Sepp Blatter e Michel Platini a Zurigo, in Svizzera, il 29 maggio 2015. (FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

La FIFA dopo la rielezione di Blatter

Le ipotesi di boicottaggio, la posizione degli sponsor e il futuro del presidente rieletto: le questioni rimaste in sospeso dopo la votazione di ieri

Sepp Blatter e Michel Platini a Zurigo, in Svizzera, il 29 maggio 2015. (FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

Venerdì 29 maggio Sepp Blatter è stato rieletto per la quinta volta presidente della FIFA, nonostante nei giorni scorsi diversi dirigenti a lui vicini siano stati arrestati con gravi accuse di corruzione e riciclaggio. L’unico altro candidato rimasto in corsa, il principe Ali bin Al Hussein di Giordania, si è ritirato dopo una prima votazione in cui aveva preso 73 voti: Blatter ne aveva ottenuti 133, e a partire dalla seconda votazione gliene sarebbero bastati 105 per essere eletto.

Nonostante la vittoria di Blatter sia avvenuta senza grossi problemi, la sua rielezione è stata molto criticata dalle federazioni nazionali di calcio più importanti al mondo e dai principali quotidiani europei e statunitensi. Un’esplicita opposizione a Blatter, insomma, non è mai stata così estesa, e potrebbe allargarsi qualora ci siano nuovi sviluppi nelle inchieste di Stati Uniti e Svizzera sui casi di corruzione della FIFA (in molti hanno detto che Blatter ha superato il weekend, ma che non rimarrà in carica a lungo). Nella conferenza stampa di presentazione del suo mandato tenuta sabato 30 maggio si è difeso da tutte le accuse e ha detto di non temere in alcun modo di finire coinvolto nell’indagine. Ad ogni modo, sono in particolare quattro questioni ancora aperte dopo l’elezione di ieri.

1. Come ha fatto Blatter a essere rieletto?
Più o meno con lo stesso metodo di gestione della FIFA seguito negli ultimi anni: cercando di guadagnare il consenso delle federazioni di stati piccoli – che possiedono lo stesso diritto di voto dei paesi in cui il movimento calcistico è più sviluppato – e stringendo importanti accordi politici. Owen Gibson, il caporedattore sportivo del Guardian, ha raccontato in un lungo articolo pubblicato ieri che nonostante Blatter negli ultimi giorni abbia perlopiù evitato di parlare coi giornalisti e abbia passato il giorno precedente le elezioni chiuso nel suo ufficio nella sede della FIFA, alcuni interventi e il tono generale del congresso hanno mandato un messaggio molto chiaro ai delegati presenti.

Una volta un evento simile tenuto dalla FIFA fu mirabilmente paragonato dal capo della federazione inglese Greg Dyke a «una cosa nordcoreana»: oggi è diventato un enorme spot dell’onnipotenza e generosità di Sepp Blatter. Ogni video, presentazione o contributo dal palco o dalla platea sono stati efficienti spot pubblicitari per il modello-FIFA e la sua abilità di ridistribuire i 5,7 miliardi di entrate in giro per il mondo. Issa Hayatou, presidente della confederazione africana al suo settimo mandato, ha parlato in qualità di capo della commissione Finanze della FIFA e ha promesso un milione di dollari a ciascun membro. Nei discorsi ci si riferiva continuamente al calcio come a un «portatore di pace» o come a un mezzo per risolvere qualsiasi problema, da ebola, al razzismo o ai guai del Medio Oriente.

Tramite alcuni accordi, Blatter è anche riuscito a indebolire molto la candidatura di Ali bin Al Hussein. Gibson ha scritto per esempio che il potente sceicco del Kuwait Ahmad al Fahad al Sabah – già presidente del Comitato Olimpico asiatico – è recentemente entrato nel comitato esecutivo della FIFA, e in queste elezioni ha appoggiato apertamente Blatter.

Blatter ha anche mantenuto gran parte dei suoi alleati storici, mentre i suoi oppositori sono apparsi appena più compatti di quanto previsto: Ali bin Al Hussein ha ottenuto 73 voti di cui la maggior parte provenienti da paesi della UEFA, la confederazione calcistica europea, oltre a qualche voto isolato. Anche all’interno della UEFA, però, ci sono state delle divisioni: hanno quasi certamente votato a favore di Blatter i delegati della Russia – Vladimir Putin nei giorni scorsi ha detto che le inchieste sulla FIFA fanno parte di una manovra degli Stati Uniti per delegittimare Blatter – e quelli della Spagna, dove il presidente della federazione locale Ángel María Villar è da tempo vicino a Blatter.

