• Mondo
  • martedì 22 aprile 2014

Le nuove elezioni in Siria

Sono state fissate per il 3 giugno e la rielezione di Assad è data per scontata: le opposizioni parlano di una farsa e l'ONU ha criticato l'annuncio

Lunedì 21 aprile il presidente del Parlamento siriano, Mohammad al-Laham, ha annunciato che il prossimo 3 giugno si terranno in Siria le elezioni presidenziali. L’annuncio era atteso da diversi giorni e secondo gli osservatori politici potrebbe complicare ulteriormente le cose nel paese, dove da circa tre anni una guerra civile vede contrapposti i sostenitori dell’attuale presidente Bashar al-Assad e un eterogeneo e conflittuale gruppo di oppositori. Nel suo discorso alla televisione di stato, Laham ha spiegato che i siriani potranno scegliere il loro presidente nonostante gli sforzi che arrivano dall’estero per “distorcere e interrompere il nostro cammino e le nostre scelte politiche e democratiche”.

Bashar al-Assad non ha ancora formalizzato la propria candidatura, ma la sua partecipazione alle elezioni è data per scontata. In alcuni eventi pubblici delle ultime settimane, ha fatto intendere di essere interessato alla rielezione e di volere continuare a governare il paese. Assad è presidente della Siria dall’estate del 2000, anno in cui successe al padre Hafiz al-Assad.

Gli oppositori del regime hanno definito una messa in scena le prossime elezioni presidenziali, ricordando che i cambiamenti di alcune leggi impediranno di fatto alle opposizioni di essere rappresentate. La Costituzione del 2012 stabilisce che si possano candidare in Parlamento solo le persone che ricevono l’esplicito sostegno di 35 parlamentari, attraverso una raccolta di firme. Un’altra legge impedisce di candidarsi a chi è vissuto negli ultimi 10 anni all’estero, cosa che di fatto esclude dalle elezioni tutti i componenti della Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione. Difficilmente l’organizzazione parteciperà alle presidenziali di giugno.

A causa della guerra civile, circa nove milioni di persone hanno abbandonato le loro case, cercando rifugio in zone del paese più tranquille, lungo i confini o negli stati confinanti dove sono stati allestiti enormi campi profughi. La maggior parte di queste persone non avrà la possibilità di votare e secondo gli osservatori le elezioni di giugno risulteranno ulteriormente falsate. Laham nel suo discorso non ha fatto esplicito riferimento ai milioni di rifugiati siriani, dicendo genericamente che le persone all’estero potranno votare in anticipo recandosi nelle ambasciate della Siria.

L’annuncio delle elezioni è stato criticato dalle Nazioni Unite, che da mesi cercano una soluzione alla crisi politica in Siria e alla guerra civile. In precedenza gli inviati dell’ONU avevano più volte invitato il governo a rinunciare a tenere le elezioni in una simile situazione, temendo che potessero diventare nuovo motivo di scontro tra chi sostiene il presidente Assad e le opposizioni.

Negli ultimi mesi, anche grazie al sostegno di forze esterne come Hezbollah e miliziani sciiti, Assad ha rafforzato il proprio controllo sulla capitale Damasco e su buona parte della Siria centrale. Nel resto del paese ci sono decine di città, piccole e grandi, controllate dalle opposizioni, che possono contare sugli aiuti da diversi paesi occidentali che forniscono loro armi e risorse per contrastare gli attacchi del regime.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.