L’immagine della Factory Records

100 copertine della storica casa discografica indipendente inglese, che 35 anni fa cominciò a diffondere la sua comunicazione innovativa (e la musica dei Joy Division)

di Antonella Vendola – @antonellaven

FAC-183

La Factory Records è stata probabilmente la più importante casa discografica indipendente inglese tra il 1978 e il 1992. Fu fondata a Manchester e produsse gruppi musicali di grande impatto nella storia della musica ma in più inaugurò un modo di concepire la produzione musicale legato intensamente alla comunicazione e a un’immagine grafica complessiva: più che una semplice casa discografica fu quello che oggi definiremmo un “brand” (e un produttore di “contenuti”), un simbolo riconoscibile sonoramente ma anche visivamente, grazie alle copertine e ai manifesti realizzati prima dal grafico Peter Saville e poi da tanti altri artisti. A 35 anni dall’uscita del primo disco della Factory abbiamo scelto le 100 copertine più belle del suo famoso catalogo, che insieme alla qualità delle sue produzioni musicali restano tra le cose più memorabili del suo successo.

Nel 1978 Tony Wilson, conduttore del programma televisivo di rock alternativo So It Goes (che ospitò il debutto televisivo di gruppi come i Sex Pistols e i Buzzcocks), decise aprire un club – il Factory Club – per cercare di promuovere i nuovi gruppi di Manchester (tra gli altri, Joy Division, Durutti Column, A Certain Ratio). Insieme all’amico e manager musicale Alan Erasmus e a Peter Saville, un giovane grafico dedicato a realizzare le locandine delle serate, riuscirono in poco tempo ad ottenere un discreto successo e decisero di incidere un doppio EP con i pezzi dei gruppi migliori che si erano esibiti al Factory fino ad allora.

Nel 1979 uscì così il primo disco della nuova Factory Records, “A Factory Sample”, con canzoni dei Cabaret Voltaire, Joy Division e Durutti Column, che andò esaurito in pochissimo tempo e inaugurò l’insolito sistema di catalogazione dell’etichetta (che viene spesso reso visivamente come una tavola periodica): ad ogni uscita discografica veniva assegnato un numero di serie, che veniva dato anche a manifesti, concerti e ad altri oggetti collegati e prodotti dalla Factory (A Factory Sample, infatti, ha come sigla FAC-2 perché il primo numero del catalogo era stato assegnato a un manifesto realizzato da Saville per un concerto del 1978).

A maggio del 1979, poi, uscì l’album d’esordio dei Joy Division, Unknown Pleasures (FACT-10), e tutto il resto è storia del rock degli anni Ottanta (una storia raccontata, tra gli altri, dal regista Michael Winterbottom nel film 24 Hour Party People, del 2002). La copertina di Unknown Pleasures è sicuramente una delle più famose di sempre: realizzata da Peter Saville, è la riproduzione di cento impulsi consecutivi della prima pulsar mai scoperto. La band mostrò l’immagine tratta dalla Cambridge Encyclopaedia of Astronomy a Saville, che semplicemente invertì i colori, dal nero su bianco al bianco su nero, creando una delle immagini più riprodotte e note della storia della musica.

Saville realizzò anche la copertina di Closer (FACT-25), il secondo e ultimo album dei Joy Division, pubblicato nel 1980 a un mese dal suicidio del cantante Ian Curtis: una sorta di epitaffio grafico, con una foto realizzata da Bernard Pierre Wolff raffigurante la tomba della famiglia Appiani nel Cimitero monumentale di Staglieno di Genova. Saville propose questa foto al gruppo prima del suicidio di Curtis, che insieme agli altri componenti della band fu entusiasta dell’idea: così, insieme a Tony Wilson, decisero di tenerla, contribuendo al grandissimo successo del disco.

Dopo la morte di Ian Curtis i Joy Division si sciolsero, diventando i New Order: Peter Saville continuò a realizzare tutte le copertine del gruppo, a cominciare dal primo singolo Ceremony (FAC-33), passando per Movement (FACT-50)Blue Monday (FAC-73), con la riproduzione di un floppy disk, così curata da rendere impossibile per la Factory ricevere in tempo le varie parti per assemblarla, fino a Power, Corruption and Lies (FACT-75), del 1983, il disco della svolta elettronica e tecnologica per il gruppo, resa in maniera perfetta dalla copertina: una natura morta dell’artista francese Henri Fantin-Latour abbinata a una combinazione di colori, elaborata sulla base di un codice in cui ogni colore faceva riferimento ad un numero o ad una lettera. Per ottenere il permesso di usare l’opera di Fantin-Latour, di proprietà del National Heritage Trust ed esposta alla National Gallery di Londra, fu decisivo l’intervento del boss della Factory Tony Wilson, il quale riuscì a convincere il direttore del museo dicendogli che il quadro apparteneva al popolo britannico tanto quanto al National Heritage Trust.

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