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  • mercoledì 28 Gennaio 2015

I fratelli Koch vogliono dare un sacco di soldi a un candidato alle elezioni americane 2016

Non hanno ancora deciso a chi, sarà sicuramente uno molto di destra: intanto sapete chi sono loro due?

Charles e David Koch, due ricchissimi imprenditori americani storicamente legati al Partito Repubblicano, hanno fatto sapere che intendono raccogliere 889 milioni di dollari (cioè circa 782 milioni di euro) da investire nella prossima campagna elettorale per eleggere il presidente degli Stati Uniti, che si terrà nel 2016. La cifra è stata annunciata durante un convegno annuale di tre giorni organizzato da Freedom Partners, la principale lobby politica legata ai Koch, a Rancho Mirage, in California. Non è ancora chiaro, tuttavia, a quale fra i possibili candidati del partito repubblicano verranno destinati i soldi raccolti: secondo Politico però un sondaggio informale condotto durante il convegno sul gradimento fra diversi possibili candidati è stato vinto da Marco Rubio, 43enne senatore della Florida di cui da tempo si parla come possibile candidato.

I fratelli Koch sono da anni personaggi ingombranti e controversi della politica americana, finanziatori di diverse campagne e candidati di destra. Un lungo profilo del fratelli Koch pubblicato nel 2010 dal New Yorker li ha definiti «dei libertari di lunga data che credono in un regime fiscale drasticamente basso per gli individui e le industrie, un welfare ridotto al minimo per i bisognosi e pochissimi controlli per l’industria – specialmente controlli ambientali».

La cifra indicata dai Koch come obiettivo è enorme, superiore al doppio di quanto speso durante le presidenziali del 2012 dalla stessa Freedom Partners (cioè 407 milioni di dollari) e dal comitato centrale del Partito Repubblicano (404 milioni). Sarà infatti più vicina a quanto speso in totale nel 2012 da Barack Obama e Mitt Romney, rispettivamente il candidato presidente del partito Democratico e di quello Repubblicano: Obama spese per la sua campagna elettorale circa 985 milioni di dollari, mentre Romney 992.

Secondo Politico i soldi saranno raccolti fra «poche centinaia» di imprenditori che frequentano il giro dei Koch. Teoricamente è possibile che Freedom Partners possa raccoglierne (e donarne) ancora di più: nel 2010 una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che non possono esistere restrizioni sul finanziamento di campagne elettorale da parte di associazioni e gruppi industriali (un’altra sentenza dello stesso anno ha inoltre permesso l’istituzione dei cosiddetti Super PAC, comitati elettorali che possono ricevere donazioni illimitate da singoli individui, società e associazioni, a patto che non coordinino le loro azioni con i candidati).

Già durante le scorse elezioni presidenziali i Koch erano stati accusati di volersi “comprare” le elezioni (all’epoca sostennero l’improbabile candidato Herman Cain, ma andò male). Da anni, fra l’altro, a causa delle loro frequenti ingerenze nelle questioni politiche i due fratelli sono presi di mira da politici e comici vicini ai Democratici. In molti ritengono comunque che i soldi dei Koch giocheranno una parte notevole nella prossima campagna elettorale, una volta deciso a chi saranno assegnati: tanto più che i Democratici, come spiega un esperto contattato da Reuters, avranno grande difficoltà anche solo a pareggiare una cifra del genere; e che solo un candidato democratico molto forte e provvisto di una solida rete di contatti – cioè Hillary Clinton, per il momento – potrebbe competere.

Chi sono i fratelli Koch
Charles e David Koch hanno rispettivamente 79 e 74 anni e sono nati a Wichita, in Kansas. Secondo Forbes il patrimonio di ciascuno dei due è superiore ai 40 miliardi di dollari. I fratelli Koch sono proprietari delle Koch Industries, un gruppo industriale fondato nel 1940 dal padre Fred che si occupa di produzione di energia e raffinazione del petrolio. Il gruppo possiede anche molte società sussidiarie che si occupano di chimica, fertilizzanti, fibre e polimeri, settore minerario, carta, tecnologie per il controllo dell’inquinamento, commercio di materie prime, allevamento di bestiame. Nel 2013 le Koch Industries hanno avuto un fatturato di 115 miliardi di dollari: è la seconda società privata più grossa degli Stati Uniti. Le Koch Industries hanno circa 100mila dipendenti.

