• Sport
  • giovedì 15 Maggio 2014

Gli Stati Uniti ai Mondiali

Terza puntata della guida alle nazionali che parteciperanno ai Mondiali: storie e facce di quella americana, che non è male ma è finita in un girone complicatissimo

La nazionale di calcio degli Stati Uniti si è qualificata ai prossimi Mondiali dominando entrambi i gironi eliminatori della CONCACAF – la confederazione calcistica di Nord America, Centroamerica e Caraibi, equivalente alla UEFA in Europa – ai quali ha partecipato (anche se le squadre più forti che ha dovuto affrontare sono state Messico e Costa Rica: non proprio il massimo). Negli Stati Uniti, com’è noto, non esiste una vera e propria tradizione calcistica: da molti anni, però, grazie agli sforzi di società, televisioni e federazioni calcistiche, il calcio attira un numero sempre maggiore di attenzioni, investimenti e tifosi (è stato recentemente reso pubblico un nuovo accordo di otto anni per la trasmissione dell’MLS su Fox Sports, un’importante emittente sportiva).

La nazionale è allenata dal 2011 da Jürgen Klinsmann, tedesco, ex forte attaccante di Inter, Tottenham e Bayern Monaco ma soprattutto giovane e bravo allenatore, nonostante non abbia ancora vinto nulla: nel 2008-2009 si è giocato la Bundesliga fino all’ultima giornata – perdendola – da allenatore del Bayern Monaco, mentre nel 2006 aveva portato la nazionale della Germania alla semifinale dei Mondiali perdendo solo ai supplementari contro l’Italia (ve lo ricordate, no?).

Come scrive sul Guardian il giornalista sportivo Graham Parker, Klinsmann sta puntando molto su un gruppo di giocatori esperti, che fanno parte di squadre europee e che giocano assieme in nazionale ormai da molti anni. Con queste premesse sarebbe legittimo pensare che gli Stati Uniti ambiscano a eguagliare il proprio miglior risultato nei campionati del mondo più recenti (cioè i quarti di finale, raggiunti nel 2002; nel 1930 arrivarono terzi su 13 squadre): sfortunatamente per loro, sono stati estratti in quello che secondo molti commentatori (ma non lo statistico e giornalista Nate Silver) è il gruppo più difficile e competitivo, assieme a Germania, Portogallo e Ghana. Lo stesso Klinsmann ha detto che «è stato il peggior sorteggio che ci potesse capitare, in assoluto». I nomi dei 30 pre-convocati sono stati diffusi il 12 maggio.

Giocatori notevoli
Il capocannoniere nella fase di qualificazione è stato Clint Dempsey, 31enne esperto attaccante che nella sua carriera ha giocato per otto stagioni in Inghilterra: ha segnato otto gol e dimostrato di essere piuttosto in forma. Klinsmann, in attacco, ha convocato anche il 24enne Jozy Altidore nonostante venga da una pessima stagione con Sunderland in Premier League (ha segnato un solo gol in 30 partite): a riguardo, Klinsmann ha detto che «non è con noi che ha avuto problemi, visto che in nazionale ha segnato per tutta la stagione».

A centrocampo c’è l’ex centrocampista di Chievo e Roma Michael Bradley, acquistato a gennaio per 10 milioni di dollari (circa 7,3 milioni di euro) dal Toronto, che gioca nella Major Soccer League, il più importante campionato di calcio del Nord America. Bradley è un centrocampista duttile dal punto di vista tattico e molto resistente dal punto di vista fisico: Klinsmann lo ha definito «dalla personalità molto positiva, per lo spogliatoio».

In porta il titolare sarà Tim Howard, 35enne bravo portiere dell’Everton, diventato improvvisamente molto noto fra gli appassionati per avere segnato un gol contro il Bolton, il 4 gennaio 2012, tirando dalla propria area.

Sulla carta, ci sarebbe anche Landon Donovan, leggendario attaccante 32enne definito dalla giornalista sportiva Kelly Whiteside su USA Today «il miglior calciatore americano di tutti i tempi e al contempo quello dall’atteggiamento più frustrante». Donovan ha giocato per larga parte della sua carriera nei Los Angeles Galaxy, sebbene abbia passato qualche anno nelle giovanili del Bayer Leverkusen e – in seguito – all’Everton e al Bayern Monaco, in prestito, durante alcune pause della stagione americana (senza grande successo, però). È stato considerato un fenomeno sin da giovane: negli Stati Uniti è una specie di celebrità (è stato anche ospite da David Letterman) ma in campo ha spesso alternato grandissime cose a numerosi momenti di distrazione.

Durante l’ultima partita prima delle convocazioni, con il Messico, Donovan è partito dalla panchina e Klinsmann ha detto successivamente a ESPN che «i media pensano che lui sia intoccabile: non è così che funziona». Il Washington Post ha pubblicato il 15 maggio un pezzo intitolato «Un campionato del mondo senza Landon Donovan? Potrebbe accadere». Il 22 maggio, Klinsmann lo ha ufficialmente escluso dei convocati per i Mondiali (Donovan ha scritto su Facebook di essere «molto deluso» ma di averla presa bene, tutto sommato).

