• Italia
  • venerdì 26 settembre 2014

Luigi De Magistris si deve dimettere?

No, salvo che dopo la condanna non decida come altri nella sua situazione: però la legge Severino prevede che venga sospeso, e lui non ne vuole sapere

Luigi Di Magistris, ex magistrato oggi sindaco di Napoli, è stato condannato mercoledì 24 settembre in primo grado a un anno e tre mesi di reclusione per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. De Magistris, che al tempo dell’inchiesta era pubblico ministero, è accusato di aver ottenuto illegittimamente i tabulati telefonici di alcuni parlamentari, senza averne l’autorizzazione: per lui e per Gioacchino Genchi, consulente informatico, è stata anche decisa l’interdizione dai pubblici uffici per un anno, con la condizionale. Stando alla cosiddetta legge Severino – la legge sulle incandidabilità e incompatibilità che ha determinato tra le altre cose la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore – Luigi De Magistris dovrebbe essere sospeso dall’incarico di sindaco di Napoli. De Magistris ha contestato l’eventuale applicazione della legge Severino e, per il momento, rifiutato di considerare la possibilità delle dimissioni.

Dall’inizio
L’inchiesta “Why Not” si è conclusa lo scorso ottobre con l’assoluzione in Cassazione di tutti i principali imputati: fu l’inchiesta più famosa di De Magistris e secondo molti analisti e osservatori contribuì alla caduta del governo Prodi nel gennaio del 2008. L’inchiesta riguardava la gestione dei fondi pubblici della Calabria: tra gli altri portò sotto indagine proprio il presidente del Consiglio, Romano Prodi, insieme all’allora presidente della Calabria, Agazio Loiero, e all’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Le indagini dell’inchiesta “Why Not” si chiusero alla fine del 2008, quando per Prodi e Mastella la procura generale chiese l’archiviazione: non c’erano elementi sufficienti nemmeno per arrivare ad aprire il processo. Nel frattempo erano successe parecchie cose: l’inchiesta era stata tolta a Luigi De Magistris, spostato da Catanzaro a Napoli, e presa d’autorità dalla procura generale di Catanzaro. Poi era entrata in gioco la magistratura di Salerno, che era arrivata a sequestrare gli atti dell’inchiesta di Catanzaro: la procura campana indagava su presunte manovre per fermare le indagini di De Magistris. Del conflitto tra le due procure si occuparono il Consiglio superiore della magistratura – che aprì un procedimento disciplinare contro De Magistris – e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

L’ultimo aspetto da ricordare dell’inchiesta “Why Not” riguardò le intercettazioni di molti importanti esponenti politici, da cui arriva la condanna di De Magistris per l’acquisizione illegale dei tabulati telefonici di Romano Prodi, di Clemente Mastella e di altri politici tra cui Francesco Rutelli.

Cosa dice la legge Severino
La legge prevede molte cose – l’incandidabilità alle elezioni per chi ha riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione, per esempio – ma la fattispecie che interessa De Magistris è quella che attribuisce al prefetto il potere di sospendere un sindaco condannato in primo grado – quindi non in via definitiva, altrimenti decadrebbe e basta – fino a 18 mesi: ci sono già dei precedenti, che riguardano il sindaco di Fasano e il presidente della provincia di Latina.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha detto oggi a Napoli: «De Magistris valuterà al meglio la situazione. Sa benissimo che se non lo dovesse fare ci sarebbe comunque un provvedimento da parte del Prefetto non appena si renderà esecutiva oppure si depositerà la motivazione. La legge Severino è una legge che va applicata, è stata già applicata anche ad altri sindaci. Penso sia inevitabile che sia applicata. Poi naturalmente ci sarà il seguito dell’appello, dell’impugnazione che potrà eventualmente dare un contorno definitivo alla vicenda». In caso di sospensione di De Magistris, le sue funzioni sarebbero ricoperte dal vice-sindaco – a meno che non si dimetta, naturalmente, ma questa rimane solo una questione di opportunità politica. Tre mesi fa, nella stessa situazione di De Magistris, il sindaco di Agrigento ha deciso di dimettersi prima dell’intervento di sospensione da parte del prefetto, dopo essere stato condannato – non in via definitiva – a due mesi di reclusione.

Cosa dice Luigi De Magistris
Al momento Luigi De Magistris non intende affatto dimettersi da sindaco di Napoli né accettare la sospensione che dovrebbe comunque arrivargli dal prefetto nel giro di poche settimane. Intervenendo stamattina in consiglio comunale, De Magistris ha detto: «Mi chiedono di dimettermi per questa condanna, ma guardandosi allo specchio e provando vergogna devono dimettersi quei giudici. Siamo di fronte a uno Stato profondamente corrotto. Avverto intatta la mia forza, ma anche un’energia più forte. Chiedo a chi ha la forza di andare avanti, a chi vuole giustizia e non legalità formale di mettercela tutta. Quando il quadro appare così confuso appare anche più chiaro chi sta lavorando per mettere le mani sulla città. Quello che dobbiamo fare è far capire ai nostri cittadini che la posta in gioco è alta, al di là di ogni distinguo». Poi ha proseguito: «Quando si alza il tiro e non ci si piega, l’artiglieria pesante diventa più pericolosa. Noi non abbiamo armi ma sappiamo resistere e resisteremo. La nostra esperienza non è solo Napoli ma va ben oltre e la porteremo fino alla fine».

In riferimento a quanto previsto dalla legge Severino, De Magistris ha detto: «Non credo che si possa cancellare questa esperienza a colpi di formalismi giuridici di norme. Vorrebbero applicare per me la sospensione breve, in base alla legge Severino: un ex ministro della Giustizia che guarda caso è difensore della mia controparte nel processo a Roma. E la norma è stata approvata mentre il processo era in corso». La difesa di De Magistris farà ricorso in appello contro la condanna e sostiene – al di là della dietrologia sul ministro Severino – che la legge sulle incompatibilità e incadidabilità non sia applicabile a De Magistris perché il reato per cui è stato condannato non riguarda il mandato di sindaco ma un’attività svolta quando era in magistratura. La questione della retroattività – il fatto che la legge sia stata approvata dopo il presunto reato – era stata già sollevata inutilmente da Silvio Berlusconi riguardo la sua decadenza da senatore.

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