Nonostante i Koch siano impegnati in diverse attività filantropiche – David Koch e una sua fondazione dicono di aver versato negli anni 1,2 miliardi di dollari a favore della ricerca contro il cancro – negli anni hanno avuto diversi guai legali. Nel 1999 una giuria del Texas ha condannato le Koch Industries al pagamento di una somma di 296 milioni di dollari per la rottura di un oleodotto, all’epoca la multa più alta comminata a un’industria americana. A causa del mancato rispetto delle norme, secondo la giuria, la rottura dell’oleodotto aveva provocato un’esplosione in cui erano morti due ragazzi. Nel 2001 la società delle Koch Industries che si occupa di raffinazione del petrolio si è dichiarata colpevole di avere disperso nell’aria anni prima un gas tossico dal proprio impianto di Corpus Christi, in Texas, e di aver cercato di nasconderlo (fu condannata al pagamento di una multa di 20 milioni di dollari). Nel 2011 un’inchiesta di Bloomberg rese noto che i Koch avevano licenziato una propria dipendente che aveva scoperto un giro di tangenti adottato da una sussidiaria della società in Francia, la quale aveva inoltre intrapreso dei commerci con l’Iran.

I fratelli Koch, comunque, sono comunemente noti soprattutto per essere da decenni i finanziatori più importanti del Partito Repubblicano. Negli anni hanno distribuito soldi a varie associazioni e società no profit disposte a portare avanti battaglie politiche di destra – come quella contro la diffusione della teoria del surriscaldamento globale o quella contro la riforma sanitaria approvata dall’amministrazione Obama – e hanno sostenuto le campagne elettorali di decine di candidati ad elezioni locali e nazionali. Il Washington Post riporta che il presidente della Freedom Partners durante un’intervista ha detto che l’obiettivo dell’associazione è rendere centrale, negli Stati Uniti, l’idea di un mercato totalmente libero e che «la politica è un mezzo necessario per perseguirlo».

Negli scorsi anni sono stati fra i finanziatori dei Tea Party – i gruppi politici di destra radicale e populista che negli scorsi anni ottennero consensi dentro e fuori il Partito Repubblicano – sebbene per lungo tempo abbiano negato un coinvolgimento nelle loro attività politiche. Nel 2012 dopo che il loro candidato alle primarie repubblicane Herman Cain si ritirò – dopo essersi definito, fra le altre cose, «uno dei fratelli Koch, solo nato da una madre diversa» – passarono ad appoggiare Mitt Romney, il quale però non è mai stato vicino ai Koch (nel 2012 i Koch organizzarono “solamente” una cena di sostegno a Romney, per partecipare alla quale ogni invitato doveva donare 50mila dollari per la sua campagna elettorale).

A chi potrebbero darli?
Proprio a partire dagli scarsi rapporti fra Romney e i Koch, in molti in questi giorni hanno scritto che Romney – nel caso si ricandidasse, possibilità che lui stesso ha ammesso di star valutando – avrebbe un “problema coi Koch”. Molti del giro dei Koch, come riporta Mother Jones, hanno infatti incolpato Romney della sconfitta alle scorse presidenziali, sostenendo che non fosse un candidato abbastanza forte.

Al convegno di Rancho Mirage di quest’anno – che una fonte del New York Times ha definito «il più grosso di sempre» – erano presenti pochi dirigenti del Partito Repubblicano; nonostante ciò sono stati invitati quattro possibili candidati presidenti del partito, fra cui il governatore del Wisconsin Scott Walerk, e i senatori Marco Rubio, Rand Paul e Ted Cruz.  Secondo il Washington Post, però, al contrario di quello che successe nel 2012 sembra improbabile che i Koch e i loro soci decidano di sostenere un candidato già alle primarie: «a oggi, alcuni finanziatori hanno detto di essere poco interessati a immettere soldi in una sanguinosa lotta interna al partito, e molti altri hanno spiegato di non avere ancora scelto un proprio candidato preferito».

nella foto, David Koch: AP Photo/Phelan M. Ebenhack