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  • venerdì 27 settembre 2013

L’accordo sulla Siria all’ONU

Il Consiglio di Sicurezza approverà una risoluzione che obbliga la Siria a consegnare le armi chimiche ma non chiarisce cosa succede se non lo farà

Giovedì 26 settembre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU – formato da 15 stati tra cui i 5 paesi con potere di veto: Francia, Russia, Regno Unito, Cina e Stati Uniti – ha raggiunto l’accordo su una bozza di risoluzione sulla consegna delle armi chimiche in Siria. La bozza, che riprende l’accordo preliminare raggiunto tra Stati Uniti e Russia lo scorso 14 settembre, obbliga la Siria a consegnare le armi chimiche in suo possesso e minaccia, in caso di rifiuto, l’adozione delle misure previste dal Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, cioè o l’uso della forza o l’imposizione di sanzioni.

Il testo definitivo verrà votato nella serata di venerdì – si parla delle 20 di New York, quindi le 2 del mattino in Italia – a condizione però che l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche all’Aia voti un piano per stabilire le modalità tecniche della distruzione dell’arsenale chimico siriano. Se il testo della risoluzione verrà approvato, si tratterà della prima risoluzione che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU riesce ad adottare sulla Siria dall’inizio della guerra civile.

L’accordo è arrivato dopo diversi giorni di incontri a New York, a margine delle riunioni dell’Assemblea Generale. I colloqui tra i rappresentanti dei paesi con il potere di veto sono culminati con l’incontro decisivo di giovedì pomeriggio tra il segretario di stato John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Nonostante lo stesso Dipartimento di stato americano abbia definito l’accordo “storico e senza precedenti”, diversi giornali che hanno visionato la bozza sono stati molto cauti sulla reale portata della risoluzione, per diverse ragioni.

Il punto centrale riguarda la menzione del Capitolo VII, sotto cui in passato sono state adottate risoluzioni anche molto diverse tra loro (per esempio il programma Oil-for-Food per l’Iraq, le sanzioni contro i talebani in Afghanistan o la creazione del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda). In generale, nel caso in cui l’obbligo di consegna delle armi chimiche non venisse rispettato, sotto il Capitolo VII della Carta ONU il Consiglio di Sicurezza potrebbe fare due cose: o imporre delle sanzioni oppure approvare un intervento militare. Nessuna delle due opzioni è però imposta direttamente nel testo della bozza che si voterà venerdì. Entrambe avranno bisogno di un’altra risoluzione che dovrà essere approvata sempre dal Consiglio di Sicurezza. A quel punto, però, la Russia potrebbe opporsi e usare il suo potere di veto, come ha fatto fino ad ora tutte le volte che l’ONU ha cercato di colpire il regime del presidente siriano Bashar al Assad.

Nel testo della bozza si parla anche di una «forte convinzione che gli individui responsabili per l’uso di armi chimiche in Siria dovrebbero essere processati». Tuttavia non è previsto alcun meccanismo per perseguire i responsabili, come invece era stato fatto in una versione precedente della stessa bozza: il riferimento al Tribunale Penale Internazionale, la corte per crimini internazionali che ha sede all’Aia, nei Paesi Bassi, è stato tolto dal testo per volontà della Russia, indebolendo l’intero sistema sanzionatorio della risoluzione.

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