2. Quali sono i prossimi passaggi delle inchieste?
Le autorità statunitensi, cioè quelle coinvolte nell’inchiesta principale, cercheranno probabilmente di ottenere l’estradizione delle persone arrestate nei giorni scorsi. Nel frattempo Richard Weber, il capo della divisione investigativa dell’agenzia delle entrate statunitense, ha detto al New York Times di credere fermamente che ci siano «altre persone e società coinvolte» nel caso. Già nei giorni scorsi il Telegraph ha scritto che il procuratore generale della Svizzera ha avvisato Blatter che potrebbe essere interrogato in merito all’inchiesta svizzera, che si sta occupando del processo di assegnazione dei Mondiali del 2022 al Qatar.

Intanto, il ministro della Giustizia brasiliano José Eduardo Cardozo ha annunciato che è stata aperta un’inchiesta in Brasile – uno dei paesi dove il calcio è più diffuso al mondo – nei confronti di José Maria Marin, capo della federazione calcistica brasiliana dal 2012 all’aprile del 2015 e arrestato mercoledì a Zurigo. Marin ha 83 anni, è stato governatore dello stato di San Paolo ma è da anni un personaggio molto controverso in Brasile: di recente la polizia e il parlamento brasiliano hanno avviato almeno una decina di inchieste sulla federazione calcistica, tutte vanificate a causa dei potenti agganci della federazione con i politici brasiliani.

3. E i Mondiali del 2018 e 2022? 
Già in una conferenza stampa prima delle elezioni il presidente dell’UEFA Michael Platini aveva implicato che in caso di vittoria di Blatter avrebbe considerato il boicottaggio dei Mondiali per fare pressione su Blatter e la FIFA. Il più deciso nell’appoggiare l’ipotesi del boicottaggio è stato il presidente della federazione calcistica inglese Greg Dyke, che a Sky Sport ha detto che «un boicottaggio da parte della sola Inghilterra non avrebbe senso: invece, un boicottaggio dell’intera UEFA potrebbe risultare efficace».

Altri presidenti di federazioni europee si sono comunque mostrati più prudenti nei confronti di un eventuale boicottaggio. Un’altra opzione potrebbe essere quella di riaprire il processo di assegnazione dei due prossimi Mondiali del 2018 e del 2022, assegnati rispettivamente alla Russia e al Qatar. Steven Goff, che si occupa di calcio per il Washington Post, ha scritto che mentre i Mondiali in Russia «sembrano salvi» per via del poco tempo a disposizione per rifare il procedimento, quelli in Qatar potrebbero diventare a rischio sia a causa dell’inchiesta sulla FIFA sia a causa delle molte critiche ricevute dal Qatar per lo scarso rispetto dei diritti umani nei cantieri delle strutture in costruzione per i Mondiali. Nella gara di appalto del Mondiali del 2022, al secondo posto arrivarono gli Stati Uniti, che hanno già organizzati i Mondiali nel 1994.

4. La questione degli sponsor
Le inchieste sulla FIFA hanno creato molto imbarazzo anche ai suoi principali sponsor: fra questi, Adidas, Nike, Coca-Cola, Visa e McDonald’s, che da anni hanno ingenti contratti di sponsorizzazione per i Mondiali e altri eventi. La cosa è aggravata dal fatto che si tratta perlopiù di società statunitensi, che in questi giorni temono anche il grande risalto dato dai giornali statunitensi alla vicenda (l’inchiesta principale è condotta dalle autorità federali degli Stati Uniti, coinvolti anche indirettamente perché battuti dal Qatar nell’assegnazione dei Mondiali del 2022). Negli Stati Uniti il calcio non è ancora uno degli sport più diffusi e popolari: dal 1994 a oggi il movimento nazionale è però cresciuto e si sta diffondendo la percezione della FIFA come un’associazione piuttosto corrotta: da circa un anno gira moltissimo un video del comico John Oliver che “spiega” i guai della FIFA, andato in onda originariamente su HBO. Il giornalista John Cassidy ha scritto sul New Yorker che queste società chiederanno certamente alla FIFA di introdurre qualche «cambiamento».