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  • giovedì 2 Ottobre 2014

I 35mila trichechi su una spiaggia in Alaska

Le temperature più alte sciolgono i blocchi di ghiaccio e loro si ammassano a terra, ma mai così tanti: agli aerei è stato ordinato di tenersi lontani per non disturbarli

Sabato scorso durante una ricognizione aerea gli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) – l’agenzia federale statunitense che si occupa di clima e meteorologia – hanno avvistato e fotografato 35mila trichechi, ammassati su una spiaggia non lontano dal villaggio di Point Lay, nell’Alaska nord-occidentale. Solitamente i trichechi non si spingono sulla terraferma, ma trascorrono il tempo sul ghiaccio marino – i blocchi di ghiaccio galleggiante formatisi dal congelamento delle acque superficiali – da dove cacciano molluschi e crostacei e si riposano tra uno spostamento e l’altro. Gli scienziati però non sono riusciti ad avvistare nessun blocco di ghiaccio nella zona: è normale che in estate si sciolgano per l’aumento della temperatura, ma negli ultimi anni il fenomeno è più frequente a causa del riscaldamento climatico, che rende sempre più difficile la ricomparsa dei blocchi e più facile il loro scioglimento. Secondo un rapporto della NOAA pubblicato a settembre la temperatura della superficie dell’acqua nel Nord Pacifico non è mai stata così alta per così tanto tempo.

La scomparsa dei blocchi di ghiaccio è un fenomeno relativamente recente e in rapido aumento: stando ai dati del WWF la perdita di ghiaccio marino nelle regioni artiche è stata del 3,5-4,1 per cento ogni dieci anni, dal 1979 al 2012. I trichechi vennero avvistati per la prima volta sulle coste dell’Alaska nel 2007, e poi di nuovo nel 2009, nel 2011 e nel 2013. Quest’anno sono stati osservati non lontano da Point Lay il 12 settembre – erano circa 10 mila – e poi di nuovo il 23 settembre, quando il numero era sceso a 1.500 esemplari. Quello di sabato è il più grande avvistamento di trichechi sulla terraferma nelle regioni artiche statunitensi.

I trichechi sono animali solitari, raramente vivono ammassati tra loro: quand’è accaduto in passato, molti sono morti nella lotta per procurarsi il cibo oppure schiacciati da altri trichechi. Per questo gli scienziati stanno cercando di evitare che si spaventino e inizino a scappare improvvisamente, calpestando gli esemplari più piccoli e deboli. Hanno invitato giornalisti e curiosi a tenersi a distanza dalla zona, mentre la Federal Aviation Authority, l’agenzia federale statunitense che regola l’aviazione civile, ha ordinato ai piloti di modificare le rotte e tenersi a un’altezza di circa mezzo chilometro per gli aerei e un chilometro per gli elicotteri – più rumorosi – quando sorvolano la zona. Intanto gli enti statunitensi stanno discutendo se garantire maggiori protezioni ai trichechi e includerli tra le specie a rischio.