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  • domenica 2 agosto 2015

Perché si critica la Francia su Calais

Nel Regno Unito si accusa il governo francese di non fare abbastanza per fermare il passaggio dei migranti dall'Eurotunnel, i tabloid suggeriscono di "mandare l'esercito"

Nell’ultima settimana un migrante è morto mentre cercava di salire su un treno che da Calais, in Francia, andava verso il Regno Unito attraverso l’Eurotunnel. Da giugno sono nove le persone morte nel tentativo di percorrere l’Eurotunnel ed entrare in territorio britannico. Centinaia di migranti tentano ogni notte di forzare le recinzioni che proteggono il terminal, causando spesso la chiusura del traffico e notevoli ritardi. In questi giorni i giornali britannici hanno criticato duramente la Francia sostenendo che le autorità francesi non si stanno impegnando abbastanza per impedire ai migranti di raggiungere il Regno Unito. Alcuni giornali hanno anche chiesto di inviare a Calais “l’esercito”.

Il capo della polizia di una regione meridionale dell’Inghilterra ha nominato anche il reparto che secondo lui andrebbe inviato a Calais: si tratta dei Gurkha, un corpo scelto dell’esercito britannico composto principalmente da volontari reclutati in Nepal. Quasi tutti i tabloid del paese (Daily Mail, Daily Express, Daily Star, Metro, Sun), hanno espresso lo stesso concetto titolano “Send in the army!” o varianti della stessa espressione, che si può tradurre con “Mandategli l’esercito!”. Secondo i tabloid l’unico modo di bloccare l’afflusso di migranti è mandare l’esercito, visto che la polizia francese non sembra avere le risorse o l’intenzione per farlo. La vice-sindaco di Calais, Philippe Mignonet, ha risposto alle accuse di questi giorni sostenendo che le autorità britanniche hanno un atteggiamento razzista.

Come ha notato il Guardian, l’idea di mandare l’esercito a Calais fa appello a una particolare corda del nazionalismo britannico. Calais fu l’ultima città sul continente governata dai re d’Inghilterra e venne conquistata nel Sedicesimo secolo dopo centinaia di anni di guerre quasi ininterrotte. Oggi Calais è una delle principali porte d’ingresso per il Regno Unito e da qui partono i traghetti diretti nell’Inghilterra meridionale e i treni che attraversano l’Eurotunnel. Questo punto di passaggio ha attirato decine di migliaia di migranti che nel corso degli ultimi 15 anni hanno costruito degli accampamenti intorno a Calais. Da qui, quasi ogni notte, a decine cercano di nascondersi a bordo di un camion o su un traghetto nella speranza di raggiungere il Regno Unito. A volte, è accaduto questa settimana, i migranti si radunano in gruppi di diverse centinaia di persone e tutti insieme assalgono le reti di recinzione che proteggono il tunnel e l’area del porto. Il distaccamento della polizia francese che sorveglia l’area è stato aumentato di numero proprio per far fronte a questo tipo di assalti.

Secondo molti giornali britannici il dispiegamento di forze francesi è arrivato troppo tardi ed è comunque insufficiente. Il Daily Mail è stato uno dei giornali più espliciti nel formulare le accuse contro i francesi. Secondo il Daily Mail le autorità francesi non fanno abbastanza per fermare i migranti perché sperano di “passare” il problema al Regno Unito. Non prendono loro le impronte digitali così che una volta arrivati nel Regno Unito i migranti possano fare richiesta di asilo senza che risulti la Francia come paese d’ingresso nell’Unione Europea. Oppure, dopo averli arrestati, li rilasciano subito invece che rispedirli nel loro paese di provenienza.

Curiosamente si tratta delle stesse accuse che la Francia e gran parte dei paesi dell’Europa settentrionale hanno fatto all’Italia. La questione di Ventimiglia, la città italiana al confine con la Francia dove per settimane sono rimasti bloccati centinaia di migranti, è molto simile a quella di Calais. Fino a poche settimane fa le autorità francesi accusavano quelle italiane di non fare abbastanza per fermare i migranti e di non prendere loro le impronte digitali. Le attuali regole europee – semplificando: i migranti vanno gestiti dal primo paese UE in cui mettono piede – creano un forte incentivo ai paesi di passaggio (Grecia, Italia e nel caso di Calais anche la Francia) a chiudere un occhio sul rispetto delle procedure europee con l’obiettivo di “passare” il problema della gestione dei migranti a qualche altro paese.

Al livello politico i toni sono più pacati, almeno ufficialmente. Francia e Regno Unito collaborano da tempo nella gestione del traffico a Calais. A luglio il primo ministro britannico David Cameron ha annunciato nuovi investimenti, circa dieci milioni di euro, per migliorare la sicurezza del terminal di Calais. Come Ventimiglia, anche il problema di Calais difficilmente può essere considerato una vera emergenza nazionale. I numeri degli ingressi in entrambi casi sono molto ridotti, poche centinaia di persone rispetto alle centinaia di migliaia già presenti in Francia e nel Regno Unito. Come ha detto al New York Times Franck Düvell, uno studioso di migrazioni all’Università di Oxford: «L’ansia per gli ingressi irregolari è molto sproporzionata». Secondo gli ultimi dati circa l’80 per cento degli irregolari presenti nel Regno Unito è arrivato nel paese con un regolare visto turistico.

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