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  • domenica 13 Luglio 2014

L’attacco all’aeroporto di Tripoli

Una milizia armata islamista ha attaccato stamattina l'aeroporto della capitale: ci sono almeno tre morti (ma circolano stime più alte)

La mattina di domenica 13 luglio l’aeroporto internazionale di Tripoli, la capitale della Libia, è stato attaccato da una milizia locale: secondo Reuters almeno tre persone sono morte durante l’attacco e undici sono state ferite. Circolano però stime più alte: un portavoce del ministro della Sanità, ha riferito la giornalista di BBC News Rana Jewad, ha detto che ci sono 6 morti e 25 feriti. Non è chiaro se l’aeroporto sia ancora sotto attacco: attorno alle 15.30 Jawad spiegava che da circa venti minuti la situazione era tranquilla. Tutti i voli dell’aeroporto sono stati sospesi.

 

L’attacco è stato rivendicato su Facebook dalla “cellula operativa dei rivoluzionari libici”, una milizia considerata il braccio armato dei politici islamisti presenti in Parlamento. Secondo Reuters, i responsabili dell’attacco sono arrivati nei pressi dell’aeroporto a bordo di veicoli militari con la targa di Misurata, una città costiera a circa 190 chilometri a est di Tripoli. In seguito alla deposizione del leader Muammar Gheddafi, cioè dal 2011, l’aeroporto e la zona circostante, nel sud di Tripoli, sono invece sotto il controllo di una milizia anti-islamista proveniente dalla città di Zintan.

Per tutta la mattina, nei pressi dell’aeroporto, si sono sentite esplosioni e sparatorie, e si sono viste alzarsi colonne di fumo.

Alcune milizie della Libia sono tuttora pagate dal governo per garantire la sicurezza in alcune zone del paese, data la scarsa capacità di controllo. Secondo Reuters «molti libici sanno bene che i membri delle milizie lavorano per il governo, ma in realtà sembra che facciano quello che vogliono: combattersi l’una contro l’altra o attaccare pozzi di petrolio e ministeri per fare pressione sulle autorità per i propri fini economici e politici».

Rana Jawad spiega che nonostante la milizia che ha attaccato l’aeroporto sia notoriamente islamista, «qui non si tratta di una battaglia fra ideologie e basta. Al centro c’è una disputa territoriale fra milizie che in città è stata covata a lungo. Tripoli è divisa in distretti controllati da singole milizie, e fuori città ce ne sono altre che per vario tempo sono state pagate dal governo. Da tempo, però, si crede che quelle che controllano le strutture principali della città siano quelle più potenti.»

In Libia non sono ancora stati resi noti i risultati delle ultime elezioni politiche, tenute il 25 giugno. La commissione elettorale del paese ha fatto sapere che i risultati saranno diffusi il 20 luglio. Da mesi nel paese c’è grande insicurezza e instabilità politica: in appena tre mesi (tra marzo e giugno) si sono succeduti tre primi ministri: prima Ali Zeidan, che venne sfiduciato (l’occasione fu una gestione giudicata inadeguata di una petroliera sequestrata dai ribelli) ed è rientrato nel paese lo scorso 19 giugno dopo un periodo di esilio in Germania; poi Abdullah al-Thinni, ex ministro della Difesa, dimissionario, e infine Ahmed Miitig, la cui elezione avvenuta all’inizio di maggio è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema della Libia lo scorso 9 giugno. Attualmente, dunque, il primo ministro ad interim è tornato ad essere Abdullah al-Thinni.

foto: AP Photo