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  • venerdì 7 marzo 2014

I russi hanno assaltato una base in Crimea

E poi si sono ritirati, a Sebastopoli: il tutto senza che si sia sparato un colpo, sembra

Punto della situazione delle 22.35 – Il portavoce del ministro della Difesa ucraino ha confermato che gli uomini armati russi che avevano assaltato la base militare ucraina di Sebastopoli, in Crimea, si sono ritirati. La base è tornata sotto controllo dei militari ucraini. Non si conosce ancora con precisione l’identità degli uomini armati, ma diverse ricostruzioni, tra cui quella di CNN, parlano di cosacchi russi. Non si conoscono nemmeno i motivi e gli obiettivi dell’assalto.

 

Di seguito gli aggiornamenti sull’assalto alla base di Sebastopoli

22.23 – Un portavoce dell’esercito ucraino attribuisce l’assalto alla base militare di Sebastopoli ai cosacchi, scrive CNN.

22.20 – Secondo il corrispondente del Telegraph, Roland Oliphant, e secondo Sky News l’assalto dei russi alla base militare di Sebastopoli sarebbe terminato. Secondo Oliphant i soldati russi coinvolti erano 30-40. Aspettiamo altre conferme.

 

 

22.05 – Una sintesi precisa ed efficace di quello che sta succedendo l’ha scritta il TIME:

«”L’attacco sta andando avanti“, dice il colonnello Viktor Kukharchenko, vice comandante di un’altra base aerea ucraina in Crimea. “Le forze russe ora stanno cercando di prendere il resto della base. Il loro capo sta negoziando con le nostre forze, chiedendo che lascino le armi e si arrendano”. Lui ha detto che non sa se siano stati sparati dei colpi di arma da fuoco nel corso dell’attacco. Un portavoce del ministro della Difesa ucraino ha confermato che una base A-2355 fuori da Sebastopoli è stata assaltata da truppe russe nella tarda serata di venerdì, aggiungendo che la base ospita un centro di comando tattico dell’aviazione responsabile della contraerea. Ha anche detto che ci sono circa 100 soldati ucraini al suo interno.

Kukharchenko ha detto che le forze che stanno cercando di controllare la base sono formate da militari russi che non indossano alcun segno di identificazione, come era già successo durante l’occupazione della Crimea durata tutta la scorsa settimana. Il presidente Vladimir Putin ha negato che siano i militari russi ad avere circondato le basi ucraine dalla fine di febbraio, anche se i veicoli delle forze occupanti hanno targhe russe e alcuni uomini hanno detto ai giornalisti di provenire dalla Russia.»

21.47 – Simon Shuster del TIME scrive una cosa curiosa: «I cosacchi e altri soldati irregolari impediscono ai giornalisti di avvicinarsi alla base assaltata, per questo non ci sono né video né foto». Già nei giorni scorsi si erano visti a Simferopoli e Sebastopoli i cosacchi, tra le file dei manifestanti filo-russi (ad esempio, qui, qui e qui).

 

21.41 – Un giornalista di Reuters ha detto che un camion ha fatto irruzione nella base militare a Sebastopoli e che non sono stati sparati colpi. Ha aggiunto di non aver visto segni di cancelli sfondati, come era stato riportato inizialmente da alcune fonti. Un ufficiale militare ucraino, Vladislav Seleznyov, ha detto per telefono che uomini armati hanno preso il controllo senza sparare e che non ci sono feriti. Un altro ufficiale ha detto che sta facendo da mediatore tra i soldati ucraini presenti nella base e gli uomini armati.

Secondo una ricostruzione dell’agenzia Pravda, da una nave della flotta russa sul Mar Nero – approdata nella baia di Kazachya a Sebastopoli – sarebbero usciti quindici veicoli militari – camion russi Kamaz – con a bordo militari russi, che si sarebbero aggiunti alle truppe già presenti sul posto (circa 50 veicoli e 500 soldati erano già approdati nella stessa baia mercoledì scorso, dice Pravda).

