 agosto 2015

La Slovacchia vuole solo 200 profughi siriani, e che siano cristiani

La posizione del governo slovacco è esemplare di quella di altri paesi europei e della difficile soluzione alla crisi dei migranti

di Ishaan Tharoor - Washington Post
Due migranti su un treno a Belgrado, il 26 giugno 2015. (ANDREJ ISAKOVIC/AFP/Getty Images)

Ecco una perfetta rappresentazione della crisi dei migranti in Europa: il governo slovacco ha annunciato di recente la sua disponibilità a contribuire al problema delle decine di migliaia di migranti che stanno arrivando nel continente europeo accogliendo 200 profughi siriani. Già di per sé è un numero molto piccolo, ma la Slovacchia ha ricevuto molte critiche anche per un’altra condizione che ha posto: i profughi devono essere tutti cristiani. Un portavoce del ministro dell’Interno slovacco ha detto al Wall Street Journal: «In Slovacchia non abbiamo moschee. Vogliamo solo i cristiani».

Negli ultimi mesi diverse organizzazioni internazionali e gruppi umanitari hanno descritto la gravità della crisi che sta coinvolgendo i profughi. Il mese scorso le Nazioni Unite hanno detto che la guerra in Siria ha costretto più di 4 milioni di siriani a lasciare il loro paese. Centinaia di migliaia di siriani hanno tentato di arrivare in Europa, molti di loro attraverso una pericolosa traversata nel Mediterraneo: e dato che scappano da guerre, fame, torture e violenze, moltissimi di loro hanno diritto a ottenere asilo politico in Europa in base al diritto internazionale. “Frontex”, l’agenzia che si occupa dei confini dell’Unione europea, ha scritto martedì che a luglio i migranti che sono passati per l’Ue sono stati 107.500: un numero tre volte più alto di quello fatto registrare nel luglio del 2014.

Una delle mete più ricercate dai profughi è l’Austria, che ha il più alto numero di richiedenti asilo pro capite in Europa. Si stima che nel paese arriveranno 80mila migranti solo quest’anno. La vicina Slovacchia, che condivide un pezzo del suo confine occidentale con l’Austria, ha subìto pressioni dai funzionari dell’Unione europea a Bruxelles per contribuire all’accoglienza dei migranti. Il governo slovacco, però, come quelli di altri stati dell’Europa centrale e orientale, si è molto arrabbiato. I politici – soprattutto quelli di destra – di paesi come Estonia, Ungheria e Repubblica Ceca, hanno protestato e si sono opposti alla distribuzione dei migranti decisa dall’Ue tra i suoi paesi membri.

La scorsa settimana il partito nazionalista e conservatore del primo ministro ungherese Viktor Orbán ha diffuso un comunicato dicendo: «Le politiche di sinistra hanno portato a un intenso flusso illegale di migranti in Europa, che sta minacciando di far iniziare un conflitto sociale, economico e culturale senza precedenti nei paesi europei». Il governo di Orbán ha cominciato a costruire una grossa barriera lungo il confine che l’Ungheria condivide con la Serbia, allo scopo di tenere i migranti fuori dal territorio ungherese. L’argomento che viene usato più spesso dai paesi dell’Europa centrale e orientale è che le loro società – a differenza di quelle dell’Europa occidentale e settentrionale – sono meno capaci di adattarsi al concetto di multiculturalismo. Nella Repubblica Ceca un gruppo chiamato “Blocco Contro l’Islam” ha raccolto 145mila firme a favore di una petizione contro gli immigranti musulmani, ha scritto l’agenzia di news tedesca DPA.

Nonostante in molti di questi paesi dell’Europa orientale i musulmani siano meno dell’1 per cento della popolazione, la paranoia legata alla loro presenza ha portato a molte proteste e alla diffusione di una retorica intollerante. All’inizio di quest’anno un politico di estrema destra della Repubblica Ceca ha incoraggiato i suoi concittadini ad allevare dei piccoli maiali e portarli poi a passeggiare vicino alle moschee. Il presidente ceco Milos Zeman è stato il più moderato tra tutti, ma il messaggio di fondo nelle sue dichiarazioni era lo stesso: «I profughi che hanno un bagaglio culturale completamente diverso dal nostro non si troverebbero bene in Repubblica Ceca».

Come ha scritto il Wall Street Journal, il presidente slovacco Robert Fico ha fatto dichiarazioni simili. Quando la scorsa settimana ha spiegato a un giornale austriaco il perché il numero dei migranti che il suo paese è in grado di accogliere è molto più basso rispetto ai 1.100 richiesti da Bruxelles, Fico ha aggiunto che non è compito della Slovacchia accogliere i profughi di guerre di cui il suo paese non ha alcuna responsabilità. Riferendosi all’intervento armato NATO in Libia del 2011 contro il regime del dittatore Muammar Gheddafi, Fico ha detto: «Ho una sola domanda: chi ha bombardato la Libia? Chi ha creato i problemi in Nord Africa? La Slovacchia? No». L’argomento di Fico è sostenuto anche dall’opinione pubblica slovacca.

Di recente un paese vicino a Bratislava, la capitale della Slovacchia, ha tenuto un referendum sulla possibilità di offrire temporaneamente un posto dove stare a 500 richiedenti asilo. Il 97 per cento dei votanti si è espresso per il “no”. Dietro a questa opposizione ci sono delle preoccupazioni di natura soprattutto culturale. Lo scorso gennaio Fico ha detto: «Dato che la Slovacchia è un paese cristiano, non possiamo tollerare un flusso di 300mila-400mila migranti musulmani che comincerebbero a costruire le moschee dappertutto sulla nostra terra e che tenterebbero di cambiare la natura, la cultura e i valori del nostro stato».

I musulmani in Slovacchia sono lo 0,2 per cento dei 5 milioni totali di abitanti. Lo scorso anno la Slovacchia ha concesso asilo in tutto a 14 persone.

©Washington Post 2015

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