Agli scorsi Mondiali, Donovan segnò al 90esimo il gol che fece ottenere agli Stati Uniti gli ottavi di finale, il 23 giugno 2010 contro l’Algeria.

«Oh, can you believe this?! You cannot write a script like this!»

Nei pre-convocati c’è anche qualche giovane molto promettente: Aron Jóhannsson, 23enne attaccante che gioca nell’Az Alkmaar, in questa stagione ha segnato 26 gol in 52 partite; Julian Green, attaccante 18enne delle giovanili del Bayern Monaco, che finora ha giocato una partita nel Bayern e una in nazionale; John Anthony Brooks, 21enne buon difensore dell’Hertha Berlino.

Due che non ci sono
Negli scorsi anni, negli Stati Uniti, si è parlato moltissimo di Giuseppe Rossi, forte attaccante della Nazionale italiana a lungo capocannoniere dell’attuale stagione di Serie A (prima di un brutto infortunio al ginocchio, l’ennesimo di una carriera piuttosto sfortunata). Rossi, infatti, è nato da genitori italiani a Teaneck, negli Stati Uniti, dove è cresciuto fino ai 14 anni: avrebbe quindi avuto la possibilità di giocare con la nazionale americana, nel caso avesse voluto. Un lungo articolo di ESPN racconta che quando Rossi aveva 14 anni, nel 2001, fu invitato a partecipare a un campo estivo della nazionale americana Under 14: ci andò e fu l’unica occasione in cui Rossi giocò per gli Stati Uniti.

Nel 2003 lo stesso Rossi fu convocato per uno stage della nazionale italiana Under 16, e iniziò a frequentare le diverse nazionali giovanili italiane. Nel novembre del 2005, l’allenatore degli Stati Uniti Bruce Arena propose all’allora 18enne calciatore di convocarlo per un’amichevole, ma Rossi gli rispose che voleva continuare a giocare per l’Italia. Arena ha detto a ESPN che l’avrebbe tenuto in grande considerazione in vista dei Mondiali del 2006: quando ancora Rossi non aveva esordito per la Nazionale italiana e avrebbe potuto cambiare idea, e accettare di giocare per gli Stati Uniti. Arena ha comunque detto che Rossi «è sempre stato chiaro, con noi, riguardo il suo sogno di giocare con l’Italia. Non ci ha mai dato false speranze». Rossi fa attualmente parte dei pre-convocati di Prandelli per i prossimi Mondiali. Nel 2009, durante il primo incontro di Confederations Cup della nazionale italiana, segnò una doppietta agli Stati Uniti (la partita finì 3-1 per l’Italia). Sulla biografia del suo profilo Twitter c’è scritto «Hometown is always NJ» («la mia casa è sempre il New Jersey»).

Al campo estivo della nazionale Under 14 americana, nel 2001, oltre a Rossi partecipò anche Freddy Adu. Nel 2004, quando non aveva ancora 15 anni, Adu era considerato un calciatore potenzialmente fortissimo: era una punta esterna molto veloce e fu il più giovane ad esordire nella MLS, a 14 anni, con il DC United, con cui passò tre stagioni segnando 12 gol in 87 partite. Ancora prima circolava voce che lo seguissero importanti squadre europee. La sua carriera, dopo una specie di provino mancato con il Manchester United, prese una brutta piega: non si sentì più parlare di lui e oggi – dopo aver giocato un po’ ovunque, compreso in Portogallo, in Grecia e in Turchia – è senza squadra.

Un sondaggio
Nell’aprile del 2014 è circolato molto un sondaggio di Reuters secondo cui l’86 per cento degli americani contattati «sapevano poco o niente riguardo i Mondiali» e che solo il 7 per cento aveva intenzione di seguirli. La percentuale è più alta fra gli americani originari del Sud America ma è comunque considerata molto bassa: un lungo articolo di FiveThirtyEight ha però spiegato che il sondaggio è stato effettuato solo in inglese, e questo ha escluso molti americani che lo sanno poco o per nulla.

E quindi?
Molto dipenderà da quanti punti gli Stati Uniti riusciranno a fare nel girone, specialmente contro Germania e Portogallo che sulla carta sono molto più forti. Nel caso riesca a qualificarsi per gli ottavi, la nazionale statunitense incontrerebbe una delle due qualificate del Girone H – considerato uno dei più morbidi, che comprende Russia, Algeria, Corea del Sud e Belgio – e avrebbe un percorso più agevole di altre squadre per qualificarsi ai quarti.

Il Post ha cominciato a pubblicare un articolo al giorno dedicato a ciascuna delle squadre che parteciperanno ai Mondiali. L’archivio degli articoli precedenti di questa serie lo trovate qui.