21.34 – Le informazioni che arrivano dalla base militare ucraina a Sebastopoli presa d’assalto da uomini russi armati sono ancora confuse e sporadiche. Alcuni giornalisti sono arrivati sul posto e hanno scattato delle foto, ma a causa del buio quello che si vede è ben poco. Per dovere di cronaca, eccone una.

 

21.25 – Questa è la situazione ai cancelli della base militare a Sebastopoli, raccontara dal giornalista di BBC Kevin Bishop, che è appena arrivato sul posto: «Al cancello della base ucraina. Difficile dire che stia succedendo. Ci sono due veicoli militari. Alcuni uomini col volto coperto. C’è buio, e una macchina con le luci di emergenza».

 

21.11 – Simon Shuster, giornalista di TIME, scrive: «Un colonnello ucraino mi ha detto che la base assaltata è ampia e molto estesa. I russi hanno preso il controllo solo di una piccola parte. Il portavoce del ministro della Difesa dice che all’interno ci sono 100 ucraini».

 

21.00 – Alcuni uomini armati russi hanno fatto irruzione in una base militare di Sebastopoli, all’interno della quale sono presenti diverse decine di soldati ucraini. Per il momento sembra che non si sia sparato alcun colpo di arma da fuoco. La notizia è stata confermata dal giornalista del TIME Simon Shuster e da Reuters.

 

 

***

Venerdì mattina il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Barack Obama hanno avuto una nuova conversazione telefonica sulla crisi in Crimea, che però non ha portato ad alcun risultato. I disaccordi sulla gestione della crisi sono aumentati nel corso della giornata: prima la speaker della camera alta del Parlamento russo ha detto di essere favorevole a una eventuale annessione della Crimea, poi il team dell’OSCE incaricato di entrare nella penisola per monitorare la situazione è stato bloccato per il secondo giorno consecutivo da forze filo-russe, ed è stato costretto a rinunciare alla sua missione (ci riproverà domani).

Sempre oggi diversi giornalisti hanno diffuso una fotografia del testo del referendum sullo status della Crimea che si terrà il prossimo 16 marzo: come anticipato, non ci sarà l’opzione dell’indipendenza, ma solo la possibilità di unirsi all’Ucraina o alla Russia. Oggi c’è stato un altro annuncio di candidatura per le prossime elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio: si tratta di Dmytro Yarosh, leader di Settore Destro, organizzazione ucraina di estrema destra che ha partecipato alle proteste degli ultimi mesi contro Yanukovych.

Di seguito, tutti gli aggiornamenti della giornata:

17.48 – Foto da Simferopoli. La scritta sul muro dice: «I russi stanno arrivando. Resistenza».

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17.40 – Il sito Mashable ha messo online una mappa interattiva sulla Crimea molto bella e utile con diverse informazioni sulle basi militari ucraine circondate dai russi, sulle principali città e sulle divisioni etniche tra russi, ucraini e tatari nella penisola.

17.34 – Due aggiornamenti:
1. Il sito di Kerč Net TV ha postato un video che mostra una ventina di veicoli militari russi attraversare il centro della città di Kerč, sulla costa orientale dello stretto di Kerč (che divide l’Ucraina dalla Russia). L’inviato di al Jazeera nella zona ha detto di avere visto un «convoglio notevole di truppe russe in movimento» vicino alla città. BBC, che ha riportato sul suo sito entrambi gli episodi, dice di non essere stata in grado di verificarne autonomamente la veridicità.

2. La Russia ha detto che la delegazione OSCE che anche oggi è stata bloccata all’entrata della penisola della Crimea non è stata fatta passare perché non aveva ottenuto “invito formale” dalle autorità locali.

17.13 – Il testo del referendum sullo status della Crimea previsto per il 16 marzo è sia in russo che in ucraino e ha solo due opzioni: 1) Unirsi alla Federazione Russa; 2) Ulteriore autonomia per la Crimea.

 

17.03 – A piazza Indipendenza, a Kiev, ci sono tantissimi fiori.

