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  • mercoledì 28 Gennaio 2015

Le foto di Kobane liberata

Il bravo Bulent Kilic – scelto come fotografo di news dell'anno da Time – è stato nella città siriana contesa per mesi da curdi e Stato Islamico: sono rimaste macerie e poco altro

Fino a tre mesi fa, ha scritto Jim Muir di BBC, “in pochi avrebbero scommesso del denaro su una vittoria dei curdi a Kobane”, la città siriana al confine con la Turchia occupata in parte e per diverso tempo dai miliziani dello Stato Islamico (IS). Nel pomeriggio di lunedì 26 gennaio, l’Osservatorio siriano per i diritti umani – organizzazione non governativa pro-ribelli con base a Londra – ha detto che i curdi hanno riconquistato quasi tutta la città (si è parlato del 90 per cento di Kobane, anche se è difficile quantificare esattamente quanto territorio sia ancora controllato dallo Stato Islamico). A Kobane si combatteva da diversi mesi: alla fine di ottobre l’IS aveva anche prodotto un video con John Cantlie, ostaggio britannico in mano allo Stato Islamico, in cui veniva annunciata un’imminente vittoria dello Stato Islamico sui curdi.

Gli intensi combattimenti e bombardamenti degli ultimi mesi hanno praticamente distrutto tutta Kobane. Gli abitanti della città sono stati costretti a lasciare le loro case molte settimane fa. Kobane è diventata una cosiddetta “città fantasma”, dove ormai non vive più nessuno. Il bravo fotografo turco Bulent Kilic – scelto come miglior fotografo di news del 2014 dalla rivista TIME – è andato a Kobane “liberata” e ha fatto diverse fotografie a edifici e strade distrutti dai combattimenti, e ai combattenti curdi armati e sorridenti.

La battaglia di Kobane non è mai stata centrale nella guerra che si sta combattendo in Siria: diversi analisti negli ultimi mesi avevano più volte ribadito come la scelta di combattere lì era stato in realtà un errore strategico da parte dell’IS. Kobane non si trova in una zona importante per controllare risorse energetiche o per garantire la sicurezza di linee di comunicazione o rifornimento. A partire dallo scorso autunno, e ancora di più nelle settimane successive, Kobane era diventata sempre di più un simbolo: l’IS ci aveva costruito attorno una grande campagna di propaganda per attirare soldati stranieri in Siria, mentre i curdi si erano affidati – tra le altre cose – ai bombardamenti della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.