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  • giovedì 12 Febbraio 2015

Come è andato l’Eurogruppo

Male, nel senso che non è stato trovato alcun accordo sui debiti della Grecia: i punti in discussione sono due, se ne riparlerà presto

Il primo incontro ufficiale tra il ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis – che vuole rinegoziare un accordo con i creditori della Grecia – e gli altri 18 ministri dell’Economia dei paesi della zona euro è stato, di fatto, un fallimento. La riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles è durata circa sette ore, al termine delle quali (poco dopo la mezzanotte) il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha detto: «Le nostre discussioni sono state costruttive, nel senso che ora conosciamo meglio le nostre reciproche posizioni e sono stati fatti dei progressi, ma non sufficienti per giungere a una posizione condivisa già stasera». Oggi e nei prossimi giorni ci saranno nuovi incontri tecnici tra le parti per cercare di raggiungere una sorta di «piano di lavoro condiviso» per le settimane a venire. L’obiettivo finale dei negoziati di questi giorni sarà trovare un accordo per il prossimo lunedì 16 febbraio, quando a Bruxelles si svolgerà una nuova riunione dell’Eurogruppo.

Due questioni
Il «piano di lavoro» dovrebbe essere il risultato di un compromesso, non semplice da raggiungere, tra le proposte di Varoufakis per la Grecia e il piano della Troika (Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Commissione Europea) interessata a non vanificare i cinque anni di prestiti internazionali e riforme di austerità. I punti su cui trovare un accordo sono sostanzialmente due. Innanzitutto come gestire la scadenza del prossimo 28 febbraio, quando scadrà cioè il piano di salvataggio della Troika riguardante il pagamento dei debiti della Grecia: potrebbe essere decisa una proroga, un nuovo programma o un prestito-ponte. Quest’ultima sarebbe la soluzione preferita dalla Grecia: un prestito cioè che «non pesi sui contribuenti» e che conceda «lo spazio di manovra fiscale e il tempo per iniziare ad applicare il programma e ripristinare i servizi pubblici», ha spiegato il primo ministro Alexis Tsipras. Si tratterebbe insomma di una mossa per guadagnare tempo in vista della negoziazione di un sistema alternativo al piano di salvataggio. Alcune fonti europee citate da diversi giornali dicono che la bozza di conclusioni dell’incontro stabiliva una proroga, che il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis aveva dato un parere in generale positivo, ma che dopo una lunga telefonata con il primo ministro Alexis Tsipras avrebbe invece ritrattato.

Il secondo punto riguarda le condizioni che verranno stabilite per il primo: la Grecia vuole infatti il prestito-ponte ma con degli impegni che gravino il meno possibile sulle finanze delle paese. Già negli scorsi giorni Varoufakis si era detto disponibile ad accettare il 70 per cento delle riforme richieste al governo greco dalla Troika ma non il restante 30 per cento che, aveva spiegato, sarebbe «dannoso» per il paese: il problema, ha continuato a dire, è che con le misure di austerità richieste dalla Troika la Grecia non riuscirà mai a far crescere di nuovo la sua economia.

Il Consiglio europeo
Mercoledì è stata comunque abbandonata l’idea di fare una dichiarazione congiunta sulla discussione avvenuta all’Eurogruppo anche per la partenza da Bruxelles del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, il rappresentante del paese che si è dimostrato più intransigente nei confronti della crisi finanziaria della Grecia. Già prima dell’incontro il ministro tedesco aveva detto: «Non si tratta di tracciare delle linee rosse, ma c’è un programma: se la Grecia vuole, può trattare con le tre istituzioni che vengono chiamate Troika all’interno di questo programma. Se si esce dal programma, siamo curiosi di sapere cosa la Grecia vuole fare. O questo programma viene completato oppure non c’è nessun programma». Giovedì pomeriggio i capi di Stato e di governo dei paesi della zona euro (compresi Alexis Tsipras e Angela Merkel) si incontreranno per il Consiglio europeo a Bruxelles e anche questa potrebbe diventare l’occasione di uno scambio a più alto livello sulla crisi greca o quella del raggiungimento di un accordo politico prima che economico-finanziario.

La BCE e la cancellazione della deroga alla banche greche
Oggi è anche il giorno in cui la Banca Centrale Europea rimuoverà una deroga introdotta nel 2010 e che permetteva alle banche greche di prelevare liquidità (cioè denaro “contante”) dalla BCE dando in cambio come garanzia i titoli di stato greci, di cui le banche del paese sono piene. Di solito la BCE accetta come garanzia solo quei titoli di stato che sono classificati come “investment grade“, cioè affidabili. I titoli di stato greci non sono considerati affidabili, ma la BCE ha finora fatto un’eccezione in cambio di una serie di riforme e di operazioni di risanamento dei conti pubblici compiute dal governo greco.

La decisione di interrompere questa deroga con anticipo rispetto all’iniziale data fissata al 28 febbraio è stata considerata da diversi analisti e commentatori come una sorta di “colpo di avvertimento” della BCE per ricordare al governo della Grecia qual è davvero il suo potere contrattuale nelle attuali trattative sul debito greco. In molti hanno parlato di “avvertimento” perché in realtà restano in piedi altri strumenti che consentiranno comunque alle banche greche di continuare a finanziarsi.

Si tratta in particolare dell’ELA (Emergency Liquidity Assistance), uno “strumento di emergenza” tramite il quale le banche greche possono continuare a finanziarsi presso la BCE ma ad un tasso di interesse molto superiore a quello garantito normalmente (1,55 per cento contro 0,05 per cento). L’ELA può però essere revocato facilmente e i membri tedeschi del consiglio della BCE hanno già fatto sapere che molto presto i criteri di finanziamento dell’ELA dovranno essere rivisti in maniera più rigorosa. Senza la possibilità di utilizzare l’ELA, le banche greche avranno grossissime difficoltà a procurarsi la liquidità necessaria per le loro operazioni di tutti i giorni.