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  • sabato 7 marzo 2015

In Alaska c’è da spostare una città

Kivalina rischia di scomparire a causa dello scioglimento dei ghiacci – quindi più tempeste, più allagamenti, meno pesci – ha raccontato il Washington Post

di Chris Mooney - Washington Post

Kivalina, in Alaska, è una piccola e isolata cittadina di 400 persone che non è raggiunta da nessuna strada. Si trova su un’isoletta poco al largo del Mare dei Ciukci, 133 chilometri a nord del Circolo polare artico. Per generazioni gli Iñupiat, gli abitanti nativi dell’Alaska, hanno cacciato le balene artiche dai ghiacci che arrivano fino alla fredda spiaggia di Kivalina: di recente il riscaldamento globale ha reso il ghiaccio così sottile che cacciare le balene è diventato troppo pericoloso. Presto, dice il governo statunitense, sarà persino troppo pericoloso vivere a Kivalina: ci sarà sempre meno mare ghiacciato a proteggere la terra dalle onde del mare. La scorsa settimana Joseph Swan, residente a Kivalina, ha detto a un’assemblea cittadina che «il riscaldamento globale ci ha causato un sacco di problemi» e che il ghiaccio «non si congela come faceva una volta, quando era spesso anche tre metri». Un altro residente di Kivalina ha detto che in passato non aveva mai visto l’acqua arrivare fino al paese, cosa che invece è successa tre volte negli ultimi dieci anni.

La sopravvivenza delle isole più piccole, come Kivalina, è a rischio: il fatto che il ghiaccio sia più sottile ha portato a un allungamento della stagione calda, durante la quale Kivalina è esposta a un numero di tempeste molto più alto rispetto al passato. Per gli abitanti di Kivalina e per il governo statale e federale, la questione è se spostare o meno l’intera cittadina altrove, un chilometro a sud – come vorrebbero gli abitanti, ma sembra che non sarebbe sufficiente – o nell’entroterra. E nel caso si decidesse di spostare l’intera cittadina, ci sarebbe da capire chi dovrà pagare (il costo stimato arriva fino a 100 milioni di dollari). È un problema che interessa Kivalina e diversi altre cittadine abitati da nativi dell’Alaska, e che nei prossimi decenni potrebbe riguardare diversi paesi costieri degli Stati Uniti. In queste zone il cambiamento climatico è una cosa concreta, e non una minaccia futura: è avvertito nella perdita dei comuni mezzi di sostentamento – come la caccia alle balene – e di terre dove vivere. Secondo Colleen Swan, che fa parte del consiglio comunale di Kivalina, «abbiamo tutta una serie di strutture che dobbiamo trasferire, e a farlo dovrebbe essere il governo. Vorrei vivere in un posto dove non sento la paura di dovere scappare via».

Il ruolo del governo federale nella vicenda non è ancora molto chiaro. La scorsa settimana il ministro degli Interni dell’amministrazione americana, Sally Jewell, ha visitato Kivalina; il presidente Barack Obama ha offerto 50,4 milioni di dollari per aiutare le comunità di nativi dell’Alaska che hanno avuto problemi per il cambiamento climatico. La cifra è comunque la metà di quanto servirebbe per spostare la sola Kivalina (nel 2009 il governo ha costruito una barriera di rocce per proteggere l’isola, ma è stata solo una soluzione temporanea).

Il Congresso, controllato dai Repubblicani, è molto scettico sul fatto che questi interventi serviranno a risolvere il problema più generale provocato dal riscaldamento globale, e potrebbe decidere di non approvare la misura. C’è un problema di soldi, quindi: il governo ha comunque detto che i 50 milioni potrebbero anche essere impiegati per interventi di rafforzamento delle strutture locali, in alternativa al trasferimento. Finora il processo di trasferimento di un’intera comunità è stato portato avanti almeno in un caso: l’anno scorso la cittadina di Vunidogoloa, nelle Figi, è stata spostata nell’entroterra dal proprio governo. Secondo Robin Bronen, ricercatore dell’Università di Fairbanks e direttore di un’associazione per i diritti umani, non è però compito del governo trasferire un’intera cittadina, né finanziare iniziative simili.

Nonostante per il momento non stia ottenendo dei soldi, Kivalina sta attirando un po’ di attenzione: quella di Jewell è stata la prima visita di un ministro degli Interni in 110 anni di vita della città. Jewell ha detto agli abitanti di Kivalina che la loro storia «aiuterà a creare consapevolezza sul cambiamento climatico al Congresso americano e ad attirare il tipo di risorse di cui le persone come voi hanno bisogno, qui e in altre parti del mondo a rischio».

Gli abitanti di Kivalina, comunque, ritengono che il governo abbia una specie di dovere morale di trasferirli altrove: d’altronde è stato proprio il governo a contribuire a metterli lì, più di un secolo fa. Un documento del dipartimento degli Interni mostra che nel 1906 furono stanziati 50mila dollari per “l’educazione dei nativi dell’Alaska” che finanziarono la costruzione di 26 scuole, fra cui quella di Kivalina. La costruzione di scuole da parte del governo portò allo stanziamento di comunità locali di pescatori, che prima erano nomadi, in paesi come Kivalina. Oggi a Kivalina ci sono 85 case, due cisterne per l’acqua, una pista d’atterraggio, un ufficio postale e una scuola: l’edificio più grosso di tutti. Di recente è andato a fuoco il negozio del paese, lasciando un cumulo di metalli e legno bruciato. Una pelliccia di lupo giace appesa fuori da una casa. Verso la spiaggia, c’è un gruppo di cani legato a una mangiatoia. Più lontano, un’automobile abbandonata è stata parzialmente coperta di neve. Nella maggior parte delle case manca l’acqua corrente e gli abitanti devono occuparsi da soli dei propri rifiuti.

L’indebolimento dei ghiacci artici vicino Kivalina è visibile sia dal cielo che dalla spiaggia. Secondo uno studio del 2014, nel Circolo polare artico il clima si sta riscaldando «a un tasso doppio rispetto a qualsiasi altro posto sulla terra». Si tratta di un circolo vizioso: il riscaldamento globale fa sì che i ghiacci si sciolgano più in fretta, cosa che porta le acque sottostanti a riscaldarsi maggiormente e a sciogliere “da sotto” ancora più ghiaccio. Nel frattempo, Kivalina rimane bloccata fra la sua storia e un futuro molto incerto. La situazione è ben simboleggiata da due enormi archi di ossa di balena ricavati da costole di alcuni esemplari catturati più di vent’anni fa: si trovano all’entrata della città, vicino alla pista d’atterraggio che collega la città al resto del mondo.

nella foto: il paese di Kivalina fotografato nel 2006 (AP Photo/Northwest Arctic Borough via The Anchorage Daily News)

©Washington Post 2015

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