16.58 – Secondo AFP un gruppo di tatari della Crimea è arrivato oggi a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, dopo avere lasciato la Crimea per ragioni di sicurezza. Spendiamo due parole sulla storia dei tatari in questa regione, chi sono e cosa pensano della crisi in Crimea. Da un articolo del Post:

«Nel 1944, accusando i tatari della Crimea (musulmani) di collaborazionismo con i nazisti, Stalin decise la deportazione di oltre 200 mila di loro molto più a est, in Uzbekistan (decine di migliaia di loro sono ritornati dalla fine degli anni Ottanta).»

Fin dai primi giorni della crisi in Crimea, i tatari si sono schierati immediatamente a favore del nuovo governo di Kiev – o meglio, contro l’occupazione russa. Natalia Antelava ha raccontato sul New Yorker la storia di Rustem Kadyrov, 31enne tataro della città di Bakhchysarai, in Crimea, che pochi giorni fa ha trovato una grossa “X” tagliata nel metallo grigio del cancello della sua casa. Una specie di marchio che gli ricordato i racconti famigliari sulle persecuzioni e le deportazioni dei tatari per mano dei russi. Kadyrov ha mostrato a Anteleva che anche le altre case del quartiere, tutte appartenenti a tatari, erano state segnate. Una russa dello stesso quartiere ha detto a Anteleva: «Chiunque sia stato ha voluto fare solo uno scherzo. Noi ci troviamo bene con i nostri vicini, ma sarebbe utile se i tatari della Crimea smettessero di sostenere il governo di Kiev».

Il presidente russo Putin ha promesso di proteggere i russi della Crimea da quella che ha chiamato una “ondata di nazionalisti, estremisti e antisemiti”. «E chi proteggerà noi?», ha retoricamente chiesto Kadyrov a Anteleva.

In Crimea ci sono circa 300mila tatari: nonostante siano solo il 15 per cento della popolazione della penisola, scrive Anteleva, hanno una grande influenza sulla politica locale. Se, come sembra, non dovessero appoggiare il referendum sul futuro della Crimea indetto dal governo locale per il 16 marzo, diventerà più difficile per il governo filo-russo di Crimea legittimare quella che nei fatti è un’annessione in piena regola. È per questa ragione, dicono i tatari della Crimea, che il governo locale gli sta facendo pressione. In modo che se ne vadano.

16.28 – La società russa Gazprom ha detto al governo ucraino che se non pagherà il suo debito di 1,89 miliardi di dollari taglierà le forniture di gas.

16.23 – Intanto i ministri degli Esteri dei paesi nordici, baltici e dell’Europa centrale (questi ultimi chiamati anche gruppo di Visegrád, o V4) stanno partecipando a un meeting nella città estone di Narva per discutere della crisi ucraina.

ESTONIA-VISEGRAD-UKRAINE-POLITICS

16.17 – Il giornalista di BBC Steve Rosenberg ha twittato una foto di una manifestazione a favore dell’annessione della Crimea alla Russia che si sta svolgendo fuori dal Cremlino a Mosca: Rosenberg ha scritto che si tratta di una manifestazione organizzata dalle autorità russe. AFP dice che ci sono oltre 65mila persone.

 

16.07 – Oleksin “Alex” Len è un cestista ucraino che gioca da quest’anno nella squadra di basket NBA dei Phoenix Suns: ha 20 anni, è nato a Luhans’k, città dell’Ucraina sudorientale, capoluogo dell’oblast omonimo russofono. Negli ultimi mesi, racconta NBC Sport, Len è sceso in campo con delle scarpe con la scritta #PrayforUkraine. Riguardo alla situazione del suo paese, Len ha detto a Arizona Republic: «Se guardi le news americane ti dicono una cosa. Se guardi quelle ucraine te ne dicono un’altra. A casa mia ho un canale russo e loro dicono altre cose ancora. È la politica, quindi non so esattamente cosa stia succedendo. Prego per l’Ucraina. Voglio la pace».

 

15.49 – Per il secondo giorno consecutivo il team dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (OSCE) non è riuscito a entrare in Crimea per svolgere il suo compito di monitoraggio: è stato fermato di nuovo dai soliti uomini armati senza segni di riconoscimento, dice AFP.

