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  • mercoledì 24 giugno 2015

Cos’è Calais

La storia delle migliaia di migranti che vivono in condizioni terribili in Francia aspettando di partire per l'Inghilterra: una Ventimiglia al cubo che va avanti da vent'anni

di Gianni Barlassina – @giannadria
Un migrante nei pressi del porto di Calais. (AP Photo/Muhammed Muheisen)

Calais è una città della costa settentrionale della Francia, e si trova proprio in corrispondenza del punto in cui il Canale della Manica è più stretto: dal porto partono gran parte dei traghetti per il Regno Unito e dal 1994 da Calais partono anche i treni che percorrono il tunnel della Manica. Per la sua posizione privilegiata nei viaggi verso il Regno Unito, negli ultimi vent’anni Calais è diventata anche la sede di uno dei più grandi campi di migranti d’Europa: qualcosa che ricorda in qualche misura, per le cause che lo hanno determinato, quello che sta succedendo in queste settimane a Ventimiglia. Ma molto più in grande: e per quasi vent’anni.

A Calais oggi vivono di fatto circa 3.000 migranti, che cercano quotidianamente di entrare nel Regno Unito: dormono per lo più in baracche, tende e sistemazioni precarie, senza accesso costante a servizi igienici e facendo ampiamente affidamento sull’aiuto dei molti gruppi di volontari che operano nella zona per cibo, vestiti e aiuto legale. Da anni la Francia ha adottato una politica piuttosto dura con i migranti: li arresta in modo routinario, distrugge le baracche in cui vivono finendo così, secondo esperti e attivisti, a osteggiare qualsiasi qualsiasi loro forma di uscita dalla precarietà. A Calais i migranti restano nel migliore dei casi qualche settimana, ma a volte anche diversi mesi: la situazione in cui si trovano è simile a quella dei migranti di Ventimiglia – non vogliono ricevere accoglienza ufficiale in Francia per non essere poi obbligati, in base agli accordi europei, a dover chiedere asilo lì – ma a Calais i problemi sono iniziati parecchi anni prima.

Come si passa il confine
Il modo più comune per arrivare in Inghilterra da Calais è salire di nascosto sui tir che si dirigono al porto o alla stazione del tunnel: quando i tir rallentano o si fermano per qualche ragione, i migranti aprono i portelloni e se li chiudono dietro sperando che il tir non venga sottoposto ad accurati controlli di dogana.

Ci vuole precisione, coraggio e molta fortuna. Quando i tir rallentano su Rue des Garennes prima della stretta curva a destra verso il porto, bisogna essere veloci. Dai nascondigli bui a bordo della strada i migranti scattano, attraversano la carreggiata, aprono i portelloni dei tir e ci si intrufolano dentro.

A volte i migranti provano ad attaccarsi sotto i camion, ma questo è anche il modo più pericoloso si attraversare il confine. Nel corso degli anni decine di persone sono morte provando a raggiungere l’Inghilterra in questi modi, 15 solo nel 2014: provando a saltare dai ponti sui tir, schiacciati dai camion nei parcheggi o mentre rincorrono i camion nel traffico delle strade che portano a Calais. Questo video della BBC mostra bene il modo in cui i migranti provano a salire sui camion diretti nel Regno Unito. Il video è stato girato negli ultimi giorni durante uno sciopero dei lavoratori del tunnel della Manica che ha prodotto rallentamenti e traffico intenso sulle strade dirette a Calais: con i tir che viaggiano a velocità ridotta è più facile per i migranti rincorrerli, aprire il portellone ed entrare. Come mostra il video, dopo che i migranti sono saliti a bordo qualcuno da fuori li aiuta chiudendo il portellone.

Nel corso degli anni, poi, si è formato ed è cresciuto il numero di trafficanti di persone: gente che offre aiuto a passare il confine in cambio di denaro. Il modo più frequente con cui le persone vengono portate oltre il confine è usando automobili private, che vengono sottoposte a controlli meno accurati e capillari rispetto ai tir che trasportano merci. Le persone che usano le loro macchine per portare gli immigrati in Inghilterra sono nella maggior parte dei casi cittadini dell’Europa dell’est che vengono reclutati da organizzazioni criminali che gestiscono il traffico. Negli ultimi anni, tuttavia, il numero di cittadini britannici che si presta al traffico di migranti è aumentato molto e nell’ultimo anno 100 cittadini britannici sono stati arrestati per questa ragione dalla polizia francese. BBC ha spiegato che in molti casi si tratta di studenti che fanno fatica a ripagare i prestiti universitari o commercianti in crisi che vengono arruolati dalle organizzazioni del traffico di migranti. Ai migranti vengono chiesti fino a 6.000 euro per essere portati oltre il confine, anche se in molti casi il passaggio non va a buon fine.

