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  • domenica 11 maggio 2014

Le foto del ritorno dei siriani a Homs

I ribelli sono stati evacuati dalla Città Vecchia e migliaia di persone stanno tornando alle loro case, in mezzo a macerie e poco altro

Da venerdì 9 maggio migliaia di siriani hanno cominciato a tornare a Homs, una delle città siriane più colpite dai bombardamenti del regime di Bashar al Assad. Fino al giorno prima diversi quartieri della città, specie quelli della Città Vecchia, erano sotto il controllo dei ribelli siriani: la scorsa settimana un accordo raggiunto tra governo e ribelli ha stabilito però che i ribelli avrebbero dovuto evacuare Homs, permettendo ai soldati siriani prima, e agli abitanti della città poi, di tornare. L’unico altro quartiere della città rimasto sotto il controllo dei ribelli è Waer, ma anche qui si potrebbe raggiungere presto un accordo per una tregua e organizzare un’evacuazione simile a quella della Città Vecchia di Homs.

Le immagini che stanno arrivando da Homs in questi ultimi due giorni sono piuttosto impressionanti: mentre i soldati siriani festeggiano per le strade della città sventolando bandiere della Siria e facendo il segno della vittoria, molti residenti guardano sorpresi e scioccati gli effetti dei bombardamenti e degli scontri tra le due fazioni. Di Homs, come si vede dalle foto, oggi rimane davvero poco. Gli edifici della città sono per lo più distrutti e le strade sono piene di macerie e poco altro.

L’evacuazione di Homs è stata una vittoria simbolica molto importante per il presidente siriano Bashar al Assad, ed è arrivata a un solo mese dalle prossime elezioni presidenziali in cui con tutta probabilità Assad verrà rieletto. Homs è infatti considerata di grande importanza strategica nella guerra in Siria, sia per la sua posizione geografica – si trova lungo la strada che dalla capitale Damasco porta sulla costa occidentale dove vivono gli alauiti, la setta religiosa a cui appartiene anche Assad – sia perché i suoi abitanti sono stati tra i primi a organizzare grandi manifestazioni anti-governative all’inizio del 2011, e poi tra i primi ad armarsi e i primi ad essere colpiti dai bombardamenti delle forze aeree siriane.

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