 

15.43 – La Russia è stata finora il principale sostenitore del regime siriano di Bashar al Assad e Assad ha ricambiato il favore: ha scritto una lettera a Vladimir Putin descrivendo la presa della Crimea come una “politica saggia” e facendogli i suoi migliori auguri nel ristabilimento della “sicurezza e stabilità” in Ucraina dopo quello che Assad definisce un “colpo di stato” ai danni di Yanukovych. Scambi tra gentiluomini.

Punto della situazione delle 14.10 – Gli eventi principali della mattina si possono sintetizzare in cinque punti:
– Putin e Obama hanno avuto una nuova conversazione telefonica sulla crisi in Crimea, che però non ha portato ad alcun risultato;
– Il team di osservatori OSCE farà un secondo tentativo di entrare in Crimea per svolgere compiti di monitoraggio, dopo che ieri era stato bloccato da forze filo-russe;
– La speaker della camera alta del parlamento russo si è detta favorevole all’opzione di annessione della Crimea alla Russia;
– Dmytro Yarosh, leader di Settore Destro – organizzazione ucraina di estrema destra che ha partecipato alle proteste degli ultimi mesi contro Yanukovych – si candiderà alle prossime elezioni presidenziali fissate per il 25 maggio;
– Una televisione ucraina ha riferito di un ultimatum di tre ore dato dai militari russi ai soldati ucraini per abbandonare una base di Sebastopoli, in Crimea.

13.54 – Il canale ucraino 5 Kanal Tv, scrive BBC, ha riferito di un nuovo ultimatum dato dai militari russi alle truppe ucraine in una base militare di Sebastopoli, in Crimea: gli ucraini hanno tre ore di tempo per lasciare la base, e se non lo faranno i russi li allontaneranno con la forza.

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13.41 – La guardia costiera ucraina dice che ci sono circa 30mila militari russi in Crimea, quasi il doppio dei 16mila stimati dal governo ucraino all’inizio di questa settimana: questi numeri includono sia i membri della flotta russa sul Mar Nero, a Sebastopoli, sia gli effettivi arrivati dalla Russia.

13.32 – Dmytro Yarosh, 42 anni, leader di Settore Destro e candidato alle prossime elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio, ha dichiarato più volte di volere una rivoluzione nazionale e la messa al bando di entrambi i partiti che stavano prima al governo, il Partito delle Regioni di Yanukovych e il Partito Comunista. Settore Destro al momento non è un partito politico, ma dovrebbe diventarlo il prossimo 15 marzo. Intanto la Russia ha aperto un’indagine criminale contro Yarosh per incitamento ad atti estremisti e terroristici, e sta cercando di arrestarlo. Qui un’intervista data da Dmytro Yarosh a Mustafa Nayeem e Oksana Kovalenko e pubblicata tradotta in inglese da Sean’s Russia Blog. Sotto alcuni estratti tradotti in italiano:

«Come è riuscito a emergere Settore Destro?
Ci fu una grande protesta a Kiev il 24-25 novembre a causa della decisione di cancellare l’accordo commerciale con l’Unione Europea. In Generale, Trident [uno dei gruppi che compongono Settore Destro, quello di cui è leader Yarosh, ndr] non sostiene il processo di integrazione, ma noi annunciammo che avremmo creato Settore Destro come una piattaforma per coordinare le azioni di vari gruppi rivoluzionari, perché lo posso dire con una certa sicurezza, fin dal principio eravamo perfettamente consapevoli che non avremmo potuto vivere in un sistema con delle strutture statali come erano esistite fino ad allora.

Quanti dei vostri avevate a Maidan?
Circa 1500 persone, insieme alle forze mobilitate da Kiev. Ma in questo momento gli affiliati stanno crescendo in tutta l’Ucraina. Si organizzano per i fatti loro, chiamano loro stessi Settore Destro e noi stiamo lavorando per coordinare le loro attività il meglio possibile.

Quante persone potete mobilitare in tutto il paese?
Penso che ora siamo in grado di mobilitare 4mila-5mila persone.