L’inizio
La storia dei migranti a Calais va avanti in questa forma almeno da quando a causa della guerra in Kosovo – tra il 1996 e il 1999 – un gran numero di persone cercarono di spostarsi dai Balcani verso l’Europa centrale per chiedere asilo politico. Molti dei migranti volevano raggiungere il Regno Unito per ricongiungersi con dei parenti o solo per via della sua ricchezza economica: il passaggio quasi obbligato era il porto di Calais. Le difficoltà nell’attraversare la frontiera senza documenti fecero sì che un gran numero di persone cominciò ad accumularsi a Calais. Inizialmente i migranti dormivano in strada, vicino al porto e nei parchi. Per far fronte al crescente numero di persone – all’epoca non più di qualche centinaio contemporaneamente – l’allora governo francese chiese alla Croce Rossa di aprire un centro di accoglienza e mise a disposizione un grande capannone a Sangatte, nelle vicinanze, usato come deposito durante i lavori di costruzione del tunnel della Manica.

FRANCE BRITAIN IMMIGRATION

Il capannone che ospitava il centro di Sangatte; sullo sfondo la città di Calais, nel 2002. (AP Photo/Michel Spingler).

Il centro di Sangatte, racconta il Guardian, avrebbe dovuto accogliere 600 persone ma si colmò presto e in pochi mesi ospitava già più di 1.500 persone: per lo più curdi, afghani e iraniani. Molti giornalisti che erano riusciti a entrare nel capannone raccontarono dello stato di degrado in cui si viveva – letti insufficienti, bagni spesso rotti, allagamenti frequenti – ma il centro offriva comunque alcuni servizi di base: assistenza medica e pasti gratuiti. Il capannone si trovava a poco più di 3 chilometri dall’ingresso del tunnel della Manica e veniva usato come “base” per provare a salire sui tir che a loro volta venivano caricati sui treni diretti in Inghilterra. Per questa ragione, anche a causa delle pressioni del governo britannico, la Francia decise di chiudere il campo e strinse accordi con il Regno Unito per il rafforzamento dei controlli intorno all’ingresso del tunnel e per lo spostamento dei controlli di frontiera britannici al di qua del tunnel, in territorio francese. La chiusura di Sangatte fu presentata come una vittoria sia dal governo britannico che da quello francese, e dall’allora ministro degli Interni Nicolas Sarkozy. Prima della chiusura del centro circa 10.000 persone riuscivano ogni anno a entrare in Inghilterra passando per la Francia, numero che scese fino a circa 1.500 nel 2006 secondo le stime del governo britannico.

Il ruolo del Regno Unito
La posizione del governo britannico è sempre stata molto dura nei confronti degli immigrati irregolari: lo testimoniano tra le altre cose le pressioni sul governo francese per la chiusura del centro di Sangatte e gli investimenti per aumentare le misure di sicurezza sul confine. Storicamente il Regno Unito ha sempre voluto proteggere la sua indipendenza sul controllo delle frontiere: ha aderito al trattato di Dublino sulla regolamentazione delle richieste di asilo, ma non ha mai aderito agli accordi di Schengen sui controlli doganali all’interno dell’Unione Europea (che è la ragione per cui quando andate a Londra vi chiedono il documento all’arrivo in aeroporto, insomma). Nel corso degli anni ogni tentativo di migliorare le condizioni di vita dei migranti di Calais è stato osteggiato dal governo britannico, secondo cui aiutare i migranti a Calais significa incentivarne sempre di più ad arrivare.

