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  • mercoledì 30 aprile 2014

Gli attacchi al cloro in Siria

I ribelli accusano il presidente Assad di averne compiuti tre nelle ultime settimane, e ci sono dei video: intanto è stato eliminato il 92 per cento delle armi chimiche

Martedì 29 aprile l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC, la sigla in italiano) ha annunciato che manderà i suoi esperti in Siria per indagare su alcuni presunti attacchi al cloro che l’esercito avrebbe compiuto contro i ribelli e la popolazione siriani. Da diverse settimane i ribelli accusano il presidente siriano Bashar al Assad di avere cominciato a usare il cloro come arma di guerra, in sostituzione delle sostanze chimiche possedute dal governo siriano che l’OPAC, in collaborazione con le Nazioni Unite, sta portando fuori dal paese (anche se tra molte difficoltà e lentezze). Assad ha accettato di far entrare nel paese gli esperti dell’OPAC e ha garantito di fornire loro sicurezza nelle aree che si trovano sotto il controllo del governo. L’OPAC non ha ancora specificato una data di inizio della missione, ma ha detto che “partirà presto”.

Le accuse di attacchi al cloro
Il cloro è una sostanza molto comune nell’industria chimica e non è esplicitamente vietato dalla Convezione sulle Armi Chimiche, che il governo siriano ha firmato lo scorso anno. Lo stesso trattato, comunque, stabilisce il divieto di usare qualsiasi sostanza chimica come arma – una disposizione estendibile quindi anche per il cloro, che può provocare alle persone esposte difficoltà respiratorie, tosse, bava alla bocca e convulsioni, e in alcuni casi anche la morte.

I ribelli e gli attivisti siriani hanno accusato le forze di Assad di avere compiuto tre diversi attacchi al coloro nell’ultimo mese, e hanno messo online diversi video che mostrano gli effetti di questi attacchi sui civili (alcuni dei video, che arrivano soprattutto dal villaggio di Kafr Zita, si possono vedere qui): in un video un medico siriano racconta in inglese di avere assistito moltissime persone dopo attacchi aerei in cui erano state lanciate bombe che avevano rilasciato un gas di colore giallo. Il governo siriano ha negato di avere compiuto gli attacchi, e ne ha attribuito la responsabilità al Fronte al-Nusra, uno dei gruppi ribelli che combatte Assad e quello che “rappresenta” al Qaida nella guerra civile siriana.

A che punto è lo smaltimento delle armi chimiche?
L’accordo per l’eliminazione del programma chimico siriano era stato raggiunto dal Consiglio di Sicurezza il 26 settembre 2013, secondo le modalità tecniche stabilite dal’OPAC, e le operazioni vere e proprie erano iniziate il 2 ottobre. Da allora il governo siriano, tra molte reticenze e lentezze, ha cominciato a trasportare le sostanze chimiche e altri materiali nel luogo da cui inizia il processo del loro smaltimento, cioè il porto di Latakia, sulla costa occidentale siriana. Ad oggi la Siria ha trasportato fuori dal paese o ha distrutto il 92 per cento delle sue armi chimiche. Tra queste non è però presente il cloro, che non è mai stato incluso nella lista di sostanze che la comunità internazionale ha chiesto alla Siria di eliminare. Recentemente il dipartimento di Stato americano ha di nuovo messo in dubbio che il governo siriano abbia dichiarato tutte le armi chimiche in suo possesso.

Cosa c’entrano i barili bomba?
Il blogger britannico Eliot Higgin, diventato noto come Brown Moses e considerato uno dei massimi esperti mondiali di cose militari siriane, ha esaminato il materiale messo online e ha concluso che probabilmente il contenitore che conteneva il cloro è stato lanciato da un aereo all’interno di barili bomba: si tratta nella maggior parte di cilindri che vengono riempiti di materiale esplosivo come il tritolo e di altri oggetti che nella detonazione vengono sparati fuori come proiettili (normalmente sono chiodi o pezzi di metallo).

Martedì 29 aprile Human Rights Watch, organizzazione internazionale non governativa per la difesa dei diritti umani, ha diffuso un documento sull’utilizzo dei barili bomba sulla città di Aleppo. HRW ha scritto che dal 22 febbraio scorso – cioè da quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità una risoluzione che chiede la fine dell’uso di barili bomba e di altri attacchi indiscriminati su aree abitate da civili – il governo ha compiuto almeno 85 attacchi coi barili bomba su Aleppo.

Le elezioni in Siria
Lunedì 21 aprile il presidente del Parlamento siriano, Mohammad al-Laham, ha annunciato che le prossime elezioni presidenziali si terranno il 3 giugno. Una settimana dopo, lunedì 28 aprile, il presidente Bashar al Assad ha formalizzato la sua candidatura (se dovesse vincere, per lui sarebbe il terzo mandato consecutivo). Non è ancora chiaro come si svolgeranno le operazioni di voto: nel paese si continua a combattere una durissima guerra civile tra il governo e i ribelli, e molte aree – soprattutto al nord – sono sotto il controllo delle diverse fazioni ribelli e vengono bombardate a cadenza quasi giornaliera. Intanto Assad ha rafforzato il suo controllo su Damasco e su altre zone della Siria centrale, e sta riconquistando alcune città nella regione al confine con il Libano, grazie anche all’auto della milizia libanese sciita Hezbollah.