Voi coordinate le vostre attività con le forze di opposizione?
[…] Se ti riferisci all’intera opposizione, non abbiamo rapporti. Loro non riconoscono la nostra esistenza. A me sembra che questo sia un grave errore dell’opposizione, che loro non considerano le forze dei veterani afghani, di Settore Destro, e anche di Auto Difesa.

Da quello che mi pare di capire, il patito Svoboda è vicino a voi dal punto di vista ideologico…
Sì. Abbiamo diverse posizioni in comune finché si parla di questioni ideologiche, ma ci sono grandi differenze. Per esempio, non capisco certi elementi razzisti loro, io non li accetto assolutamente.

I vostri oppositori dicono che voi siete stati i primi a sparare e attaccare [a piazza Indipendenza, durante gli scontri con la polizia a Kiev, ndr]
No, no, no! Scusami, le forze speciali Berkut picchiarono i bambini a Maidan il 30 novembre 2013. Per due mesi, le persone sono rimaste a Maidan e non hanno fatto nulla. Poi è arrivato il regime con le sue solite provocazioni – passando la legge del 16 gennaio. I poliziotti hanno iniziato a picchiare gli attivisti, sequestrare le persone.»

13.04 – Dmytro Yarosh, capo del gruppo di estrema destra “Settore Destro”, presenterà la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio.

 

12.57 – Il TIME ha pubblicato oggi un articolo piuttosto particolare e sicuramente molto discusso che riporta alcune dichiarazioni fatte dall’ex presidente georgiano Mikheil Saakashili sull’attuale crisi in Ucraina. Saakashili era presidente della Georgia quando nel 2008 Putin mandò l’esercito russo a prendere il controllo delle parti settentrionali del territorio georgiano (la Georgia al confine meridionale della Russia). Saakashili ha detto a TIME di avere ancora dei contatti all’interno del dipartimento di stato americano: uno di questi gli avrebbe detto che gli Stati Uniti erano a conoscenza da molte settimane che l’allora presidente ucraino Viktor Yanukovych sarebbe stato cacciato, e che Putin era pronto a un’offensiva militare in Crimea. Lo sapevano da metà gennaio, ha aggiunto Saakashili (qui l’articolo completo).

12.37 – Qualcosa di più sulla prima cosa da tenere d’occhio oggi: un team dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) sta cercando di entrare in Crimea per svolgere compiti di monitoraggio della situazione. Un team OSCE ci aveva provato anche ieri a Armyansk, ma un gruppo di filo-russi si era opposto. Il sito dell’OSCE ha pubblicato delle foto che mostrano il confronto tra osservatori internazionali e uomini non bene identificati a uno dei passaggi tra Ucraina e Crimea.

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12.28 – La Crimea vista da Spencer Platt, bravissimo fotografo statunitense che lavora per l’agenzia Getty Images. Qui trovate molte sue fotografie scattate dal treno, altre che mostrano soldati (che non combattono) e carriarmati (fermi), altre ancora bandiere russe.

Tensions Grow In Crimea As Diplomatic Talks Continue

12.17 – Kiev Post scrive che il movimento di estrema destra ucraino “Settore Destro” non esclude la sua partecipazione in un conflitto in Crimea nel caso in cui la situazione continuasse a peggiorare. Il presidente del ramo di Kiev del movimento, Andriy Tarasenko, ha detto: «L’altra faccia della medaglia è la guerra. Non escludiamo questa opzione. Pertanto ci stiamo mobilitando e ci stiamo preparando per respingere l’invasione di truppe straniere».

12.04 – Questa mattina la speaker del parlamento russo (la terza carica più importante del paese), Valentina Matviyenko, si è incontrata a Mosca con la sua controparte del parlamento della repubblica autonoma di Crimea, Vladimir Konstantinov. Matviyenko ha detto:

«Ieri abbiamo saputo della decisione storica presa dal parlamento della Crimea di tenere un referendum sull’annessione alla Federazione Russa. Senza dubbio il parlamento della Crimea, come autorità legittima, ha questo diritto. Per un popolo è un diritto sovrano poter decidere del suo futuro.»

