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  • giovedì 22 maggio 2014

L’Iran manda profughi afghani a combattere in Siria?

Lo ha scritto il Wall Street Journal, secondo cui ricevono in cambio di 500 dollari al mese e un alloggio: il governo afghano non l'ha presa bene

La scorsa settimana la giornalista statunitense-iraniana Farnaz Fassihi ha scritto sul Wall Street Journal un articolo che racconta come il governo dell’Iran abbia iniziato da diversi mesi a reclutare profughi afghani per combattere in Siria a fianco delle forze del presidente siriano Bashar al Assad. Citando fonti afghane e occidentali, Fassihi ha scritto che l’ente iraniano responsabile del reclutamento è la Guardia Rivoluzionaria, una forza militare istituita dopo la Rivoluzione Islamica del 1979 per prevenire un possibile colpo di stato contro l’allora nuova leadership religiosa del paese. Secondo Fassihi, per combattere in Siria ogni afghano riceve un alloggio e 500 dollari al mese.

I dettagli del reclutamento sono stati pubblicati la scorsa settimana su un blog che tratta di profughi afghani in Iran (secondo le Nazioni Unite i profughi afghani in Iran sono un milione, ma Human Rights Watch sostiene che ci siano altri 2 milioni di immigrati irregolari). Sono stati poi confermati dal Grande Ayatollah Mohaghegh Kabuli, un leader religioso della città santa di Qom, e da un membro della Guardia Rivoluzionaria. Il portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Marzieh Afkham, ha invece negato le affermazioni del Wall Street Journal: «Le cose che ha detto il giornale americano sono completamente infondate e hanno il solo scopo di danneggiare la reputazione iraniana in Afghanistan. […] Questo è un insulto alla popolazione dell’Afghanistan e il Wall Street Journal deve scusarsi».

Secondo un funzionario dell’ufficio dell’Ayatollah Kabuli sentito per telefono dal Wall Street Journal, «la Guardia Rivoluzionaria ha trovato collegamenti con la comunità di profughi e lavora per convincere i nostri giovani ad andare e combattere in Siria». Il governo iraniano, oltre a uno stipendio di 500 dollari al mese e a un alloggio, offre agli afghani anche la registrazione a scuola per i figli e una tessera che permette di usufruire di aiuti statali. L’Ayatollah Kabuli ha raccontato al Wall Street Journal che molti giovani uomini afghani l’hanno contattato per chiedergli se il fatto di combattere in Siria fosse sanzionabile da un punto di vista religioso. La questione riguarda direttamente la guerra in Siria: Assad appartiene infatti alla setta sciita degli alauiti, mentre i ribelli che lo combattono sono per lo più sunniti, come del resto la grande maggioranza degli afghani.

Da quando è iniziata la guerra in Siria, più di tre anni fa, l’Iran ha tentato in diversi modi di mantenere Assad al potere (Iran e Siria sono paesi alleati da oltre 30 anni, quando ancora a capo della Siria c’era Hafez al Assad, padre di Bashar). Negli ultimi due anni in particolare diversi giornalisti si sono occupati di ricostruire modalità e importanza degli interventi esterni nella guerra siriana, tra cui – uno dei più importanti – quello dell’Iran a fianco del governo siriano. Dal giugno 2013 – cioè dalla lunga battaglia tra forze governative e ribelli siriani a Qusayr, città della Siria occidentale vicina al confine con il Libano – si è cominciato a parlare per esempio di un sempre maggiore coinvolgimento nella guerra del gruppo libanese Hezbollah, stretto alleato dell’Iran. Secondo le analisi di diversi giornalisti stranieri, l’Iran avrebbe anche finanziato, addestrato, armato e mandato uomini a combattere a fianco dell’esercito governativo siriano.

L’intervento dell’Iran in Siria è stato anche di tipo diverso. Nell’ottobre 2013 il bravo ed esperto Dexter Filkins, giornalista del New Yorker, si era occupato di fare una specie di ritratto di Qassem Suleimani, il capo di una divisione di élite delle Guardie Rivoluzionarie, le forze Quds. Tra le altre cose, Filkins ha scritto che dalla seconda metà del 2012 Suleimani aveva cominciato ad andare a Damasco in diverse occasioni: aveva creato una sua base di comando all’interno di un edificio anonimo dove riuniva una serie di capi militari – tra cui funzionari siriani, un comandante di Hezbollah e un coordinatore delle milizie sciite irachene. Fassihi ha scritto sul WSJ che il generale Hossein Hamedani, un comandante delle Guardie Rivoluzionarie coinvolto nella pianificazione della strategia di guerra in Siria, ha confermato la scorsa settimana che con “l’aiuto di Dio” l’Iran aveva concluso l’addestramento di altri 130mila soldati.

L’Iran per esempio ha svolto un ruolo centrale nell’accordo tra ribelli e governo per l’evacuazione di Homs, nella prima settimana di maggio. Come ha detto il parlamentare e vicecapo degli Affari esteri iraniano, Hossein Sheikholeslam, «Niente di quello che succede in Siria è fuori dal controllo dell’Iran». Fassihi considera l’intervento iraniano in Siria così significativo da indicarlo come una delle ragioni più importanti del rafforzamento di Assad nella guerra:

«Come risultato, in meno di un anno Assad è passato dall’essere sull’orlo del collasso – nel periodo degli attacchi chimici nelle roccaforti dell’opposizione lo scorso agosto – a pianificare altri quattro anni alla presidenza della Siria, con le elezioni fissate per giugno

Dopo la pubblicazione dell’articolo del Wall Street Journal, diversi parlamentari afghani hanno chiesto al governo di indagare sulla vicenda. Domenica scorsa, durante una discussione nel Parlamento afghano, lo speaker Fazel Hadi Mosleymyar ha detto: «È un evento davvero triste. Il governo afghano deve trovare una soluzione. Loro [gli iraniani, ndr] si approfittano della povertà dei profughi e li mandano in Siria a morire». Il governo afghano ha chiesto anche alla sua ambasciata a Teheran di avviare un’indagine per capire se le accuse del Wall Street Journal sono fondate.

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