Dopo Sangatte, la giungla
Dopo la chiusura progressiva del campo di Sangatte, i migranti che arrivavano a Calais tornarono a vivere all’aperto in attesa di poter passare il confine, cosa che diventò gradualmente sempre più difficile. In poco tempo si formò un grande campo abusivo poco fuori Calais: una grande baraccopoli sprovvista di servizi igienici che fu presto soprannominata “la giungla”. Nel suo momento di picco, nella giungla vivevano più di 800 persone, dormendo in precarie baracche costruite per lo più con rifiuti e altri materiali riciclati in qualche modo. La polizia francese decise di chiudere il campo e nel settembre del 2009, 7 anni dopo la chiusura di Sangatte, con un’imponente operazione di polizia sgomberò “la giungla”, arrestò decine di migranti – che vennero spostati in centri di accoglienza lontani da Calais – e demolì le baracche costruite negli anni. Alan Johnson, allora ministro degli Interni del governo britannico laburista, si disse “deliziato” dalla chiusura del campo. Dopo lo sgombero il governo francese offrì asilo alle persone fermate nel campo, che però erano solo una piccola parte di quelle che vivevano a Calais all’epoca: molte erano scappate prima dello sgombero, disperdendosi.

FRANCE MIGRANTS

Una foto aerea della giungla nel 2009. (AP Photo/Michel Spingler)

Lo sgombero della giungla naturalmente non risolse la situazione di Calais. Negli anni il flusso di migranti che arrivano in Europa, e quindi il numero di persone che cercano di raggiungere il Regno Unito, è continuato a crescere. I campi abusivi si sono susseguiti, così come gli sgomberi e gli arresti da parte della polizia francese. Oggi circa 1.000 persone vivono in una nuova baraccopoli fuori dal centro della città: senza elettricità, senza acqua e senza bagni. Altri migranti vivono in edifici occupati più vicino al centro di Calais, anche loro spesso minacciati di sgombero dalla polizia. Si stima che circa 3.000 migranti vivano a Calais nell’attesa di riuscire a entrare nel Regno Unito.

Negli anni si sono formati diversi gruppi spontanei di solidarietà, sia francesi che britannici, che hanno cominciato a fornire aiuto ai migranti bloccati a Calais distribuendo pasti, vestiti, biciclette, e fornendo aiuto legale ai richiedenti asilo. Nel gennaio del 2015, dopo tredici anni dalla chiusura del centro di Sangatte, il governo francese ha autorizzato l’apertura del primo nuovo centro di accoglienza per i migranti di Calais: inizialmente solo alcune tende per distribuire del cibo e ricaricare i cellulari. Nei mesi successivi è stato aperto un dormitorio da 500 posti per accogliere donne e bambini e infine un’area attrezzata con delle docce. Il governo francese ha fatto sapere che il centro non offrirà posti letto per gli uomini.

La vita a Calais
I migranti che vivono a Calais sono per lo più maschi tra i 15 e i 30 anni, ma ci sono anche famiglie con bambini molto piccoli e donne incinte. Nel corso degli ultimi mesi è anche aumentato il numero di minorenni non accompagnati, e sono anche arrivati a Calais bambini di 12 e 13 anni. Le condizioni di vita nei campi di Calais, con l’aumentare del numero di persone che arrivano, sono peggiorate molto. Le tende dei campi vengono divise anche da 5 o 6 persone, il numero di pasti serviti dai volontari non è spesso sufficiente a soddisfare tutti e le difficoltà ad attraversare il confine hanno spinto molti a prendere sempre più rischi. Martine Devries, di Médicins du Monde, ha spiegato al Guardian che “ci sono sempre più persone, sono sempre più disperate e disposte a rischiare sempre di più. L’anno scorso i migranti provavano a salire sui tir solo di notte: ora sono così tanti e così disperati che ci provano anche in pieno giorno”. Anche i rapporti con gli abitanti di Calais sono diventati sempre più difficili: molti negozianti della città ora si rifiutano di servire i migranti e ci sono stati casi di migranti picchiati da cittadini francesi armati con bastoni e sbarre di ferro.

Le condizioni di vita non sono peggiorate solo per via del numero crescente di persone che arrivavano a Calais, ma anche per i sempre più frequenti e violenti interventi della polizia che secondo molti hanno come scopo solo quello di disincentivare l’arrivo di altre persone. I raid nei campi abusivi si sono fatti sempre più intensi, così come gli sgomberi e gli arresti di massa. Per proteggere il porto di Calais, inoltre, sono stati anche schierati reparti della polizia anti sommossa: diversi migranti hanno detto di essere stati picchiati coi manganelli e di essere stati respinti con il gas urticante nel tentativo di entrare nel porto. Negli anni, inoltre, si sono create anche rivalità tra le persone dei diversi gruppi etnici presenti a Calais: si litiga per il controllo dei punti migliori per salire sui camion per l’Inghilterra e ci sono stati anche scontri e violenze tra gruppi di migranti.

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