Matviyenko viene a volte considerata la donna più potente di Russia. Venne eletta speaker del Consiglio Federale, la camera alta del parlamento russo (la camera bassa si chiama Duma) nel settembre 2011. Il Telegraph riportò allora l’opinione su di lei di Olga Kryshtanovskaya dell’Istituto di sociologia all’Accademia delle scienze russa, che ne disse: «Lei è l’unica con una statura politica reale; una visione. È una manager estremamente preparata ed efficiente». Julia Ioffe, giornalista russo-americana esperta di cose russe, l’ha descritta più volte come strettamente legata a Vladimir Putin.

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11.45 – Una sintesi delle decisioni diplomatiche prese finora da stati e organi sovranazionali e internazionali attorno alla crisi in Crimea la trovate qui, insieme alle fotografie di chi si sta occupando di sbrogliare le cose e di chi ha iniziato la crisi: per esempio, affidereste il futuro dell’Ucraina a loro?

RUSSIA-UKRAINE-POLITICS-UNREST

11.30 – Oggi a Sochi, in Russia, ci sarà la cerimonia inaugurale delle Paralimpiadi, mentre domani inizieranno le prime gare. Nei giorni scorsi diversi paesi – tra cui Stati Uniti e Regno Unito – avevano annunciato di non volere inviare le proprie delegazioni politiche a Sochi, a causa della crisi provocata dall’occupazione russa della Crimea. Per quanto riguarda la partecipazione degli atleti, solo la delegazione ucraina aveva annunciato di voler valutare la possibilità di boicottare l’evento. Poco fa però ha sciolto le riserve.

 

***

Venerdì mattina il presidente statunitense Barack Obama e quello russo Vladimir Putin hanno parlato al telefono della crisi che da 10 giorni va avanti in Crimea, e che si è aggravata nel corso dell’ultima settimana. In un comunicato diffuso dal Cremlino, Putin ha detto che non è stato raggiunto alcun accordo o compromesso e ha ribadito che il comportamento russo riguardo la Crimea è assolutamente legittimo e conforme al diritto internazionale. Nonostante gli intensi sforzi diplomatici di Unione Europea e Stati Uniti, ieri la situazione in Crimea si è aggravata rapidamente: il parlamento locale ha approvato a larga maggioranza una mozione per chiedere alla Russia di annettere al suo territorio la repubblica autonoma di Crimea. Il governo locale ha anche annunciato che d’ora in avanti gli unici militari legittimati a rimanere in Crimea sono i russi, mentre ai soldati ucraini sono state date due possibilità: disertare e unirsi all’esercito russo oppure andarsene.

La decisione sull’indipendenza, ha detto il governo locale filo-russo della Crimea, dovrà essere ratificata con un referendum che è stato anticipato al 16 marzo, e che conterrà anche il quesito: «Vuoi che la Crimea diventi parte della Russia?». Un referendum che si terrà con migliaia di soldati russi a presidiare le strade e gli aeroporti della regione, e sulla cui credibilità in molti sollevano dubbi. Questa mattina, intanto, alcuni membri della Camera alta del parlamento russo hanno discusso a Mosca la richiesta di annessione alla Russia proveniente dal governo locale della Crimea: secondo diversi giornalisti presenti, Valentina Matviyenko – considerata da molti la politica donna più potente della Russia – ha detto: «Se la popolazione della Crimea decide con il referendum di unirsi alla Russia, noi, come Camera alta, sosterremo certamente questa decisione».

Un’altra cosa da tenere d’occhio oggi è la missione del team internazionale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), che dovrebbe raggiungere la Crimea per svolgere azione di monitoraggio della situazione (ieri forze filo-russe avevano impedito l’entrata in Crimea dell’OSCE).

 

Le ultime mosse del governo locale sono state criticate molto sia dal nuovo governo di Kiev sia dall’Unione Europea e Stati Uniti: la posizione comune è che questo referendum, come la decisione del parlamento di Crimea, sia illegittimo e incostituzionale e quindi non potrà considerarsi valido. I paesi dell’Ue – l’ultima la Francia questa mattina – hanno minacciato di imporre altre sanzioni se la Russia non farà un passo indietro e non ritirerà le sue truppe dalla Crimea.

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