• Mondo
  • venerdì 5 Dicembre 2014

La nuova legge sull’immigrazione in Australia, ancora più dura

I richiedenti asilo e i rifugiati potranno restare solo per un periodo limitato di tempo, con visti dai tre ai cinque anni

Il parlamento australiano ha approvato delle modifiche alla legge sull’immigrazione che introducono nuove restrizioni e limitazioni dei diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati. La legge permetterà infatti d’ora in poi ai rifugiati di vivere e lavorare in Australia solo per un periodo limitato di tempo, dai tre ai cinque anni. La protezione permanente sarà quindi sostituita con il rilascio di visti temporanei (che erano già stati introdotti dall’ex primo ministro John Howard e poi cancellati). Una volta scaduto il periodo, il governo potrà decidere per le espulsioni. Il tema dell’asilo politico, a differenza delle leggi sull’immigrazione, è regolato dalla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati siglata dalla maggior parte dei paesi occidentali il 28 luglio 1951, Australia compresa.

Il disegno di legge è passato innanzitutto dall’approvazione del Senato (con 34 sì e 32 no), dove il governo non aveva la maggioranza, e poi è stato convertito in legge dalla Camera dei Rappresentanti, dove il governo ha invece la maggioranza. Per ottenere un sostegno alla legge al Senato sono state fatte alcune concessioni: i minori saranno liberati da Christmas Island, un campo in mare aperto in cui le condizioni di vita sono state fortemente criticate, e sarà incrementata la disponibilità di accoglienza di rifugiati da parte del paese entro il 2018. Il governo ha vinto al Senato grazie ai due voti del Palmer United Party (PUP), partito del magnate australiano Clive Palmer, che aveva negoziato le modifiche dicendo che «questa era la migliore opzione disponibile».

La maggior parte dei richiedenti asilo che arrivano in Australia proviene dall’Iran, dall’Iraq, dall’Afghanistan e dallo Sri Lanka. Viaggiano via mare verso l’Indonesia e da lì raggiungono l’Australia. La legge australiana sull’immigrazione (Immigration Act del 1958) prevede l’obbligo di respingere tutti quelli a cui non viene dato lo status di rifugiato politico: in base alla legge, insomma, tutti quelli che non hanno la cittadinanza o che risiedono illegalmente nel paese devono essere arrestati e deportati. Anche tutti coloro che hanno un visto scaduto rientrano nella categoria degli “illegali”, inclusi i bambini e i figli dei richiedenti asilo. Tutti vengono dunque o respinti in mare (le barche vengono intercettate e trainate lontano dalle acque australiane) o trasferiti in vari centri per l’immigrazione: quello di Christmas Island, un’isola ad ovest dell’Australia, e dal 2012 nei due nuovi centri sull’isola di Nauru e sull’isola di Manus, nella Papua Nuova Guinea. Qui, in attesa dell’asilo, possono restare per mesi o anche anni in condizioni di vita durissime.

australia 2 Quest’anno il governo australiano ha diffuso una campagna contro l’immigrazione illegale che spiega piuttosto bene l’approccio adottato: il titolo è “No Way” e si mettono in guardia coloro che hanno intenzione di raggiungere il paese via mare, dicendo: «Se prendi una barca senza visto, non metterai piede in Australia»; «Ogni imbarcazione che tenterà di entrare illegalmente sarà intercettata e respinta dalle nostre acque»; «Queste regole valgono per tutti, comprese donne e bambini»; «Non importa chi sei o da dove vieni. L’Australia non sarà la tua casa»; «Ripensaci prima di buttare i tuoi soldi, i trafficanti mentono». Diversi gruppi per i diritti umani e anche le Nazioni Unite hanno espresso serie preoccupazioni circa le politiche australiane in materia di immigrazione denunciando le condizioni nei campi di detenzione e accusando il paese di sottrarsi agli obblighi internazionali.

Dopo l’approvazione della nuova legge, il primo ministro conservatore Tony Abbott ha detto che si tratta di «una vittoria per l’Australia». I sostenitori dei diritti dei rifugiati hanno detto che la nuova legge è invece un «colpo sconvolgente per i richiedenti asilo, che si troveranno ora ad affrontare il grave rischio di essere rimpatriati in situazioni molto pericolose»: hanno accolto con favore la decisione «attesa da tempo» di liberare i bambini dallo stato di fermo in cui erano tenuti nei vari centri, ma hanno condannato il loro utilizzo da parte del governo «come merce di scambio». Prima del voto del Senato uno dei più importanti dirigenti del partito laburista, Tony Burke, ha detto che il ministro dell’Immigrazione Scott Morrison «vuole usare le persone come ostaggi».